Diritti Umani

Essere “Libere” in Francia

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“Lo spettacolo è stato rappresentato per la prima volta qui in Francia, a Parigi, il 7 marzo dell’anno scorso, al Theatre 13 Seine con un partenariato tra l’Asfad e la Mairie del XIII municipio. E ora, dopo più di un anno e altre messe in scena sempre qui a Parigi, abbiamo provato a portarlo anche a Nantes, al teatro Salle Vasse, che il 22 marzo scorso ci ha sorpreso con una sala piena e un pubblico fantastico, e con la presenza di diversi movimenti femministi”.  A raccontare di questo ponte tra due culture in un proficuo scambio di sapere tra donne, è Tiziana Jacoponi, italiana di nascita e ormai parigina di adozione, che con la sua associazione franco-italiana Les 400 Louves, sta portando in giro per la Francia lo spettacolo “Libere” di Cristina Comencini, messo in scena per la prima volta in Italia nel 2010, con la regia di Francesca Comencini, interpretato da Lunetta Savino e Isabella Aragonese.

“L’idea nasce da me – dice Jacoponi – o meglio da una mia tesi di dottorato da cui è nata l’intenzione di tradurre Libere in francese per farlo recitare qui dove vivo ormai da 15 anni. A Cristina Comencini avevo chiesto se potevo tradurlo e rappresentarlo, e quando lei mi ha detto sì, sono partita in quarta, e nell’estate del 2011 ho dato il via a questa avventura”.

Ma come fa una italiana che per la prima volta debutta a una regia per giunta teatrale, e quindi una perfetta sconosciuta nell’ambiente, a fare tutto ciò e a riuscirci? La risposta è semplice: la Francia non è l’Italia, e quando Tiziana si rivolge all’associazione femminista di cui fa parte, l’Asfad  (Assocition femmes algeriennes democrates), loro decidono che l’idea è buona e si mettono al suo fianco, arrivando a ottenere un teatro per far rappresentare lo spettacolo la sera del 7 marzo 2012 a Parigi.

“Insieme alla regista, Patrizai Horvath, abbiamo creato una compagnia di 2 attrici francesi, e con Fabiana Spoletini, che invece è italiana, abbiamo fatto le silhouettes in scena per movimentare le parole del testo, impostando una regia diversa da quella italiana. Questo però è un lavoro sempre in fieri e quindi ogni volta inventiamo qualcosa anche in base alle reazioni del pubblico, e ciò che è andato in scena a Nantes, che è stato anche il mio vero trampolino di lancio nella regia, è già diverso dallo spettacolo di Parigi perché recitano due attrici italiane che vivono qui e studiano teatro” (Jacqueline Spaccini e Fabiana Spoletini, mentre le silhouettes sono state eseguite da Christine Robin e a Rebeca Salmoni, ndr).

La cosa interessante è che a Nantes sono arrivate anche la ministra dei diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, e Yvette Ruby, la prima ministra di quel dicastero ai tempi di Mitterand, che hanno visitato l’Espace Simone de Beauvoir coinvolto nella messa in scena.

“La ministra – dice Jacoponi – è venuta in visita lampo in treno insieme a Yvette Roudy e ha parlato della terza via del femminismo, e cioè quella in cui non ci sarà più bisogno di reclamare perché la parità sarà stata raggiunta e superata. La ministra francese ha anche detto che per ottenere questo status si deve lavorare sull’abbattimento degli stereotipi di genere cominciando dalla scuola, e per questo è stata messa in atto una sinergia con il ministero della pubblica Istruzione che prevede un programma per l’abolizione di questi stereotipi e una formazione per gli educatori”.

Lo spettacolo a Nantes nasce da un parternariato tra il Centro culturale italiano e l’Espace Simone de Beauvoir che ha deciso di inserire questa piéce nell’ambito dei festeggiamenti per i 20 anni di questo spazio unico in Francia, e la cosa interessante è che oltre a poter essere gratuito, è sempre seguito da un vivace dibattito in cui sia donne che uomini partecipano: una cosa che forse in Italia ancora non riusciamo a vedere, malgrado lo sforzo delle donne nel riprendere in mano gli argomenti di genere, sia nella politica che nella società.

“Adesso sto lavorando per un partenariato con due città del sud della Francia e c’è in prospettiva una possibilità con il consolato italiano. Il nostro obiettivo rimane quello di promuovere la circolazione di testi e spettacoli in francese provenienti da altre culture, e Libere è solo l’inizio”.

4 risposte »

  1. Ce n’est qu’en début- e la fine diventa un nuovo inizio.
    Ottima sinergia anche fra voi due, complimenti!!
    Isabella

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