Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

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Per essere chiara sulla mia richiesta di presa in carico pubblica dei tre leader della sinistra italiana a meno di un mese dalle elezioni, di seguito pubblico la lettera aperta spedita giorni fa direttamente ai tre politici e su cui non v’è stata alcuna risposta. Una lettera mia personale (che non coinvolge né i giornali su cui scrivo né le organizzazioni a cui appartengo), a cui chiedo di aderire. Magari se siamo tanti e tante ci rispondono, o almeno ci ascoltano se si ricordano ancora che la politica è al servizio dei bisogni delle persone.

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Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

Gentili Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Antonio Ingroia,

indirizzo questa lettera a Voi in veste di rappresentanti di quel mondo della sinistra italiana che è storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne e dei minori, per sottoporVi alcuni gravi fenomeni che colpiscono molti tra gli italiani e le italiane in cui bisogni andrete a rappresentare in Parlamento.

In qualità di giornalista esperta di diritti umani, e in particolare di violenza sulle donne e diritti violati dei minori, faccio appello a Voi affinché prendiate pubblicamente posizione, in questa campagna elettorale, su femminicidio, violenza sulle donne, uso della sindrome di alienazione parentale nei tribunali come lesione dei diritti fondamentali del fanciullo, fenomeni che stanno causando in Italia rispettivamente 1 donna uccisa ogni tre giorni, di cui il 70% all’interno di violenze domestiche che in Italia rappresentano l’85% della violenza sulle donne (dati ONU), mentre sempre più numerosi sono i bambini prelevati dal contesto in cui vivono per essere rinchiusi in case famiglia a causa dei ricorsi giudiziari sull’affidamento che spesso nascondono casi di violenza subita e/o assistita del minore o maltrattamenti o abusi (ci sono attualmente 30.000 bambini che transitano nelle case famiglia in Italia e in parte per contrasti sull’affido).
A questo proposito Vi invito a riflettere sul fatto che una delle chiavi per il miglioramento della società, come anche la ripresa economica in una crisi che è mondiale, oggi dipende dalle donne. E a dirlo non sono io, ma le Nazioni Unite che hanno constatato, attraverso programmi specifici di sviluppo nel mondo, come le donne in grado di decidere in una casa, in un’azienda, in un campo da coltivare, in una famiglia povera in cui ci sono bambini da crescere, sia una seria opportunità di vita e di sviluppo per l’intera comunità. La gestione delle risorse per il bene comune è fondamentale in questo momento, e le donne in tutto ciò hanno una marcia in più: hanno la capacità umana di pensare all’altro.
Cominciamo allora con il tutelare le italiane dall’essere uccise dall’ex marito.
Cominciamo cercando di prevenire la violenza sulle donne, soprattutto tra le mura domestiche che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica in questo Paese.
Cominciamo vietando di far strappare “legalmente” bambini e bambine alle loro madri che invece di essere tutelati sono esposti a ulteriori traumi.
Vi chiedo di farlo non solo inserendo questi punti nell’agenda politica o coinvolgendo i vostri candidati e le vostre candidate, ma parlandone nei vostri interventi pubblici in prima persona in questa campagna elettorale. 
Questa è la sinistra che molte donne vogliono, una sinistra con un cuore di cui si senta distintamente il battito.
Grazie per quello che farete e per la Vostra cortese attenzione
Cordiali saluti
Luisa Betti
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Ieri sulle pagine di cronaca di molti giornali si leggeva di una donna di 35 anni stuprata nella notte di sabato in Veneto. La donna era stata avvicinata alla stazione di Mestre da un uomo dai modi gentili: una chiacchiera, un percorso in bus fino a Venezia e a piazzale Roma, alla rimessa delle bici, lui tira fuori un taglierino che le punta alla gola e la stupra: “A quel punto si scatena la sua furia”, racconta la donna (leggo.it) che è riuscita a far rintracciare l’uomo dalla polizia copiando di nascosto il numero di cellulare dell’autore della violenza. Poi, quando il sequestro finisce, la donna chiama il centro antiviolenza del luogo e corre al pronto soccorso dove il medico, che le dà 35 giorni di prognosi, le dice “vedrà, signora, che poi tutto passerà”. Infatti, cos’è in fondo uno stupro? una cosa che passa, una cosa che succede, un incidente di percorso, un evento che non è degno di particolare nota.

Giorni fa una donna stava per essere buttata dal balcone dal marito che la minacciava con un coltello davanti ai tre figli minorenni di 8, 4 anni e uno di 4 mesi, mentre un’altra è stata uccisa con arma da fuoco in mezzo alla strada. Tra 15 giorni, il 14 febbraio, il mondo delle donne danzerà e si alzerà contro la violenza in 190 paesi aderendo alla campagna “One Billion Rising” che sta spopolando nel mondo, eppure in Italia la campagna elettorale ancora stenta a prendere parola sul femminicidio per farsi sentire in maniera adeguata nei suoi programmi e nelle dichiarazioni d’intenti: ovvero in maniera proporzionale alla gravità non solo del fenomeno, ma anche del contesto culturale su cui prolifera e degli stereotipi di cui si nutre (anzi, alcuni fanno anche sorrisini e battutine sulle candidate).

La campagna “One Billion Rising” – a cui in Italia hanno aderito già molte associazioni tra cui Dire, l’Udi, la Casa internazionale delle donne, la Convenzione No More! – è promossa da Eve Ensler, l’autrice dei “Monologhi della vagina”, che ha organizzato il 15° V-Day come un evento planetario e che ha tra i suoi testimonial Robert Redford, Jane Fonda, Rosario Dawson, Ruby Wax, Nicola Adams e il nuovo capo del Tribunale Penale Internazionale Fatou Bensouda: gente che ha capito che combattere la violenza sulle donne non solo è un atto di civiltà ma un cambiamento per il mondo e la sua cultura, ovviamente in meglio. E’ possibile invece che i nostri leader – e mi riferisco a quelli della sinistra perché gli altri non li conto neppure – questo non l’abbiano capito e non abbiamo il coraggio di metterci la faccia fino in fondo, parlandone pubblicamente dalle loro tribune. Allora ha ragione il medico della signora di Mestre: in fondo cos’è una violenza? un qualcosa di poco conto, un qualcosa che poi passa, un fatto non così degno di nota rispetto a altri fatti.

Giorni fa ho scritto un articolo in cui parlavo della poca attenzione delle liste della sinistra su femminicidio e Pas (sindrome alienazione parentale), una sinistra che dovrebbe essere storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne, e riflettevo soprattutto sui leader di questa sinistra e sulla loro titubanza a prendere posizione pubblica su questi argomenti in campagna elettorale parlandone apertamente: un contesto in cui ho anche citato il punto su “femminicidio e violenza sulle donne” del decalogo presentato da Amnesty International ai politici in gara. In questi giorni questo decalogo è stato firmato da Vendola (Sel) e Ingroia (Rivoluzione Civile), ma nessuno ancora si è pronunciato distintamente e in maniera forte su questi due punti che riguardano in maniera specifica i diritti delle donne e dei minori.

Sul femminicidio ho avuto risposta da Laura Boldrini (candidata Sel) su Twitter che ha sottolineato la necessità di “lavorare sul fronte legislativo e culturale”, prendendosi anche carico di questi temi, mentre Celeste Costantino (anche lei candidata Sel) mi ha inoltrato una nota in cui delinea un quadro lucido della situazione e in cui si sottolinea sia l’importanza della presenza delle donne in politica, sia l’accesso delle donne al lavoro (che spesso è determinante anche per l’uscita delle donne dalla violenza domestica), in un contesto in cui la riforma varata dalla ministra Fornero è stata una mannaia. Mentre Tommaso Montebello (candidato per Rivoluzione civile), malgrado alcune titubanze “tecniche” riguardo la violenza sulle donne, è stato l’unico a rispondermi prendendo in seria considerazione il grave pericolo che la lobby-pro Pas (Sindrome di alienazione parentale) rappresenta per i bambini e le bambine italiane.

Giorni fa un’altra bambina italiana è stata sottratta alla sua casa e all’ambiente in cui viveva, prelevata a scuola e da vigili urbani accompagnati da una psicologa, e portata via. La bambina non ha opposto resistenza, come il caso di Padova, ed è stata portata in casa famiglia, ma l’episodio, come riporta  Primonumero, “ha creato turbamento fra gli insegnanti e gli alunni”, nell’applicazione di un provvedimento del Tribunale dei Minori. Una vicenda in cui è entrata anche la Corte di Strasburgo, a cui il padre si era rivolto per le visite non rispettate dalla madre della piccola, dichiarando che l’Italia non garantisce adeguatamente i padri separati. Una garanzia che non può e non deve passare comunque sulla pelle dei bambini e su cui va impedito che avvocati, psicologi e lobby strumentalizzino un problema che esiste ma che non può essere risolto né dichiarando i bambini “malati” di una sindrome inventata (la Pas appunto) né rinchiudendo questi bambini in casa famiglia per essere “resettati” (ci sono altri metodi di garanzia, altrimenti quanti minori ancora verranno rinchiusi in ambienti “neutri” e strappati al proprio ambiente di crescita con danni ancora più gravi per la loro psiche?).

 

 

 

 

 

 

33 pensieri su “Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

  1. quando ci sono di mezzo dei padri squilibrati di mente, siamo arrivati al punto che pur di dare loro i bimbi, i cosidetti esperti in psicologia, alterano i test rhorchas di questi uomini facendoglieli ripetere due volte a distanza di pochi mesi (cosa illegale), facendosi dare gli altri test necessari dal perito di parte, così da far apparire normale il padre psicopatico e consentire l’affidamento condiviso. Alle madri terrorizzate diagnosticano ansie e fobie varie senza tener conto dello stress che hanno subito nel corso degli anni a causa dell’ex marito psicopatico violento e dei danni che quest’ultimo ha inferto, minaccia di fare in futuro per vendicarsi e spesso commette in totale impunità ai figli minori. I giudici talebani della bigenitorialità affidano bimbi di pochi anni facendoli massacrare fisicamente e soprattutto psicologicamente da questi uomini psicopatici in nome della bigenitorialità. E’ ora di dire basta a questi abusi, a queste violazioni dei diritti delle donne e dei bambini, una doppia violenza “legalizzata” in nome della bigenitorialità che non tiene conto del male e del danno che questi spregievoli padri malati hanno già fatto senza mai apportare nulla di buono alla società. I giudici dicono alle madri vittime di trovare un accordo coi padri aguzzini, negando così una vita serena a queste donne che quasi sempre lavorano per mantenere la famiglia e hanno figli da crescere, i giudici impongono loro l’ex violento che così può dettare legge….in nome della legge! i giudici ricattano le madri vittime dicendo che non possono fare iscrivere i figli a scuola se non c’è l’assenso del padre e si rifiutano di prendere una decisone al riguardo, negando anche al bambino un diritto costituzionale e facendo poi credere che la madre stessa è irresponsabile perché il minore non è stato iscritto a scuola. Poi quando succede la violenza ad opera del padre psicopatico non paga nessuno: né i ctu, né i giudici. E’ ora di introdurre la responsabilità civile diretta per i giudici, così come esiste per i medici e per tutte le categorie di lavoratori esposti ai rischi della loro attività: i polsi di coloro che hanno la responsabilità del caso devono tremare quando prendono certe decisoni sulla pelle di donne e bambini. Al momento si limitano a sperimentare sulla pelle degli altri con delle ordinanze “innovative” e poi vengono organizzate delle conferenze che citano queste brillanti “innovazioni” giudiziarie. Se altre donne si sono trovate nella stessa situazione, le invito a proseguire i commenti su questo sito. Qui ci sarebbe da fare una vera e propria class action da parte delle vittime di uomini violenti contro lo stato per il risarcimento dei danni subiti in nome della bigenitorialità . Una causa portata avanti da donne e bambini innocenti che non hanno più una vita serena perché costrette a vivere nel terrore dell’ex psicopatico. Eppure altri test esistono per accertare eventuali problemi neurologici: la spect scan, la fmri. Test che già si effettuano negli Stati Uniti per accertare se vi sono lesioni nel cervello e che contribuiscono alla messa in atto di misure preventive da parte delle autorità per evitare il peggio ai minori o ai più deboli esposti a simili malati. Ormai con queste nuove tecnologie si possono diagnosticare patologie mentali quali appunto la psicopatia e ciò accade in altri paesi. Noi siamo ancora all’ età della pietra e i nostri “esperti” dei tribunali nemmeno sanno riconoscere correttamente le patologie narcisitiche, l’adhd o la psicopatia, i nostri ctu negano persino la pericolosità di simili individui e pensano che i pedofili possono essere rieducati o che gli psicopatici devono essere educati alla genitorialità…sulla pelle dei bambini! Poi tutti hanno paura di denunciare questo dato di fatto e anziché agire con coraggio preferiscono rifugiarsi nella pusillanimità.

  2. Vi e’ una corrente di pensiero che afferma che anche il genocidio nazista , con tutto il rispetto e le dovute differenze, non sia mai esistito e sia una infezione sionista. Pensa lo sostiene anche un capo di governo. Ma il problema che 6 milioni di morti ci son stati così come una donna ammazzata ogni due giorni. Il fatto che l’Italia sia il paese tra più sicuri non dubito, forse fuori casa.

  3. ”Roma è stata appena fondata, ma appare già come la più forte città della regione… Secondo un’ottica tipica delle società guerriere e patriarcali, Roma è presentata come una città maschile: fondata e resa forte da uomini. Le donne servono per la procreazione e come strumento per stabilire vincoli e alleanze con i popoli vicini. Il mito del ratto delle Sabine diventa un modello politico: le donne, rapite con la forza, entrano a far parte della cittadinanza, ma il loro matrimonio costituisce la premessa di un’alleanza con il popolo sabino.”

    Se, da un lato, questo racconto riveste un interesse antropologico (il ratto delle Sabine può essere ricondotto a un particolare rituale matrimoniale che avveniva per rapimento), non si può sottacere che la storiografia latina ha mitizzato l’episodio, a tal punto che questa leggenda viene riproposta sui libri delle elementari, alimentando stereotipi sessisti e modalità di sottomissione di un genere sull’altro.

    Ciò detto, la legittimazione dell’attitudine archetipica, diciamo mitologica, espressione di un humus preesistente a consuetudini e leggi, ad usurpare l’integrità psicofisica delle donne è arrivata fino a a noi agita attraverso svariate forme di violenza, sessuale, economica, psicologica, violenza legalizzata attraverso l’applicazione di false sindromi di alienazioni in fase processuale. Queste forme di violenza trovano il loro punto più alto di espressione, in taluni casi, nel femminicidio. La non sporadicità del fenomeno ci induce a ritenere che, come tutti i fenomeni sociali, violenza e femminicidio rappresentino due facce della stessa medaglia. E, come tutti i fenomeni sociali, essi debbano essere governati, attraverso la prevenzione e mai sottovalutati o negati. Non serve prevedere aggravanti per l’autore del femminicidio, perchè sarebbe aggravante per il cadavere, nel 99% dei casi, infatti, l’omicida si suicida.

    Vorremmo che si cominciasse a parlare delle donne uccise, chi erano, che cosa volevano, perchè sono state uccise e del costo sociale in termini di invalidità delle sopravvissute alle violenze.

    Il dato comune è sicuramente uno: erano e sono donne forti, che hanno deciso di non subire più, di ribellarsi, di dire no rescindendo legami insani o pericolosi per la loro sicurezza e quella dei loro figli.
    Donne che hanno detto no e pertanto sono state punite dai loro aguzzini, con la morte o con qualche altra invalidità fisica.

    La prevenzione è l’unico strumento efficace per fermare questa carneficina, partendo anche dalla consapevolezza che le donne non sono tanto soggetti deboli da tutelare e difendere, quanto donne forti, autodeterminate, assertive, che lo Stato dovrebbe aiutare ad emanciparsi economicamente e non ad essere tutelate a vita, o sotto protezione come i pentiti di mafia. Le donne vogliono vivere e sentire il sole in faccia, portare a spasso i figli, lavorare, danzare, e non vivere rinchiuse.

    A mio avviso, per un’efficace azione di prevenzione, basterebbe rifinanziare i centri antiviolenza che già ci sono, e costruirne di nuovi, destinati a uomini da educare. Centri per uomini maltrattanti, che agiscono o hanno agito violenza e che sono disposti a farsi aiutare, anche partendo dai luoghi di lavoro, dai colleghi, dai responsabili della sicurezza e della formazione.

    Possibile che all’interno delle imprese o enti in cui questi uomini lavorano, non ci sia nessuno in grado di mettere in campo azioni positive di informazione, per intercettare il malessere e dirottarlo verso canali di contenimento e di consapevolezza?

    Tutta la società deve diventare una sentinella, per individuare e isolare il disagio, infrangendo il tabù che queste sono ”questioni private tra moglie e marito” e non investano invece una sfera pubblica che ci riguarda tutti, non fosse altro per gli enormi costi sociali che paghiamo con le tasse, pensiamo alle pensioni INAIL erogate alle donne che rimangono invalide a seguito delle violenze.

    Quindi la proposta è: intanto riscriviamo i libri di storia, e laddove si celebra il ratto delle Sabine, usiamo un altro linguaggio, rifinanziamo i centri antiviolenza già presenti sui territori e apriamone di nuovi anche per uomini maltrattanti, iniziamo a parlare di violenza e come prevenirla anche nei luoghi di lavoro, estendendo il concetto di responsabilità sociale dell’impresa .

    Frida Alberti
    candidata al Senato nelle liste di Rivoluzione Civile Ingroia – Liguria-
    referente Movimento per l’infanzia Liguria

  4. il femminicidio è un enorme menzogna… perchè si continua a sostenere questa enorme menzogna del femminicidio come allarme sociale italiano?
    chi e cosa ci guadagna dal sostenera questa menzogna a dispetto dei dati che autorevolmente ha fornito l’onu facendo collocare l’italia tra i paesi piu’ sicuri al mondo per la donna?forse cè l’interesse di far sorgere centri antiviolenza finanziati con soldi che l’europa mette a disposizione di paesi dove l’allarme sociale femminicio è realmente esistente … se l’europa smettesse di dare questi soldi per la costruzione anche di altri centri antiviolenza automaticamente finirebbe la menzogna del femminicidio italiano… il femminicidio a mio parere è un fenomeno mediatico portato un auge da giornalisti esperti di niente a cui certi giornali dovrebbe affidare pagine di cronaca rosa e o la pagina degli oroscopi e non mortificare lle persone affidando certe argomentazioni a giornalisti esperti di niente.

  5. costringiamo i politici d impegnarsi..in cose concrete che sottoporremo a verifica…..questo è unpiccolo grande passo verso la democrazia…..

  6. L’Italia ha un forte gap culturale, rispetto a molti altri paesei europei, alimentato spesso dal condizionamento cattolico. All’interno delle famiglie, persiste una spaventosa arretratezza culturale, che va dalla distinzione del colore dell’abbigliamento dei neonati maschi da quello delle femmine, fino all’età scolare.Quando una sorellina prende pugni e calci dal fratello è normale, quando un bimbo anche piccolo imitati comportamenti sessisti visti in famiglia è comico. Inizia da queste apparentemente innocenti consuetudini ad essere coltivato l’humus delle discriminazioni. Propongo che nei corsi di preaparazione al parto inizi una vera e proria iniziazione ad una cultura di genere, che nei nidi per l’infanzia e nelle scuole materne il personale venga formato e sensibilizzato nei confronti delle divisioni di genere per poi proseguire con la scuola dell’obbligo, fino al secondo ciclo delle superiori.

  7. Sottoscrivo molto volentieri l’appello di Luisa Betti, anche perché conosco bene questi temi in quanto sono attivista di Amnesty International (gr 015 di Roma). Grazie Luisa! VITTORIA PAGLIUCA – Candidata alla Regione Lazio con la lista RIVOLUZIONE CIVILE.

  8. A 65 anni dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana e – quasi – dalla firma della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è preoccupante vedere quanto il principio di uguaglianza sia disatteso, assieme a quelli di dignità e libertà.
    E’ importante, necessario che si porti nel dibattito politico questi temi che sono indispensabili se si vuole parlare di democrazia.
    La violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne ma, al contrario, è un problema di e della cittadinanza.
    Nel nostro Paese la violenza di genere è un fenomeno ancora non analizzato e affrontato nella sua complessità e le risposte istituzionali sono spesso la cornice di un quadro strutturale e culturale inadeguato, caratterizzato più da una solidarietà emotiva o da un dolore cristiano, che da interventi efficaci. La legislazione italiana, formalmente buona, non ha portato a fattuali cambiamenti nella vita delle donne, perché applicata in un contesto culturale maschilista, in cui la violenza di genere non è percepita come un crimine ma è minimizzata, se non addirittura banalizzata.
    In Italia il percorso di contrasto alla violenza di genere corre parallelo a quello delle pari opportunità ed è ancora ricco di ostacoli culturali e sociali.
    La scarsa o scorretta visibilità del fenomeno impedisce azioni e reazioni appropriate. Tanti episodi non sono denunciati, molte donne dipendono economicamente dal maltrattante, quelle che «parlano» spesso non trovano un adeguato sostegno economico, psicologico, morale. Le donne italiane possono incontrare, nei servizi sanitari, nei servizi sociali, nelle forze dell’ordine, nella società, persone che le richiamano al loro «spirito di servizio», ricordando loro i valori della famiglia unita.
    Vi è la tendenza a leggere la violenza su due poli: la sua rappresentazione pubblica, cioè lo stupro, e la sua rappresentazione intima, la violenza domestica. La prima, ora, è un po’ più stigmatizzata e condannata, la seconda meno, perché «tradizionalmente» ciò che accade all’interno della famiglia è considerato una questione privata (anche se vi è reato). A meno che non si tratti di famiglie «esotiche»: in questo caso si dà più peso alle violenze commesse e gli inviolabili valori della famiglia lasciano il posto all’orgoglio nazionale di una presunta cultura «superiore», distante da certe arretratezze.
    In Italia, inoltre, i mass media alimentano una raffigurazione falsata del fenomeno. Mancano buone prassi di scrittura, i fatti sono interpretati singolarmente e la violenza è utilizzata per screditare qualcuno: se si tratta di donne italiane, il genere femminile, se si tratta di persone straniere, un’etnia, una nazione, una cultura.

    Vincere l’ignoranza è il primo passo per vincere la violenza.
    La violenza va nominata, per un cambiamento culturale della società e per fermare, non formare, eredità intergenerazionali: nelle famiglie, per favorire il riconoscimento degli stereotipi di genere; nelle scuole, con percorsi formativi per proporre a ragazze e ragazzi nuove modalità di relazione tra i generi, con attività di formazione rivolte a docenti per suggerire modalità d’insegnamento attente alle differenze di genere; nella comunità, con interventi di sensibilizzazione e di educazione alle differenze e non alle disuguaglianze tra donne e uomini. Un quadro all’interno di una cornice che deve comprendere iniziative giuridiche, di ricerca, di prevenzione, di protezione, di servizio.
    Serve una formazione orientata al genere sul tema della violenza per chi entra in contatto con le donne che subiscono violenza: operatrici e operatori sanitari, assistenti sociali, forze dell’ordine, avvocate/i, magistrate/i, ma non solo, perché nei casi di violenza domestica anche le/gli insegnanti e chi opera nella medicina di base possono intercettare il problema.
    Per costruire una cultura fondata sul rispetto delle diversità.

    La democrazia ha bisogno delle donne e le donne hanno bisogno di democrazia.
    “Il cambiamento di un’epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà perché qui, nel rapporto della donna con l’uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell’emancipazione femminile è la misura naturale dell’emancipazione universale.” (Théorie des Quatre Mouvements di François Marie Charles Fourier, 1808)
    Roberta Corradini, candidata di Rivoluzione Civile per la Camera dei deputati Trentino-Alto Adige

  9. Grazie Luisa per aver aperto questo spazio di discussione, in questo momento con una campagna elettorale purtroppo arida, non solo di questi argomenti ma in generale questi diventano spazi di democrazia.
    Un appello a chi sostiene che i fantasmi esistono, le streghe pure così come la Pas.
    La PAS non esiste finiamola di medicalizzare i nostri figli riversando su di loro le difficoltà relazionali proprie del mondo adulto. Affrontiamo invece il problema per quello che è facendo si che uomini e donne, padri e madri si comportino da persone mature, so che detta così sembra semplicistico ma alla fine e’ di questo che si tratta! Così come e’ necessario far fronte a situazioni di violenza famigliare individuando forme di protezione e sostegno per la vittima ma anche per il coniuge abusante!. Allo stesso modo dobbiamo far si che le politiche nazionali pongano come priorità il benessere della comunità ricostituendo il fondo per le politiche sociali che non devono essere assistenziali ma mettere in grado le persone e le famiglie bi/mono genitoriali di far fronte a questa fase di grande crisi che rischia di acutizzare le crisi famigliari e sociali!
    Sara Vtteroni candidata di Rivoluzione Civile per la camera dei deputati Toscana

  10. Questa per me (stile di presentazione) sarebbe parte del paragrafo d’apertura — poi ripetuto alla fine. Devono capire — i politici ma anche le donne — che questa problematica dovrebbe essere considerata come un problema politico, e trattarlo come ‘wedge issue’ (problematica che differenzia) la sinistra progressista da tutti gli altri partiti nello schieramento destra-sinistra. Dovrebbe servire, cioe’, ad aumentare la polarizzazione ideologica tra i due schieramente. Questi politici dovrebbero essere capaci di andare in tv (o nei comizi) e mettere al centro della loro agenda questo problema, e poi forzare gli altri a prendere posizione.

    E la problematica non e’ di rendere le donne un ‘issue’ politico-elettorale, un gruppo solo di pressione … perche’ verrebbero il Monti, la Destra, il Vaticano a dire che sono favorevoli a politiche sulla famiglia, donne, bambini, ecc. Infatti cio’ che si dovrebbe evitare e’ rendere il problema uno di politiche ‘speciali’. Sono le politiche speciali che devono essere eliminate, che creano e procreano gruppi per le clientele. Il problema della violenza di genere non e’ ‘violenza di genere: e’ un human right issue, di violenza di un cittadino verso un altro … che poi ci siano delle spcificita’, quello va bane, ma sono secondarie. QUesta angolatura permette a tutti di identificarsi col problema — dnone, uomini, ecc.

    Ma deve diventare problema politico e inserito nel programma politico. Anche i tuoi scritti — penso — potrebbero ora passare da una fase di ricercare e di diffondere la conoscenza del problema, a una fase piu’ politica, con l’identificazione di forze (politici e non) che riescono a dare centralita’ al problema nel’area di governo.

    Cioe’ i vari ‘pinco pallini’ della sinistra, visto che vogliono americanzzarsi, dovrebbero capire che Obama (e Clinton) hanno vinto le loro elezioni in gran parte perche’ sono riusciti a porre al centro della loro agenda il problema di genere come problema di diritti civili-umani universali.

  11. Salve, accolgo con gratitudine l’appello di Luisa Betti.
    Vorrei approfittare di questo spazio per fare un po’ di chiarezza
    sull’argomento pas, violenza, affido condiviso, padri separati.
    Prima di tutto ritengo che sia lo Stato a dover sostenere le famiglie monoparentali in difficoltà
    attraverso un sistema di welfare in linea con tutti i paesi europei: oggi solo Italia, Bulgaria e Grecia non prevedono il reddito minimo di cittadinanza per le persone, tra cui molti padri e madri
    che perdono il lavoro o che hanno necessità di servizi piu qualificati; e sapendo che la povertà oggi è un motivo sufficiente per sottrarre un figlio, contravvenendo a numerose Convenzioni
    Internazionali per cui il minore ha interesse a vivere con la famiglia naturale, ciò ci preoccupa.
    In secondo luogo, per recuperare parte delle risorse, lo Stato dovrebbe impedire di ricorrere in maniera cosi massiccia al collocamento coatto dei minori negli istituti con i quali i comuni stipulano convenzioni molto costose. Si parla di 80-300 euro al giorno per ogni bambino “ospitato”.
    In terzo luogo, è possibile su questo punto fare una battaglia comune?
    Possiamo tutti insieme, padri e madri che costituiscono famiglie monoparentali, opporci all’abuso del collocamento dei minori negli istituti che è diventato la regola e non l’eccezione?
    Io non voglio alimentare una guerra tra poveri, e pretendo che sia lo Stato a orientare in maniera diversa le risorse perché i figli non siano collocati presso case-famiglia, salvo casi gravissimi e quando nessun familiare è disponibile a farsi carico del minore (cosi come prescrive la legge del 1984).
    Possiamo portare avanti la richiesta che parte dei 3000/4000 euro al mese spesi per questi bambini prelevati dalle loro famiglie e collocati in casa-famiglia, siano invece dirottati per sostenere le famiglie sia per il sostentamento ma anche da un punto di vista psicoterapeutico attraverso personale specializzato che si rechi periodicamente presso l’abitazione del minore, all’interno di un progetto di recupero complessivo, e quindi senza ricorrere con questa inaudita facilità alla collocazione coatta del minore.
    Infine su affido condiviso e Pas (sindrome di alienazione parentale), le statistiche informano che nell’85% dei casi l’affido condiviso viene concesso così come stabilito nella legge 54/2006, e chi reclama la modifica della legge rappresenta quel 10-15% di persone che sono coinvolte in separazioni giudiziali spesso denunciati per abusi o maltrattamenti. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la Pas e il tentativo di rivendicare tempi paritetici di custodia dei figli indipendentemente dall’età biologica degli stessi.
    Ma come si fa a chiedere l’affido condiviso paritetico di un lattante? (ma per fortuna non tutti i padri separati vivono la perversione di potersi sostituire alla madre che allatta).
    Nei primi mesi di vita del piccolo, e fino almeno ai 7-10 anni, la figura della madre non solo è replicabile ma neanche sostituibile. Non serve essere psicoterapeuti per capire questo perché basta solo un po’ di buon senso.
    La maggior parte dei padri separati, che non vanno in tv e non sostengono la Pas, sono uomini che in realtà non si sognerebbero mai di sottrarre la figura materna ai loro piccoli.
    Da ciò è lecito dire che quello che sta accadendo è dunque un attacco alla maternità nella logica perversa “maschilista e adultocentrica” in cui il ruolo della madre è sostanzialmente equivalente, se non subalterno, al ruolo del padre.
    Il tentativo è quindi quello di squalificare e di screditare la figura materna, una modalità che in Francia è stata coniata con il termine di “mere desenfantiseé”. Inoltre la Pas si inserisce in questo contesto cuturale di violenza in base a un altro principio perverso e cioè che la bigenitorialità è un diritto assoluto del genitore e che va imposto anche con la forza, qualora il figlio rifiuti il rapporto con uno dei due genitori. La Pas in realtà è una violenza legale ed è ormai lo strumento per esercitare una nuova forma di violenza legalizzata degli adulti sui minori.
    I giudici, che non solo applicano la legge ma la interpretano anche, sanno che nei primi anni di vita il genitore collocatario prevalente è fondamentale per lo sviluppo psico-fisico del piccolo: ma cosa determina il tempo paritetico? Forse il non obbligo a versare gli alimenti dovuti al genitore collocatario cosi come la proposta del mantenimento diretto per specifici capitoli di spesa.
    Possiamo ribadire qui che la Pas non esiste né come sindrome né come disturbo, e che la bigenitorialità è un valore che non si può imporre nei casi di violenza domestica, ma soprattutto che prima di procedere in un giudizio è essenziale ascoltare il bambino sempre e comunque, e senza attribuirgli condizionamenti, alienazioni, o falsi ricordi.
    E’ possibile mettere al centro i bambini e le bambine, tentando almeno noi adulti di restituire loro il debito che la Storia ha nei loro confronti?

    Frida Alberti
    Candidata per il Senato nelle liste di Rivoluzione Civile Ingroia
    Referente Movimento per l’infanzia Liguria

  12. Lory, hai ragione, ma allora…non dovremmo votare per nessuno, a meno che la sinistra non prenda una posizione chiara su questi problemi, il che non è scontato, direi.

    1. Infatti il tentativo è quello di stimolare a prendere un impegno e a farlo in maniera pubblica e ad alta voce. Alcuni candidat* lo hanno fatto e sono felice di questo, ma sono i leader che lo devono fare e parlarne nei loro interventi: li voglio sentire a Ballarò, da Santoro, a Piazza pulita, mentre pronunciano le paroline magiche: femminicidio e Pas. Ci vuole tanto? perché lasciare questi ambiti a una destra che non sa neanche di cosa si parla? Una battaglia va portata avanti, non deve essere “cavalcata” solo quando fa comodo. Grazie

  13. La Legs esce allo scoperto e conferma quallo che già in molti/e sapevamo: insieme al PDL hanno da Sempre sostenuto e approvato le rivendicazioni dei padri separati. Mamme/padri, nonne/i, zie/ii, di figlie o nipoti femmine, se avete a cuore il loro destino, fate attenzione per chi date la vostra preferenza. http://affaritaliani.libero.it/politica/la-lega-pensa-ai-padri-separati290113.html

    Non c’é più destra. Né sinistra. Le donne votanti, in Italia, siamo tante quanti sono gli uomini. Non sprechiamo il nostro Voto. Alle prossime elezioni non votiamo in base al partito o al leader che ci piace, ma votiamo per il nostro interesse. Negli ultimi anni la cerneficina delle donne non si ferma e i diritti delle donne/madri e bambini sono calpestati per favorire gli interessi economici di personaggi che, in altri tempi, sarebbero stati condannati ma che oggi, godono di tutti i diritti. E per imporsi, sostengono che siamo noi donne ad esserne privilegiate.

  14. Le elezioni politiche ed amministrative previste per domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013, si svolgeranno in condizioni drammatiche per l’Italia.
    Gli esponenti di tutti i partiti stanno mostrando confusione su un punto delicato e che riguarda da vicino i nuovi poveri, ovvero i genitori separati.

    Urge una riforma delle politiche sociali che consenta di mantenere la famiglia anche con un solo reddito, prioritari i sudssidi per i genitori single senza lavoro o senza la casa. Non ci sono abbastanza asili nido e quei pochi esistenti sono privati e costosi.Dati ufficiali lo dichiarano senza alcuna mistificazione, i genitori single sono in continuo aumento e la maggior parte dei genitori single sono donne, madri separate, divorziate, vedove oppure donne che hanno portato avanti una gravidanza da sole, senza l’aiuto del partner. I cittadini italiani dovranno orientarsi a sviluppare l’opportunità di eleggere sia alla la Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, una più forte rappresentanza femminile, per individuare concretamente quali e quanti sono i disagi che ruotano attorno alle famiglie monogenitoriali.

    citazione Wikipedia: ..”per quanto riguarda i contributi per le ragazze madri, nulla è dovuto per la legge italiana a una madre, nemmeno minorenne, che non dispone di un reddito adeguato al mantenimento del figlio; né al padre in difficoltà economiche, nel caso di madre che dà il figlio in affido e padre che accetta di riconoscerlo; né nel caso di sopraggiunta morte di uno dei genitori biologici. Nazioni – come Francia, Regno Unito, Germania e Olanda – riservano, invece, un contributo alle sole madri, a prescindere dall’età e dal reddito..”.

    Bisognerà prendere un serio provvedimento anche per “i diritti di donne e minori” nelle nuove proposte per l’affido condiviso che con il Disegno di Legge 957 (del 2008), proposto da PDL e UDC, vuole proporre «Modifiche al Codice civile e al Codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso, legge 54/2006», presentato dal vecchio schieramento parlamentare, che non finisce di far discutere e che di fatto, è ancora fermo. Questo disegno di legge vorrebbe applicare modifiche sull’affido condiviso: 1) sulla violenza di genere 2) mantenimento diretto (che agevolerebbe il genitore inadempiente) e doppio domicilio (destabilizzante per i bambini che, durante la loro crescita, necessitano di punti di riferimento stabili)

    Rivoluzione civile Ingroia, ha preso in seria considerazione il grave pericolo che le Lobby-Pro Pas potrebbero rappresentare a discapito dei nostri figli. Sulla PAS infatti (Sindrome di Alienazione Parentale), inventata da R. Gardner, neuropsichiatra morto suicida, Pro-padri pedofili, nel 1985; si può tranquillamente dire che questa sindrome non è stata scientificamente riconosciuta, ma che spesso viene invocata dagli avvocati che vogliono forzatamente creare l’alibi perfetto per un affido esclusivo. Sel, Sinistra Ecologia Libertà ( portavoce nazionale Nichi Vendola) invece lavorerà sul fronte legislativo e culturale in merito al femminicidio. Le donne muoiono nel mondo troppo spesso di violenza intrafamiliare per mano di uomini e ogni Stato ha il dovere di proteggerle, come segnalato dalla Comunità internazionale

    In Italia dietro ad un numero significativo di separazioni si cela spesso la disperazione di una donna maltrattata, costretta ad assistere a vere e proprie violenze morali ed economiche verso i figli. Troppe donne rinunciano a denunciare per il terrore di cadere in meccanismi perversi. In Italia sono circa 30.000 i bambini che entrano nelle case famiglia “per essere resettati” a causa, in parte, dai contrasti sull’affido o della violenza domestica. In evidenza:le Nazioni Unite hanno rilevato di come sia straordinaria la capacità delle donne di gestire una casa, un’azienda, portare avanti una famiglia disagiata con figli da crescere, possa diventare una risorsa che può solo arricchire lo sviluppo economico di un Paese. La nostra è una società che non si confronta con il diverso, anzi considera il diverso un problema e non un’opportunità stimolante, la nostra è diventata una società individualista che teme punti di vista diversi.

    I nuovi poveri sono una realtà da affrontare subito, adesso. Alziamo la voce per i nostri diritti,in maniera composta sì, ma decisa e non lasciamo nulla al caso questa volta. La politica deve stare al servizio dei bisogni dei cittadini, i candidati alle elezioni, ne tengano conto.

    Immacolata Cusmai
    Rete Interattiva
    https://bigenitorialita.wordpress.com/

  15. Grazie a Luisa Betti. L’appello verra’sicuramente accolto e condiviso. Domani care amiche scrivero’ un post sull’ argomento, ho una bella sintesi da fare . Keep in touch!:)

  16. Emilia, non mi pronuncio sulla vicenda della donna che nello specifico tu citi (non la conosco e per comprendere le singole situazioni vanno mescolati pareri giuridici a perizie di vario genere)

    …però la Pas non esiste … e quindi qualunque critica si possa fare a questa donna (o a un’altra – o un altro … quando è un lui … – che presenti comportamenti criticabili) cmq non passa attraverso lo strumento concettuale della Pas … in quanto è un non strumento che sembra entrato nei tribunali più per un miscuglio di imperizia, ignoranza, ragioni politiche quantomeno nebulose che per altro

    sul vetero-femminismo … cos’è che è vetero Emilia? partire dai dati? dare la precedenza alla qualità di vita dei bambini indipendentemente dai litigi e gli egoismi di entrambi i genitori? affidarsi alla casistica scientifica per catalogare le sindromi esistenti prima di farle entrare come verità indiscussa nei tribunali?
    non è neanche questione di femminismo, è questione di logica e di priorità. La logica scarta alcune ipotesi, la priorità tutela i bambini in quanto più deboli
    Se poi un genitore (anche donna) calunnia o influenza il minore l’accusa contro tale genitore è di calunnia e influenza sul minore … ma cmq non di instillare una sindrome che non esiste
    Dire che un minore a causa del comportamento di un genitore ha la Pas è come dire che gli asini che volano disturbano il traffico aereo … non so se mi spiego

  17. Emilia, La prego:
    parere sulla pas espresso dall’istituto superiore di sanità
    giovedì 18 ottobre 2012 presidenza del vicepresidente Rosy Bindi.
    L’Istituto superiore di sanità, interpellato perché è il più alto organo di consulenza scientifica del Ministero, ha sottolineato che i fenomeni di ritiro dell’affetto da parte del bambino nei confronti di uno dei genitori, emersi in alcuni casi di affidamenti a seguito di divorzio, possono essere gestiti dagli operatori legali e sanitari senza necessità di invocare una patologia mentale per spiegare i sentimenti negativi di un bambino verso un genitore. L’inutile e scientificamente non giustificato etichettamento come «caso psichiatrico» può rendere ancora più pesante la difficile situazione di un bambino conteso. Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.

  18. cara Luisa Betti,chi ti scrive fa della sua esistenza una continua battaglia per l’emancipoazione dei lavoratori ,per al giustizia sociale e per le pari opportunita ‘ e diritti per tutti, a prescindere dal sesso religione razza ecc.Purtroppo ho subito ,come tanti compagni di lotta,sulla mia pelle il fatto che per alcuni emancipazione (o femminismo nel caso specifico)siano ben altro di quello per cui mi battevo.Trovo sconcertante che si voglai accomunare il caso di troppe donne che subiscono violenza con la legge sull’affido e quindi sulla separazione e divorzio.Chi frequenta purtroppo come me ,i tribunali sa che di fronte a bimbi piccoli la mamma rimane la mamma,come se si fosse ancor indietro di 40 anni e i papa’ non sappiano cambiare pannolini,non ci sia stata un’eta’ i lotte di diritti e di uomini che rispettano la propria partner.Sappiamo tutti che la legge sull’affido è solo sulla carta,di fatto la colocatrice,99% la donna,fa quello che vuole sia dei bambini che del padre,e vengo a casi concreti:si gode la casa ,magari 200 mq con un mutuo sulle spalle di 30 anni che ovviamente paga il marito,il quale marito ovviamente deve abbandonare lo stabile con la forza e vivere in roulotte ,ovviamente la signora gestisce l’assegno per i bimbi come gli apre,magari investendone una parte per se stessa,con assicurazioni private ecc,la collocatrice poi (donna al 99%) poi puo’ anche interpretare gli orari a modo suo,puo’ dirti che se vuoi vedere i bimbi te li devi andare a prendere non nella casa, dove vivono ma in altri òluoghi,in altre localita’ ,in bar ,a casa di amici,suoi e la devi pure ringraziare perche’ altrimenti ti dice che se non ti va salti l’incontro,la collocatrice puo’ pure dirti che lei non mettera’ mai l’auto per venire qualche volta almeno a riprenderli perche’ a lei non va,la collocatrice puo’ anche dirti che dovendo lavorare la devi aiutare a tenere i bimbi fuori orario altrimenti li lascera’ a non si sa chi(ha il collocamento e nessuno puo’ giudicare in merito,sappiamo anche il caso che vengano lasciati a sua volta a persone senza la patria potesta’ ma in iTALIA nessuno si deve permettere di dare il bollino di d.o.c.g.),abbiamo poi pure il caso dove la collocatrice getti i mobili dell’arredamento della casa coniugale in un cassonetto e venga tutto archiviato,che i mobili vengano danneggiati,anche qui archiviato ,che si taglino ,ammesso dalla stessa collocatrice, i fili del telefono del piano sottostante dove il marito pericoloso e brutale alloggia,vive,anche qui archiviato perche’ il fatto è occasionale ed accidentale(certo che smontare una presa e tagliare i fili è com e giuocare a monopoli),oppure non restituire neppure abiti ed oggetti personali(sappiamo il caso di una medaglia d’oro alla resistenza non restituita perche’ al signora dice che appartiene all’arredamento coniugale(ma il nonno era del papa’,suo nonno stava coi rumeni del maresciallo filonazista Costantinescu(?)) e poi poi ,..insomma la sinistar ,la nostra cukltura del diritto e della giustizia ha partorito una sottocasta di vittimiste che ne approfittano,speculano e sfruttano la bonta’ di padri che nulal ,nulla hanno a che vedere con gli ignobili atti di barbarie su donne.M a proprio per dare un giusto solco tra 2 problematiche differenti sbagliate totalmente a mettere insieme le due situazioni,le brutalita’ e invece la legge su affido-separazione -divorzi che vanno si riformati ma per dare diritti a chi oggi è vilipeso,sfruttato,insultato e archiviato come soggetto che deve pagare.Mi spiace tanto vedere tanti comnpagni in questa situazione e mi ha fatto riflettere,se la sinistra(o comunque quello che resta o dice di esserlo da SEl a RC) vuole questo sappia che molti tra di noi hanno iniziato un percorso per cui il voto ,per via di queste ingiustizie palesi,il voto non ve lo daranno piu’ a costo di non esercitare piu’ un diritto fondamebtale della nostra costituzionee siamo purtroppo tanti.Siamo delusi che non capiate che dietro alle giuste battaglie dell’emancipazione dei diritti del femminismo si sia inserita una folta pattuglia di donne,autoctone o da altre nazioni( il che ci fa pure riflettere come l’esempio piu’ copiato da loro non sia quello di chi fa sacrifici,ma le mele marce e distorte del sistema,gli scrocconi e truffatori) che sono pienamente inserite in questa diostorta societa’del superfluo,o quantomeno vogliono che i loro ex mariti soffrano a vita per la colpa di aver detto si una volta davanti al sindaco. State facendo un errore criminale ad associare le 2 cose,come se di fronte a tanti stupri da parte di cittadini extracomunitari si generalizzasse che sono gli stranieri cosi’,non siamo mica leghisti o qualunquisti,e se voi dite che le Donne sono in guerra sappiate che i papa’ separati sono gia’ morti e sepolti(ovviamente l’assegno pero vi verra’ recapitato puntualmente ,tanto è solo quello che vogliono,un bancomat e fuori dalle pal*e).Riflettete per favore e frequentate di piu’ le aule di tribunale ,che di appa’ rovinati,operai ,alvoartori semplici,la truppa si allarga di giorno in giorno,con la complicita’ di tutti ,leggi sbagliate e fatte a misura di 30 anni fa,magistratura lassista e forse troppo estranea alla societa’ causa il loro stipendi(17 mila euro al mese??).Non siamo nababbi e sultani,siamo compagni e lavoratori ,..ma neppure limoni da spremere.

  19. La donna alienante (non riesco a chiamarla madre) dell’ultima vicenda per la quale l’Italia è stata condannata dalla corte europea per i diritti umani ha una condanna per calunnia. Aveva tentato di organizzare una falsa accusa per sbarazzarsi del padre dei suoi figli.

    Io invito i lavoratori a non votare la sinistra che ha appaltato i temi sociali a questo vetero-femminismo che pur di far del male a uomini e bambini aiuta le calunniatrici a negare che la PAS è abuso sull’infanzia

    1. G.le Emilia, se pensa di poter avere qui una interlocuzione con vetero-femministe Le dico che ha sbagliato luogo e blog, a meno che anche Lei non pensi, come alcuni della lobby pro-pas, che la Cedaw (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) sia guidato dalle femministe, anzi dalle nazi-femministe, e che chi si occupa di diritti su donne e minori sia solo per questo vetero-femminista in quanto tale. Infine: non entrando in nessun caso specifico, e per quanto mi riguarda, nessun reato neanche grave può permettere a nessuna istituzione di violare il diritto di un minore a crescere nell’ambiente in cui è vissuto e in cui è attorniato dai suoi affetti perché gli adulti che gli stanno intorno non si prendono la responsabilità di trovare una via d’uscita che non lo coinvolga così pesantemente. Gli effetti dello sradicamento su un minore sono ben conosciuti nei casi di paesi in conflitto dove i bambini sono costretti a scappare per sopravvivere lasciandosi dietro le spalle tutto: solo la guerra può giustificare questo tipo di sradicamento e anche lì si osserva come ciò generi vere e proprie alterazioni della personalità. Se si continua a rinchiudere in casa famiglia i bambini per i contrasti su affidamento, ci ritroveremo generazioni intere di veri alienati, altro che Pas.

  20. Se la sinistra si fosse occupata – non già delle Donne (quando mai se n’è occupata?) – bensì dei maschi violenti-, destra e sinistra non esisterebbero. (senza figure retoriche, il commento)

  21. Oggi la Repubblica ha pubblicato un articolo dal titolo “La seconda vita del figlio conteso” nel quale il giornalista ci racconta che quel bambino, quello che ha scioccato l’Italia grazie al filmato del suo prelevamento, beh quel bambino, nonostante tutto, è ancora vivo.
    Questo cosa vorrebbe dire? Che visto che i bambini sopravvivono all’esperienza, i Tribunali possono impunemente continuare a trascinarli in strutture “protette” adducendo motivazioni che la comunità scientifica tutta ha definito inconsistenti? Penso al Dott. Ammaniti, professore di Psicopatologia dello sviluppo alla sapienza di Roma, che scrisse “Si sono ascoltate e lette, in questi giorni, affermazioni che non hanno alcuna giustificazione: ilbambino che subirebbe questa sindrome andrebbe incontro addirittura a «malattie mentali o a disturbi della personalità». Da questo semplicismo e da questa povertà concettuale, scaturiscono provvedimenti altrettanto semplicistici, come si può pensare di allontanare di forza un bambino dalla madre che rappresenta la sua base sicura?”
    Oppure al Prof. Luigi Cancrini, Psichiatra E Psicoterapeuta, che dichiarò “Un decreto del tribunale è legge. Applicare la legge, però, non significa violarla. Il bambino prelevato dalla scuola e trascinato con la forza verso la volante della Polizia è una contraddizione esecrabile.Il fatto per me più sconcertante in questa faccenda triste è la presenza, sulla scena del prelievo forzoso del bambino, del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) che ha assistito, senza intervenire, alla violenza esercitata sul bambino. Perché? Per un errore metodologico, a mio avviso, legato a quella sua diagnosi, tanto discutibile e tanto di moda oggi, di «sindrome di alienazione parentale» che impropriamente trasforma il bambino conteso in un bambino malato, il genitore «alienante» in un mostro (più o meno malato anche lui/lei) e l’altro in una «vittima» di cui va difeso il diritto. Senza capire che le situazioni croniche di conflitto esprimono una patologia della relazione prima e più che degli individui.”
    E poi ancora il Dott. Mencacci, che a nome della Società italiana di psichiatria ha detto “La Pas non essendo basata su studi fondati e replicabili e poggiando solo su supposizioni e senso comune, non sufficienti a definire una condizione patologica, non giustifica interventi terapeutici specifici. Come è possibile, per una condizione non ascrivibile a disturbo, sindrome o malattia riconosciuta dal mondo scientifico, indicare una terapia? Come è possibile che possa essere utilizzata a supporto di interventi in ambito giudiziario?”.
    Più caustico di tutti il Dott. Crepet, che in una intervista decretò: “So per esperienza che per i tribunali girano apprendisti stregoni, falliti che non sapendo cosa fare diventano periti e combinano cose inimmaginabili. Ho visto follie, che loro chiamano perizie.”
    E’ di queste settimane lo scandalo che ha coinvolto una di queste CTU il cui la dottoressa viene registrata mentre afferma “Scrivo quello che vuole il mio cliente, non quello che è vero.”
    La politica deve interessarsi anche di questo, anche dei bambini, che stanno pagando il prezzo più alto mentre gli adulti pensano a difendere i loro “diritti di proprietà” su quelli che non trattano affatto come “figli”…

  22. parole alla politica anzi POLITICA , con il loro vero significato: miglioramento società; cambiamento economico; donna

  23. Ho avuto modo di incontrare la brava e coraggiosa Giornalista Luisa Betti ad un convegno a Roma. E’ vero che il nostro è un paese con le caratteristiche descritte dal dr. Mazzeo, ma quando nessuno parla e tutti fan finta di non sapere, di non vedere, nulla cambia. Queste parole sono il germe, solo il germe, di un cambiamento che deve, assolutamente deve avvenire. I politici devono capiure che non possono (fingere di) occuparsi solo di sgravi fiscali e denaro. In una società che dicasi civile devono esistere valori e soluzioni che vanno ben al di là del valore dei soldi. Ecco che alla base si esige un cambiamento culturale che ponga al centro i valori universali e metta in pratica i dettami regolamentati da un’ottima Costituzione (basta rileggerla per esaltarsi e poi chiedersi: appartiene proprio all’Italia?). Concordo ampiamente: andiamo avanti.

  24. Femminicidio, violenza sulle donne. Priorità del prossimo Governo.

    Basta con le lacrime di coccodrillo, basta con gli appelli retorici: il femminicidio altro non è che l’atto conclusivo di una spirale di violenza che si consuma quotidianamente sotto i nostri occhi e di cui colpevolmente la politica continua a non volersi fare carico. Perché davanti all’uccisione di una giovane donna per mano del proprio ex fidanzatino sono tutti pronti a fare comunicati di indignazione e denuncia salvo poi voltarsi dall’altra parte quando si tratta di intervenire realmente nei confronti di questo problema, cercando le soluzioni più efficaci anche sul piano della legge?
    Le prossime elezioni rappresentano l’ennesimo test per un Paese che, di fronte al bollettino di guerra che tiene dentro donne di tutte le età, nazionalità e ceti sociali, alterna l’ indifferenza o la commozione occasionale per questa o quella vittima, senza mai interrogarsi davvero sulle radici del problema.

    Alle Politiche i leader e i candidati premier sono tutti uomini. Monti e Ingroia (di Berlusconi è meglio non parlare) non si sono neppure posti il tema della parità di genere e, anzi, in linea con la tradizione politica maschilista di questo Paese, motivano l’assenza con la solita e strumentale balla sulle “quote”: meglio poche ma buone, oppure “abbiamo messo le più rappresentative” o, ancora, “abbiamo troppo stima nei confronti delle donne per utilizzarle come delle razze protette e, infine, “le avremmo volute mettere ma purtroppo non ce ne sono abbastanza”. Sono espressioni che la dicono lunga sul loro modo di stare al mondo e di essere – come si autodefiniscono – “società civile”.
    Se la crisi della politica allontana le donne, com’è possibile che nella società civile non ci siano, seguendo il ragionamento dei leader in questione, donne meritevoli, rappresentative e capaci? Forse allora sarebbe più onesto spiegare che semplicemente non si ritiene l’impegno delle donne in politica un punto di “civiltà” e ammettere che è stato più facile, come sempre, fare prevalere la dimensione di potere da ritrovare in altri uomini piuttosto che scegliere di aprire “opportunità” nuove.

    Bersani e Vendola invece, dall’altra parte, si vantano con l’opinione pubblica di aver inserito nelle liste, chi più chi meno, il 40% di donne in quota eleggibile. Non mi piace, per ragioni di fondo, l’espressione utilizzata nel descrivere questa scelta perché allude ad un potere discrezionale che resta in mani maschili. Per questo penso che si debba lavorare ancora molto sul linguaggio della politica e sulle pratiche. E sarà possibile compiere questo passo soltanto se noi donne saremo presenti, protagoniste nella politica. Perché è anche a partire da una presenza forte nelle istituzioni che può vivere e acquistare visibilità il lavoro straordinario svolto in questi anni dai movimenti, dalle associazioni, dalle strutture delle donne.
    Naturalmente nessuno vuole e può sostituirsi a questi mondi, ma credo che possa essere fondamentale il ruolo delle donne in Parlamento per offrire un riferimento importante a questi percorsi, aprire un dibattito pubblico nel Paese, legiferare per intervenire realmente nei guasti della società che anche la politica ha determinato.

    Dentro questo meccanismo – lo voglio precisare – non esiste una politica delle donne: non c’è un tessuto neutrale che tiene insieme le donne in quanto tali, non c’è una trasversalità politica su “certi” temi. C’è una lettura profonda invece del sistema economico, un’analisi del mercato del lavoro, una concezione del diritto che si colloca da una parte ben precisa. Avere chiaro questo significa oggi occuparsi di noi. La violenza non è staccata da tutto questo. Per questo non m’interessa la proposta di legge Bongiorno che punta banalmente all’inasprimento delle pene per coloro che fanno violenza. Perché per me, per noi, questa non è una questione da inserire sotto il cappello “sicurezza” neppure quando si vuole affrontare il tema della violenza, del femminicidio estrapolandolo dal contesto sociale e culturale. L’inasprimento delle pene sarebbe semplicemente un provvedimento inefficace. La soluzione, semmai, va ricercata nella firma da parte delle istituzioni italiane della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2011 e nella strada scelta dalla Spagna con la “legge integrale contro la violenza di genere” che assieme, alle pene per gli uomini violenti o all’istituzione di una sezione del tribunale ad hoc, prevede per esempio una maggiore protezione e aiuti per le donne vittime di maltrattamenti.

    Alla luce di tutto questo, oggi sono tre le direttrici su cui intervenire: prima di tutto “salvare” e potenziare i centri antiviolenza. La rete Dire, che ha una copertura nazionale, ci segnala che molte strutture non riescono ad andare avanti per i continui tagli, per le difficoltà ad accedere periodicamente alle programmazioni regionali, per la necessità di costruire sempre nuovi progetti da fare finanziare visto che i centri antiviolenza – che in Italia mancano persino di una definizione precisa – non godono mai di finanziamenti stabili. Sostenere la prevenzione e l’aiuto che arriva da queste strutture è il primo e irrinunciabile passo per non farci complici del terrificante bollettino di guerra contro le donne. Vorrei aggiungere che vanno seguiti con attenzione gli esperimenti importanti che si stanno facendo nei confronti degli uomini che hanno fatto violenza.

    La seconda direttrice riguarda invece l’introduzione nelle scuole di una “educazione sentimentale”. L’Italia deve ripensare la sua “cittadinanza”, deve riuscire a dare vita a un nuovo popolo fatto di uomini e donne che insieme scoprono e costruiscono in itinere il senso del piacere, della reciprocità, della dignità dello stare insieme.
    C’è poi il grande tema della comunicazione dove pure è necessario lavorare per modificare l’idea e l’immagine delle donne. Non si tratta di moralismo o critica per l’esaltazione della bellezza e del corpo femminile che trasuda da ogni parte. Ma occorre su questo introdurre problemi e questioni, nel dibattito pubblico, chiedersi perché questi elementi debbano essere associati a tutto. Dai prodotti di consumo a ogni aspetto che riguarda la vita delle persone.

    Rimane, non certo per importanza, il tema del lavoro che merita un intervento ad hoc, ma che è strettamente connesso alla questione più generale dei rapporti tra i sessi. La possibilità dell’accesso al lavoro, a un reddito minimo garantito, a una parità salariale, alla possibilità di rivestire ruoli apicali, a una indipendenza economica e a una realizzazione professionale: sono tutti aspetti di quella condizione più generale di sicurezza, autostima,dignità, di immagine sociale e simbolica delle donne che può rappresentare un formidabile elemento di tutela per tutte .

    L’eredità che ci ha lasciato la ministra Fornero con la sua “riforma” del lavoro è pesantemente negativa: non ha migliorato le condizioni delle donne, benché Fornero avesse anche la delega per le pari opportunità, e le ha peggiorate per tutti, “femminilizzando” il mercato del lavoro nel senso di indebolire diritti e tutele dei lavoratori nel loro complesso.
    Una situazione disastrosa su cui è urgente intervenire e che sarà un importante banco di prova del nuovo governo di centrosinistra.

    Celeste Costantino
    http://www.celestecostantino.it

    1. Ringrazio Celeste Costantino per aver postato qui la Sua risposta che, a oggi, è la più chiara e lucida che mi sia pervenuta da parte di una rappresentante di una forza politica di sinistra nella veste di candidata (Sel) in questa corsa elettorale. Rimane però il fatto che la conduzione di questi temi non può, e non deve, solo essere carico di alcun* candidat* ma essere argomento di dibattito pubblico su media e nelle piazze da parte dei leader della sinistra italiana. Forse i candidati e le candidate più sensibili (come anche sulla Pas nel precedente articolo Tommaso Montebello candidato di Rivoluzione Civile) e più preparat* su questi temi, potrebbero sollecitare fortemente i loro leader prima che si arrivi al voto. Grazie

  25. Una lettera importante su un argomento al quale anch’io (poetessa e collega de “il manifesto”) sto lavorando, in particolare sul versante della tutela dei minori dagli aberranti rapimenti di stato. Buon lavoro e andiamo avanti!

  26. Purtroppo non vogliamo ancora convincerci che l’Italia non è affatto il paese di brava gente che ci viene consegnato da certa retorica ma si sta dimostrando sempre più un paese razzista, fascista, xenofobo, omofobo, maschilista, patriarcale, integralista cattolico.

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