Donne

Eleonora Danco è mia sorella

arriva eleonora danco al vascello

 

Non l’avevo mai vista lei a teatro. Lo so, è una mia pecca, però è così, perché anche se ce l’ho dietro casa, mi pesa il c*lo di andare a teatro. Odio le prime in cui ci si incontra per dire il giorno dopo: sai, ieri sono andata a teatro e ho incontrato tizio, caio e sempronio. Lo odio, quindi di solito non ci vado (prima c’andavo ora non più) e se ci vado, è perché mi ci trascinano. Detto ciò, io dello spettacolo di Eleonora Danco di ieri sera al Vascello, sottoscrivo tutto, ma proprio tutto: lei, con quel suo fisico magro e i piedi sottili, che parla di odori, del corpo che mangia e si trasforma, contorcendosi sulla poltrona. E’ una donna che spara a zero su tutto quello che non sopporto nei miei simili, sugli orari e le abitudini, sugli aperitivi, le frasi vuote di circostanza, noccioline e gin tonic, inviti sessuali volanti squallidi e senza speranza, il frigo delle case che svelano tutto su una persona, il mangiare e il bere: pensieri che pari pari chissà quante volte ho fatto.

Eleonora Danco mi ha fatto ridere, sì mi ha fatto ridere perché ho anche pensato: ma che me sta a copià? Uomini improbabili che cercano di scoparti al volo, il risentimento nel conformarsi a un ritmo che non t’appartiene, la seduzione del letto per non fare un caz*o, le briciole dei Gentilini tra le lenzuola, quel rotolarsi sul divano ammucchiando la monnezza sotto (no, io a quello non ci sono mai arrivata perché la metodocità della vergine me lo ha impedito ma mi sarebbe piaciuto un casino farlo), la colazione all’una e mezza con l’odore della scamorza ai ferri del pranzo degli altri, i corpi ammucchiati sulla spiaggia con i sonnellini di pochi secondi, le bocche e le salive, le amiche dalle frasi stupide che raccontano storie di cui non te ne po’ fregà de meno, le banalità delle conversazioni alle feste, la ripugnanza per le cene in famiglia, i muri e le porte. Insomma tutta una vita buttata così su un palcoscenico del teatro più scomodo di Roma: ma si fa così?

Per non parlare dell’infanzia ri-suggerita. Frasi intere tra madre e figlia prese in blocco dalla mia vita senza alcun ritegno: il bagno al mare dopo 3 ore da quando mangi mentre tutti si fanno il bagno, le ripetizioni di matematica, la rottura perenne sul “finisci tutto quello che hai nel piatto”, il latte che fa calcio, la fettina trattenuta in bocca e poi sputata, la nutella, le paranoie sull’essere presentabili e infine l’invidia materna: tu ti lavi? mi sa che non ti lavi, ma come ti conci, ma che c’hai i pidocchi? Lo sbotto con quel “te metto la penna al collo pe cravatta e te ce faccio arrivà fino a Tunisi” che ormai chi se la scorda più (anzi me la rivendo subito), o la tirata sul campeggio: no tu al campeggio non ci vai, ma io ci voglio andare al campeggio, a me mi piace il campeggio, c’è uno che forse gli piaccio al campeggio!

Talmente precisi che a un certo punto ho pure pensato che Eleonora Danco, che c’ha pure i ricci scapigliati come i miei e a tratti parla romanaccio, fosse mi sorella nascosta.

Donne. Sono immancabilmente donne quelle che Danco butta sul palco per farcele andare di traverso, perché quelle siamo noi, nessuna esclusa. Piccole donne crescono, piccole donne cresciute ma ancora bambine, piccole donne diventate grandi con scommesse su chi sei e chissà chi sarai. Donne, femmine, con un sentire che è nostro.

Non so i numeri prima, ma questo “Donna numero 4” è forte, andateci, sta al Vascello di Roma fino al 21 aprile (via Giacinto Carini 78, dal martedì al sabato ore 21 – domenica ore 18).

 

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