Femminicidio a giudizio

Cosa succede nei tribunali d’Italia? perché le donne non si sentono sempre tutelate e difese? perché è così difficile l’approccio giudiziario nei confronti della violenza sulle donne? quali sono le norme che regolano la prevenzione, la protezione e anche la punizione dei reati legati alla violenza – femminicidio, e come vengono applicate? di cosa abbiamo bisogno affinché non si arrivi al femminicidio? per rispondere a tutte queste domande e per fare chiarezza su come contrastare la violenza contro le donne, abbiamo ritenuto opportuno l’avvio di un confronto aperto tra chi lavora su queste tematiche da punti di vista diversi: tra chi opera nei tribunali, come giudici e avvocati, chi fa perizie e profili, come psicologhe e psicologi, e chi invece queste donne le accoglie e le nasconde, quando sia necessario, perché in pericolo di vita, come le associazioni che lavorano sul territorio nazionale con piani di intervento mirati contro la violenza.

Tutto questo, e speriamo anche di più, sarà discusso domani mattina dalle 10 alle 16 a Roma, alla Fondazione Lelio Basso (via della Dogana Vecchia 5), con un confronto tra scelte e programmi, ma soprattutto per elaborare finalmente una strategia concreta e comune di lavoro interdisciplinare per combattere la violenza contro le donne – femmincidio. L’incontro è aperto a chi vorrà partecipare.

 

Locandina della Tavola rotonda “FEMMINICIDIO: ANALISI, METODOLOGIA
E INTERVENTO IN AMBITO GIUDIZIARIO”

 

 

 

 

 

 

Bersani vs Renzi vs femminicidio

Pierluigi Bersani e Matteo Renzi

Parliamo del dibattito dei due candidati premier del centro sinistra che tra pochi giorni si sfideranno al ballottaggio di domenica 2 dicembre: Bersani e Renzi si confrontano al Tg1 condotto dalla giornalista Monica Maggioni. Alle 22.50 scatta l’ora femminicidio e come riporta la Stampa:

Una «vergogna», uno «scandalo». Così i due sfidanti parlano della violenza sulle donne. Il segretario Pd ricorda di aver firmato da poco una proposta di legge che ridefinisce le pene prevede formazione ed educazione, tutele alle donne e sostegno ai centri antiviolenza. «Da lì possiamo partire», spiega. D’accordo anche il sindaco di Firenze che poi si appella ai media per «chiamare le cose con il loro nome» e non definire più i femminicidi «delitti passionali» ma omicidi”.

Bene, ma andiamo a vedere che senso hanno queste parole.

Che Bersani sia favorevole al disegno di legge che la senatrice Anna Serafini sta mettendo insieme da mesi (perché è quello che Bersani ha firmato) mi sembra più che normale e malgrado i limiti che questo disegno di legge ha, è comunque un tentativo di affrontare la questione della violenza contro le donne con una visione ampia che, sebbene ancora un po’ confusa, prevede sostegno e finanziamenti per i centri antiviolenza e modifiche mirate a livello penale. E che il Pd cavalchi la questione del femminicidio, come anche gli altri (vedi ddl Bongiorno-Carfagna che invoca l’ergastolo) è anche normale perché siamo in campagna elettorale e una questione che ormai occupa un giorno sì e l’altro i giornali, fa gola a tutti al di là di cosa farà poi concretamente per affrontare in maniera efficace il problema (cosa abbastanza preoccupante visto che i tempi di una legge sono troppo lunghi per un problema che va affrontato subito con politiche dirette).

Ma che Renzi, che è stato il sindaco che voleva il cimitero dei “mai nati” vicino a Firenze, per farsi eleggere venga a fare lezioni su femminicidio in tv a una giornalista come Monica Maggioni (che certamente non è una donna che ha consumato la sua carriera su una sedia), quello sì che è uno scandalo: è come Isabella Rauti che da una parte vuole combattere la violenza contro le donne e dall’altra appoggia la legge Tarzia della Regione Lazio (come ha fatto) con cui si è cercato di affossare i consultori per svuotare la legge 194 “da dentro”.

Per non essere accusata di essere di parte (anche perché io non voto Renzi ma neanche Bersani), cito testuale un pezzo della Stampa in cui si scriveva a marzo di quest’anno: “Un’area per la sepoltura dei bambini mai nati: è quanto introduce, nel cimitero di Trespiano, il nuovo regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Firenze. Il regolamento prevede il diritto alla sepoltura dei feti, compresi i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento, prevedendo la realizzazione di un’area a ciò destinata all’interno del cimitero di Trespiano, come spiega una nota di Palazzo Vecchio”. Un provvedimento che scatenò diversi commenti tra cui: Tommaso Grassi di Sel disse che “Il nuovo regolamento cimiteriale è un’offesa alle donne che con l’interruzione di gravidanza hanno percorso una via sicuramente dolorosa e difficile. Così il Comune si erge a giudice, e le fa sentire diverse e criminali”; la senatrice Vittoria Franco sottolineò che questa cosa non rispettava “le scelte delle persone e delle famiglie” ma era “una provocazione verso il dramma dell’ aborto e del rapporto delle singole donne con la maternità”; mentre consigliere comunale del Pdl Francesco Torselli disse che era “Un passo importantissimo verso il pieno riconoscimento del valore della vita”.

Allora, perché Renzi fa lezione di femminicidio? Renzi non sa, come magari non sa Rauti, che il femmincidio è un termine con cui si indicano tutte le violenze maschili contro una donna compreso l’atto finale, la soppressione fisica, espressione ultima del controllo maschile. Femminicidio è quando il possesso e il controllo dell’uomo viene espresso con una violenza che comprende violenza psicologica, fisica, sessuale, economica, fino ad arrivare all’annientamento fisico e quindi la morte, perché quella donna ha detto “no, io non ci sto, io scelgo”. La prima arma contro la violenza è quindi l’autodeterminazione delle donne a partire proprio dal corpo e dalla libertà di decidere cosa farne in maniera assoluta e senza dubbio alcuno, tanto che in Italia la legge 194 sull’interruzione di gravidanza si lega proprio alla lotta delle donne per l’autodeterminazione. Ora, prevedere un cimitero per i feti è negare in tutto e per tutto questo principio di autodeterminazione, con una valenza culturale che danneggia gravemente le donne riportandole indietro di secoli, ed è una violenza istituzionalizzata nei nostri confronti  in quanto persone non in grado di intendere e di volere. Ed è come Todd Akin, il senatore repubblicano bocciato alle elezioni americane e sorpassato da una senatrice democratica, che teorizza lo stupro legittimo per cui se una donna rimane incinta – anche fosse a causa di uno stupro – deve portare avanti la gravidanza perché lei è solo un tramite, un corpo che dà vita e non che ha una vita sua e un corpo su cui poter scegliere. Cioé: una violenza.

Se gli uomini vogliono darci una mano in questo percorso di liberazione e di lotta contro la violenza, devono chiedere a noi di cosa abbiamo bisogno, e non pensare che basti riempirsi la bocca con la parola “femmincidio” perché l’hanno scoperta adesso, tanto meno dare lezione e dire che cosa dobbiamo fare, soprattutto se la persona che la fa non conosce bene cosa sta citando. Infine è grave, a mio avviso, che un candidato diciamo “di sinistra” sia così vicino a posizioni notoriamente “di destra”.

Ho bisogno di “Ossigeno”

Ieri alla Camera dei deputati insieme a Marilena Natale, Ester Castano, Marilù Mastrogiovanni, Arianna Voto, Nella Condorelli, e Alberto Spampinato.

Come me, Marilena, Ester e Marilù, il 16% dei 300 giornalisti minacciati in Italia, sono donne che sono soggette anche a intimidazioni di tipo sessista. “Strega”, hanno scritto sotto una mia foto “ritoccata” con i capelli verdi, gli occhi rossi e i denti di fuori come se avessi le zanne, e lo hanno fatto solo perché ho scritto di Pas (sindrome di alienazione parentale) e affido condiviso. Hanno riempito questo blog di frasi indecenti e piene di odio appellandomi con epiteti che non mi riguardano: nazista, razzista, nazifemminsta, e tanto altro. Hanno cercato di intimidirmi con minacce dirette che ho respinto al mittente, mi hanno calunniata manipolando i miei articoli con attacchi personali che niente hanno a che vedere con un sano e proficuo contraddittorio. Hanno minacciato di querelare il giornale facendomi apparire come una che “pianta grane”. Mi hanno indicata e messa alla gogna per aver difeso i senatori e le senatrici, a loro volta minacciati per aver presentato emendamenti al ddl 957 (modifica dell’affido condiviso) che avrebbe introdotto per legge una malattia che non esiste e che il ministero della sanità ha sancito come tale dopo il caso di Padova andato in onda ovunque (e su cui già si sono spenti i riflettori). Mi hanno seguita nelle conferenze per vedere cosa dicevo. Hanno sparso la mia foto nel web come fosse loro e come una “wanted”, una ricercata. Nei gruppi che hanno sui social network, e su cui oltre a incitamento all’odio sostengono la cultura dello stupro fino alla negazione del femminicido, hanno scritto – coprendosi sotto nomi fittizi – che dovevo essere “punita” per quello che stavo scrivendo. Hanno cercato di ridurmi al silenzio in ogni modo su una tragedia che si consuma dentro le mura di casa e che in moltissimi casi nasconde in realtà abusi e violenza domestica. E tutto questo per aver scoperchiato il vaso di Pandora in cui è venuto fuori che oggi in Italia 40.000 bambini transitano nelle case famiglia perché tolti alle famiglie con un costo che varia tra i 3.000 e i 6.000 euro al mese (una cifra che sfamerebbe un’intera famiglia se c’è indigenza) e dove piccole creature sono strappate alle loro madri perché “malati” di Pas, una “malattia” diagnosticata ormai da molti psicologi nelle consulenze all’interno dei tribunali, e che ormai si è infiltrata in maniera capillare, con giudici che preferiscono “medicalizzare” piuttosto che verificare in maniera approfondita attraverso la storia del caso.

Su questa vicenda ho ricevuto tantissima solidarietà: da associazioni e da moltissime persone che mi leggono e mi seguono, e anche dal giornale che ha respinto le accuse che mi venivano fatte e le minacce. E siccome la solidarietà è fondamentale per combattere la paura, per continuare a scrivere e fare inchieste su tutto questo, e per sostenere tutte le colleghe che affrontano ogni giorno la verità dando la possibilità a cittadini e cittadine di usufruire di una corretta informazione: pubblico e chiedo di aderire all’appello lanciato in occasione del convegno “Il velo squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”, che si è svolto a Montecitorio, nella sala Aldo Moro, la mattina del 27 novembre per la Giornata Mondiale indetta dall’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne, con le testimonianze di Ester Castano, Marilù Mastrogiovanni, Marilena Natale, e la mia, per le intimidazioni, minacce, e le violenze subite a causa del nostro lavoro. I lavori sono stati condotti da Nella Condorelli e Arianna Voto, presidenti della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, e da Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno (Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da Fnsi e Ordine dei giornalisti), che ringrazio di cuore per quello che fanno e per la loro dedizione. Il consiglio comunale di Firenze è fra i primi firmatari dell’appello. In Italia, ha detto Alberto Spampinato di Ossigeno, “c’è una crescente intolleranza per il lavoro dei giornalisti e per il giornalismo critico. Ciò produce un numero di minacce, intimidazioni ed abusi che non ha eguali nel’Unione Europea: è necessario portare questi problemi all’attenzione pubblica nell’interesse della democrazia”. E c’è bisogno anche, dico io, che tutta la stampa e l’informazione, anche quella dei “grandi” giornali, torni a fare giornalismo d’inchiesta sganciandosi da compromessi con il potere, per dare voce a chi non ce l’ha e per far emergere la realtà che ci circonda con l’oggettività di cui la nostra professione ha bisogno.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha mandato il suo messaggio dicendo che la violenza contro le donne è ormai “una vera e propria emergenza sociale”, ed è necessario “coglierne la portata e le dimensioni effettive”, e che “Occorrono interventi per tutelare con maggiore efficacia le donne che con coraggio manifestano situazioni di abuso”; mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha scritto che “Le operatrici dell’informazione sono sovente sottoposte a gravi aggressioni, minacce e forme di rappresaglia”, e quindi si augura che Ossigeno serva “a far conoscere un fenomeno di cui si parla poco e delle cui dimensioni non c’è una percezione adeguata”.

Vorrei che tutte queste dichiarazioni istituzionali fossero mantenute. Non mancherà modo di verificarle.

TESTO DELL’APPELLO disponibile sul sito di OSSIGENO :

“Nella ricorrenza della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, celebrata congiuntamente a Roma il 27 novembre 2012, nella sala Aldo Moro del Palazzo di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, per iniziativa della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, dell’Associazione Ossigeno per l’Informazione – Osservatorio sui Giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e ODG, dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio con l’incontro pubblico “ Il Velo Squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste. Le testimonianze, l’Appello”, durante il quale sono state presentate le testimonianze di quattro giornaliste vittime di minacce ed intimidazioni nello svolgimento della loro attività professionale.

Premesso che:

in Italia la violenza contro le donne in quanto donne, continua a generare numerosi e gravi delitti, fra cui oltre cento omicidi l’anno per femminicidio all’origine della violenza contro le donne ci sono in primo luogo le seguenti cause:

1. l’ignoranza del basilare concetto di uguaglianza fra gli esseri umani senza distinzione di genere;

2. il permanere di anacronistici comportamenti discriminatori e di pregiudizi e stereotipi di genere

3. la difficoltà di rendere universalmente accettati i valori della parità;

4. il permanere di condizionamenti culturali e di linguaggi sessisti ampiamente utilizzati anche dai mass media

5. la difficoltà di comunicare con continuità e con la dovuta considerazione (attraverso i mass media) le informazioni sugli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica e alle professioni, nonché notizie competenti ed approfondite sul contesto sociale che rende possibili le violenze e le discriminazioni;

6. in Italia, secondo i più autorevoli certificatori internazionali, l’informazione giornalistica non è “libera” come negli altri paesi dell’Unione Europea, ma “parzialmente libera” a causa delle seguenti ragioni:

a. la concentrazione della proprietà editoriale;

b. l’irrisolto conflitto di interessi fra attività editoriale, attività politico istituzionale, interesse pubblico

c. l’elevato numero di giornalisti sotto scorta, di giornalisti che subiscono minacce, di giornalisti che subiscono intimidazioni per effetto di norme poco garantiste nei loro confronti in materia di diffamazione e di risarcimenti , norme che prevedono esborsi sproporzionati e la pena del carcere, come nei regimi autoritari:

7. sono numerose le donne giornaliste minacciate in Italia a causa della loro attività professionale e alcune di loro sono specificamente impegnate a diffondere informazioni sulle violenze e le discriminazioni subite dalle donne, come è documentato dai Rapporti annuali dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione promosso dalla FNSI e dall’Ordine dei Giornalisti, che ha censito in sei anni oltre mille fra giornalisti e giornaliste vittime di minacce e gravi abusi;

Ciò premesso, si fa appello

alle istituzioni pubbliche, al mondo dell’informazione, alla rete di associazioni impegnate nella promozione dei diritti umani e per la piena affermazione dei valori democratici e del principio di eguaglianza e alla libertà femminile, le forze politiche e parlamentari, affinché:

– sia pienamente e correttamente rappresentata la drammaticità della violenza contro le donne, indicandone le cause articolate e dando spazio al dibattito sul modo di superarla;

– siano utilizzati nella descrizione dei fatti di cronaca e dei femminicidi un linguaggio ed una narrazione coerenti e non sessisti;

– si assumano le iniziative legislative e normative più opportune per rimuovere le cause che fanno dell’Italia un paese in cui la libera informazione ha uno spread negativo;

– si contribuisca attivamente alla promozione di iniziative volte a difendere allo stesso tempo i diritti e la libertà delle donne e la libera informazione, in nome dell’eguaglianza, del diritto dei cittadini/cittadine di essere informati, nell’interesse della pace e dello sviluppo”.

ROMA, Palazzo di Montecitorio, 27 novembre 2012

Io non ho paura: giornaliste coraggiose a Montecitorio

Oggi, martedì 27 novembre, alle 11, a Montecitorio, presso la Sala Aldo Moro, la “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, sarà celebrata con un convegno dal titolo “Il velo squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”. A raccontare le storie ci sarà la sottoscritta, che avrà l’onore di stare insieme a Ester Castano di Magenta (Milano), che ha subito querele e  intimazioni da un sindaco recentemente arrestato; Marilena Natale di Aversa-Casal di Principe, più volte minacciata dal clan camorristico dei Casalesi; Marilù Mastrogiovanni di Casarano (Lecce) minacciata dopo aver rivelato come possono tornare in gioco le imprese messe fuori gioco per legami con la Sacra Corona Unita. Le testimonianze saranno introdotte da Nella Condorelli e Arianna Voto.  Il convegno è promosso dalla Commissione pari opportunità dell’Associazione Stampa Romana, da Ossigeno per l’Informazione – osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, d’intesa con la presidenza della Camera. Parteciperanno fra gli altri il segretario dell’ASR, Paolo Butturini, il presidente dell’Ordine Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato.

da Ossigenoinformazione

VIOLENZA DONNE. PARLANO GIORNALISTE

MINACCIATE. DIRETTA SU WEBTV.CAMERA.IT

Martedì 27 novembre dalle 11 alle 13 a Montecitorio, nella Sala Aldo Moro si terrà un convegno per celebrare la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Parleranno quattro giornaliste minacciate.  L’appuntamento sara’ trasmesso in diretta sulla webtv di Montecitorio (http://webtv.camera.it).

OSSIGENO – Roma, 23 novembre 2012 – Quattro giornaliste italiane che hanno subito gravi minacce e intimidazioni a causa del loro lavoro porteranno la loro testimonianza martedì 27 novembre, alle 11, a Montecitorio, presso la Sala Aldo Moro, in occasione della “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che sarà celebrata con un convegno dal titolo “Il velo squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”.

Nel corso dell’incontro sarà lanciato un appello alle istituzioni e al mondo dell’informazione.

A raccontare in prima persona storie emblematiche di vicende che nel 2012, in Italia, hanno colpito almeno altri trecento giornalisti, di cui il 16% donne, saranno: Luisa Betti di Roma, autrice del blog Antiviolenza del Manifesto, vittima di cyber stalking; Ester Castano di Magenta (Milano), che ha subito querele e  intimazioni da un sindaco recentemente arrestato; Marilena Natale di Aversa-Casal di Principe, più volte minacciata dal clan camorristico dei Casalesi; Marilù Mastrogiovanni di Casarano (Lecce) minacciata dopo aver rivelato come possono tornare in gioco le imprese messe fuori gioco per legami con la Sacra Corona Unita. Le testimonianze saranno introdotte da Nella Condorelli e Arianna Voto.

Il convegno è promosso dalla Commissione pari opportunità dell’Associazione Stampa Romana, da Ossigeno per l’Informazione – osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, d’intesa con la presidenza della Camera.

Parteciperanno fra gli altri il segretario dell’ASR, Paolo Butturini, il presidente dell’Ordine Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato.

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da www.reset-italia.net

Giornaliste Violenza Coraggio

“Il velo squarciato – Intimidazioni e violenze contro le giornaliste”: la Giornata Mondiale indetta dall’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne sarà celebrata a Roma, martedì 27 novembre alle ore 11 a Palazzo Montecitorio, nella Sala Aldo Moro, con le testimonianze di Luisa BettiEster CastanoMarilù MastrogiovanniMarilena Natale, quattro giornaliste che hanno subito intimidazioni, minacce, violenze a causa della loro attività professionale di informatori dell’opinione pubblica.

I lavori saranno introdotti da Nella Condorelli e Arianna Voto, presidenti della Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, e l’Associazione Stampa Romana, d’intesa con la presidenza della Camera dei Deputati. L’iniziativa dal titolo “Il velo squarciato – Intimidazioni e violenze contro le giornaliste” è promossa in collaborazione con l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, e l’Associazione Stampa Romana, d’intesa con la presidenza della Camera dei Deputati.  Per partecipare è necessario accreditarsi entro le ore 12,00 del 26 novembre 2012, chiamando la Segreteria Associazione Stampa Romana, telefono 06.684027.302 /304 o inviando una mail  a segreteria@stamparomana.it . L’accesso al Palazzo sarà consentito fino alle 10.45.  ASP www.ossigenoinformazione.it. Ringrazio  Dafne Anastasi, per la segnalazione che mi ha fatto tramite Facebook:http://www.facebook.com/events/168232026656242/ e l’ invito all’ iniziativa.

Non aggiungo altro, lascio a voi il resto, che è tanto… Queste giovani donne possono solo darci coraggio e noi dobbiamo sostenerle, con rispetto e affetto grandissimo.
Doriana Goracci

 

Luisa Betti è una giornalista esperta di Diritti Umani su donne e minori, e per il Manifesto scrive su argomenti che riguardano violenza di genere, diritti dei minori, discriminazione e trafficking sessuale.

Ester Castano, giornalista di Altomilanese, è stata bersagliata per un anno dalle querele e diffide del sindaco di Sedriano (Milano) Alfredo Celeste, arrestato per rapporti con la ‘ndrangheta.

Marilù Mastrogiovanni, giornalista pugliese, direttrice de Il Tacco d’Italia di Casarano (Lecce), minacciata più volte per i suoi articoli e le sue inchieste sul malaffare e sulle attività mafiose in Salento.

Marilena Natale, è da 15 anni cronista di nera del quotidiano La Gazzetta di Caserta,cominciando giovanissima. Si è occupata dei legami tra il clan dei Casalesi e la politica. Vive da tempo con la protezione della polizia a causa delle numerose minacce che ha subito. 

 

Flash mob di Fatto

Pubblico e con piacere, la lettera che la collega e cara amica, Mariella Magazù, mi ha inviato per commentare il flash mob che qualche giorno fa un gruppo di donne ha fatto all’interno della redazione del Fatto: il giornale che pubblicò l’orribile commento di Massimo Fini alle tre ragazze stuprate – di cui due uccise – in Abruzzo e che poco tempo fa ha pubblicato un articolo negazionista del femmincidio proprio nella rubrica “Donne di Fatto”. Lo pubblico per dimostrare che non sono la sola a sostenere il bisogno di una informazione corretta riguardo la violenza di genere, perché quello di dire le cose come stanno senza trastullare i “bassi istinti dell’uomo predatore”, quella di informarsi prima di scrivere fischi per fiaschi, quella di avere una prospettiva culturale diversa dal maschilismo imperante, è una esigenza comune e fortissima. Ci siamo stufate di leggere raptus ma anche di vedere solo uomini al comando dei giornali a decidere quello sì e quello no, e vogliamo promuovere “la soggettività femminile” a partire dalle redazioni stesse. Basta con la “schiavetta” di redazione o con i recinti da circo, noi vogliamo le donne, certe donne, ai posti di comando.

E grazie Mariella per la tua genialità.

 

DONNE CONTRO LA #VIOLENZADIGENERE – OCCUPAZIONE SIMBOLICA DELLA REDAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO

 

 

Flash mob di Fatto (ma senza appuntamento)

“L’occupazione simbolica, il flash mob di un gruppo di donne nella redazione de “Il Fatto Quotidiano”, dice tutto. Dice quanto i media siano distanti dal dramma femminicidio. Inconsapevoli della barbarie che ogni tre giorni vede una donna uccisa da un uomo strettamente legato alla sua rete affettiva e/o familiare. Impreparati al racconto di una cronaca spietata farcita spesso da pruderie e superficialità. Quel flash mob che sorprende e istintivamente fa dire ai primi giornalisti presenti all’ingresso “Ma con chi volete parlare?” e le attiviste con i cartelli in mano tra cui quello con il nome della campagna “Non sono un media complice” rispondono: “Con tutti i giornalisti”. E qualcuno non ancora convinto, forse femmincidio non l’ha non solo mai scritto, ma neppure letto o sentito che aggiunge: “Ma avreste potuto chiedere un appuntamento”. Come se i flash mob si facessero solo previa prenotazione e in italiano, per correttezza sintattica e grammaticale, dovremmo allora chiamarli “richiesta per autorizzazione di mobilitazione istantanea”: una contraddizione in termini. Uno dei tanti ossimori nel Paese dei paradossi, insomma.  Loro, una ventina di donne  ad anagrafe diversificata, ferme e con calma, replicano: “Noi siamo qui, ma è come se fossimo in una qualsiasi redazione italiana”. Come una piccola marea, le attiviste, guadagnano la strada del corridoio della redazione di via Valadier 42 a Roma, e in fila, uno dietro l’altro ribadiscono cosa non vogliono più leggere sui giornali nel racconto degli omicidi di genere. Della morte di una donna che troppo spesso arriva al culmine di un percorso di violenza domestica o di stalking, oppure soltanto perché ha lasciato un uomo che non ama, o che non la rispetta o la tratta da oggetto. Semplificazioni giornalistiche che non di rado striminziscono persino la cronaca tra le cui righe si annidano, talvolta, giudizi. Le immagini che mercificano corpi e vite senza che via sia la dignità di una storia diversa dalla rappresentazione plastica e mortificante e persino compassionevole e scagionatrice che l’informazione ha fatto della violenza contro le donne, attraverso titoli del tipo “Delitto passionale, dramma della gelosia e affini”. O anche pubblicando immagini in cui le donne sono oggetto di mero complemento all’inscalfibile senso della virilità, diventata fregio e valore degli ultimi vent’anni. E ancora in parte lo è. Un paio di minuti e interrotta la riunione di redazione, si materializza il direttore Antonio Padellaro. Interloquisce con le attiviste, parlando di un clima di violenza generale nel Paese e disquisendo sull’uso del termine “femminicidio”, con quasi imbarazzo e poca conoscenza della questione. Ma il giorno dopo “Il Fatto Quotidiano” ha evidentemente approfondito, tanto da pubblicare il video del flash mob, girato fino a 24 ore prima solo perché diffuso dalle stesse attiviste.  Incredibilmente e forse perché a ridosso delle elezioni –casualità – politici e giornali, si accorgono del 25 novembre. Sarà perché la ministra della Giustizia Paola Severino dichiara: “Siamo pronti a ratificare la convenzione di Istanbul”, mentre la titolare del ministero del Lavoro (che non c’è) con delega alle Pari Opportunità, Elsa Fornero, invece, l’ha solo firmata a Bruxelles. Ma se due ministre ne parlano, altre due parlamentari da destra e sinistra presentano altrettante proposte di legge, allora e solo allora, per larga parte del giornalismo italiano un fatto diventa notizia. E dire che lo scorso anno quando l’Onu inviò in Italia la propria rappresentante Cedaw, (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) Violeta Neubauer che al governo italiano le ha cantate chiare, nessuno spazio. Come nessuno spazio negli anni hanno avuto le tante associazioni e donne che ogni giorno combattono la violenza contro di noi. No. C’erano le olgettine,  il rubygate e la crisi inesistente secondo l’allora presidente del Consiglio. Qualche articolo sulla legge anti stalking – i cui dati sono ancora assai parziali – con buona pace del 25 novembre 2011 scivolato quasi silente sugli organi di informazione. A piede pagina. Come quasi tutta la rappresentazione che il giornalismo italiano nel suo insieme,  continua a fare della nostra vita in questo Paese. Della vita di chi è italiana per nascita o per caso, di chi qui è arrivata per scelta o costrizione – prostituzione di importazione – di chi consapevolmente è oggetto di piacere per guadagnarsi meriti al netto di competenze, al pari di chi invece ha competenze e niente merito, ma difende la propria identità di genere nella differenza: quella che tra donne e uomini esiste, ognuno nel  proprio operare ed essere cittadina/o, ma anche giornalisti; ogni giorno assieme come corpo Paese, Nazione, da Nord a Sud. Ma su giornali, radio, tivù e on line queste ultime non trovano spazio, e quando accade la notizia ha sempre qualcosa di eccezionale: come chi viene uccisa per amore. Ma così anche questo è un ossimoro e pure un paradosso. L’amore non è morte, ma il suo opposto: vita.  Ecco, le donne del flash mob a “Il Fatto” hanno chiesto il racconto della vita reale del Bel Paese: che comprende anche le 120 donne uccise dall’inizio del 2102. Da uomini. Ecco perché non sono vittime di amore. Ma di assassini”.

(Mariella Magazù)

Violenza: le donne non sono stupide

Giudica i violentatori. Non le donne.

 

Mi ricordo il 25 novembre di due anni fa quando scrissi un pezzo dal titolo emablematico: “Violenza sulle donne, mattanza silenziosa”, dopo che i centri antiviolenza mi chiamarono disperati perché le donne continuavano a morire e non sapevano come fare perché nessuno si filava la notizia. Oggi la situazione invece è fortunatamente ribaltata: di femmincidio ne parlano tutti e la stampa e la tv è piena di storie su questo fenomeno. Eppure bisogna stare attente perché oltre ai tantissimi eventi e manifestazioni che nel Paese si accavallano, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne rischia di essere un boomerang all’italiana, perché senza decisioni serie, dirette, e senza una risposta istituzionale con politiche concrete per contrastare il femmincidio, potrebbe essere che dopo la valanga mediatica tutto poi rimanga com’era.

Per fermare il femmincidio le deputate Bongiorno (Fli) e Carfagna (Pdl) sostengono un ddl che è la proposta di modifica di alcuni articoli del codice penale per dare l’ergastolo a chi uccide “in reazione a un’offesa all’onore proprio o della famiglia” (onore? Il delitto d’onore da noi è stato cancellato nel 1981), chiedendo di introdurre l’aggravante negli omicidi a seguito di maltrattamenti (già c’è, ed è stato introdotto a ottobre con la ratifica della Convezione di Lanzarote) e introducendo il matrimonio forzato (un grosso problema per l’Italia). Cioè: nulla. La senatrice Anna Serafini, che sta costruendo un ddl per il contrasto al femminicidio, pur con tutta la buona volontà, non ha ancora chiaro quali siano i punti nodali per affrontare il problema e continua a girare in tondo con un documentone che andrebbe snellito e rivisto attentamente prima di portarlo in giro; mentre il suo partito, il Pd, lancia l’iniziativa “scarpette rosse” perché sia mai che poi si dica che loro non hanno fatto nulla sulla violenza (alcune deputate del Pd indosseranno scarpe rosse con lo slogan: Scarpe rosse eppur bisogna andar). Alla ribalta è tornata anche Isabella Rauti che invece su questi temi sa il fatto suo, e che per questo ha lanciato due giorni fa una campagna ben finanziata con l’associazione “Hands off Women-How”, che parte dal fatto che le violenze di genere “non possono essere considerate fatti individuali e privati, ma devono essere affrontate e contrastate come responsabilità collettive”: proprio lei che ha appoggiato alla Regione Lazio la Legge Tarzia contro i consultori cercando di affossare la legge 194 sull’interruzione di gravidanza? Non lo sa che la lotta alla violenza comincia dall’autodeterminazione a partire dalle scelte che riguardano il proprio corpo? Anche il Vaticano è degno di nota perché preannuncia scenari di interessanti alleanze: “la donna – si legge sull’Osservatorio Romano nel suo editoriale – conquistati i diritti, è diventata cittadina a pieno titolo, ed è un giro di boa troppo grande da accettare nei rapporti domestici di ogni giorno”, frasi che echeggiano nelle mie orecchie perché già sentite da una parte di Snoq (Se non ora quando) quando sono stata al grande convegno sulla violenza di genere “Mai più complici” a Torino (metà ottobre) e in cui più volte ho sentito dire che in realtà la violenza sulle donne è scatenata dalla non accettazione dell’emancipazione da parte dei maschi che, poverini, non sanno da che parte girarsi (magari fosse così semplice).

Nel mondo 140 milioni di donne hanno subito qualche forma di violenza (una su tre), che è anche la prima causa di morte o invalidità tra i 16 e i 44 anni, e ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine, mentre in Italia 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito nella vita almeno un tipo di violenza. Eppure una delle emergenze più forti rimane, qui da noi, la violenza domestica che compone l’85% della violenza nel suo totale. E allora passiamo al governo, che sui femmincidi non è stato capace di dare neanche un riconoscimento pubblico dicendo: sì, è vero, queste donne sono vittime di femmincidio perché uccise con movente di genere. Un governo che, ripreso più volte dalle Nazioni Unite – con le raccomandazioni Cedaw (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) e quelle della special rapporteur dell’Onu, Rashida Manjoo – non ha alzato un dito neanche a fronte di scadenze (entro fine dicembre 2012) che riguardano le richieste urgenti dell’Onu e che sono: “trovare il modo di finanziare stabilmente i centri antiviolenza, monitorare l’applicazione della 154/2001 (provvedimento che dispone l’allontanamento con cui il giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ndr), aprire un’inchiesta per verificare se sussista una responsabilità in tutti quei casi in cui la donna è stata uccisa da una persona nei cui confronti aveva già sporto una o più denunce” – come dice Barbara Spinelli, avvocata Piattaforma Cedaw.

E quindi poniamo alcune domande, e diamo alcune risposte.

Il ministro degli affari esteri, Giulio Terzi, ieri ha detto sul 25 novembre che: “Non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia di fronte ai casi di violenza, di abuso e di maltrattamenti sulle donne. Istituzioni, parti sociali, mondo dell’associazionismo, magistratura, forze dell’ordine: tutti insieme dobbiamo fare di più”. Risposta: mai abbassata la guardia, l’associazionismo si è preso la responsabilità dello Stato creando servizi a supporto delle donne che subiscono violenza e mantenendo a stento, e con finanziamenti a singhiozzo, un lavoro altamente professionale; mentre le forze dell’ordine spesso tendono ancora oggi a rimandare a casa le donne che subiscono violenza domestica, accanto a una Giustizia che non sempre è in grado di difendere queste donne.

La ministra del Lavoro e delle Pari Opportunità, Elsa Fornero, sempre ieri sulla violenza, ha detto: “Ho avuto modo di incontrare molte donne, di sentire ancora fortissima la violenza, la pressione e la distanza nei confronti delle donne in molti ambiti, anche all’interno della famiglia, nei posti di lavoro: quindi il tema è più che mai attuale. Molte ricerche dimostrano che laddove il lavoro è sia della donna che dell’uomo nella famiglia i bambini vivono meglio, non solo in termini materiali ma anche di benessere psicologico. Quindi c’è una maggiore sicurezza”. Risposta: mi viene da ridere, proprio lei, ministra, che ha ridotto questo paese sul lastrico in un contesto in cui le donne sono le prime ad uscire dal mondo del lavoro e a rimanere, come si dice: con le pezze in quel posto? Le donne, per merito suo, sono le prime a essere disoccupate, e in momenti di crisi sono costrette anche a prendersi il carico di un welfare ridotto all’osso, tutto gratis, un regalino che la cultura fa passare come “lavoro di cura adatto a una donna-madre-moglie-schiava”. Un panorama in cui le donne che subiscono violenza domestica rimangono a casa a farsi massacrare dal marito, perché non hanno un’indipendenza economica e non sanno dove andare.

La ministra di Giustizia Paola Severino, ha invece riconosciuto ieri la natura culturale della violenza sulla donne, riconoscendolo come fenomeno trasversale che avviene sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri: “Il problema sociologico della violenza sulle donne – ha osservato Severino – non riguarda le donne, visto che tutte le fasce di donne sono colpite, ma riguarda la cultura degli uomini, una cultura che si radica nel senso del possesso. Mariti, padri, fratelli, amanti che ritengono di dover possedere la loro donna, le creano attorno una specie di cerchio di fuoco, la allontanano dal resto della famiglia, la isolano, la amano in modo folle, malato, la picchiano. E la donna non reagisce, perché non è supportata, è isolata, si vergogna e ritiene che l’amore possa vincere tutto e questo è un grande errore. Invece bisogna creare una cultura dell’antiviolenza”. In più ha ribadito la necessità della ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica, e ha riconosciuto come lo stalking possa sfociare nel femmincidio, mentre sull’inasprimento delle pene ha detto che “può essere un segnale importante, ma fondamentale è l’applicazione della pena esistente”.

Ebbene, la mia risposta alla ministra Severino sarà molto articolata.

Ieri sono stata a Napoli a moderare un Convegno dal titolo “Adultocentrismo, separazioni conflittuali, nuove forme di violenza su donne e bambini. La terapia della minaccia e l’allontanamento coatto nelle c..d. case famiglia”, un evento nato dalla campagna della piattaforma “30 anni di Cedaw: Lavori in corsa” e promosso da un felice connubio tra napoletane, come Elena Coccia  (Vice Presidente del Consiglio comunale  di Napoli) e toscane come Sara Vatteroni (membro ELWN European Liberal Women’s Network e responsabile nazionale del dipartimento Democrazia Paritaria di IDV). Un convegno che è durato 6 ore con una sala (al Maschio Angioino di Napoli) strapiena e vivace, fatto da interventi di alto livello e testimonianze forti. Qui ho sentito storie di ordinaria violenza fatta su donne e bambini prigionieri in casa, torurati e costretti a una vita umiliante e senza via di uscita. Ho visto donne con il viso provato da una sofferenza immane confessare come si siano dovute difendere prima dai mariti che le massacravano in casa e poi nei Tribunali italiani perché non credute e trasformate da vittime a imputate della loro stessa pena. Ho ascoltato psicologhe che faticavano a raccontarci come perizie di abusi sessuali su minori da parte di familiari fossero travisate e manipolate da Ctu (Consulenze d’ufficio) e da servizi sociali pronti a ridare in mano bambini ai loro abusanti tra le mura domestiche, con madri disperate perché non riuscivano a difendere né se stesse, né soprattutto i loro figli, dalle violenze. Ho appreso che due gemelle di 4 anni che subivano lavaggi intrusivi dal padre ogni volta che lui tornava a casa, non sono state credute malgrado nei colloqui fosse chiara la violenza subita, con una madre disperata e non creduta in sede di giudizio, dove è stato detto che il padre era solo “maldestro” nei lavaggi. Ho sentito il racconto di una signora che dopo la nascita della figlia è dovuta fuggire in ciabatte dalla sua casa con la piccola in braccio, e che dopo essersi messa in salvo in casa dei genitori, si è vista tornare il marito  “accasato con un’altra” pretendendo l’affido della bambina con richiesta di decadenza della potestà materna. Tutte donne che subiscono violenza in casa e che cercano di difendere se stesse e i loro figli da abusi e maltrattamenti, subiti o assistiti, e che quando chiedono aiuto alla giustizia, non solo non sono credute, ma rischiano anche di perdere i loro bambini che sono considerati “malati” perché se denunciano violenze è solo perché sono manipolati dalla madre.

Ho appreso che la famigerata Pas (sindrome di alinanzione parentale) viene automaticamente richiesta nella maggior parte dei casi di violenza denunciata o accertata da parte del partner, e che una volta “certificata” da una Ctu il giudice non chiede prove, non verifica testimonianze, ma rinchiude il minore nelle case famiglia dove ormai vivono in Italia, circa 40.000 minori. A Napoli medici, psichiatri, avvocati hanno ribadito che sebbene anche il ministero della salute abbia messo nero su bianco che questa sindrome non esiste, viene ancora applicata nei tribunali italiani. Maria Serenella Pignotti, neonatologa, pediatra, medico-legale del Meyer di Firenze, ha detto che il ministero della Sanità conferma che l’80% dei bambini è in ottima salute e vorrebbe vedere dove sono tutti questi piccoli malati di Pas. Annamaria Raimondi, di D.i.re (Donne in rete contro la violenza) e Elvira Reale, psicologa del Presidio Ospedaliero S. Paolo (Sportello Antiviolenza donne e minori) hanno detto che le perizie psicologiche nei casi di maltrattamento e violenza, sottostanno spesso “a un pregiudizio in cui è forte il dislivello di potere esistente tra uomini e donne”, e dove la donna che denuncia, magari dopo anni di maltrattamenti e in uno stato mentale di forte disagio psicologico, viene trattata come una poveraccia non credibile nel racconto delle violenze sia se sono state subite da lei che dai minori in casa. Flora Antinolfi, dell’associazione Giuristi Democratici, ha detto che i minori sono ormai come un “pacco” da affidare all’uno o all’altro da parte dei giudici, e pochi si chiedono seriamente perché un bambino non vuole vedere un genitore; mentre per Sara Vatteroni (Idv) “se il bambino rifiuta di vedere il padre e se viene denunciato un abuso, un atto di pedofilia o di molestia sessuale, il padre ricorrerà alla Pas per dire sempre e comunque che si tratta di condizionamento della volontà del minore da parte della madre”.

Tutto questo, ministra Severino, succede nei tribunali civili e nei tribunali dei minori di tutt’Italia, e succede per superficialità, per incompetenza, e per un pregiudizio radicato, per quella cultura di cui parla anche lei e che sta rovinando la vita di tantissime donne compresi i figli. Ma non basta dirlo, bisogna evitare che succeda, e non dicendo cosa devono fare le donne ma rendendo più competente quella magistratura, quelle forze dell’ordine e tutto il personale che istituzionalmente dovrebbe difendere e creare un muro tra la violenza e le sue vittime. Le donne non denunciano perché sanno che non saranno credute, che saranno umiliate, che le loro parole sarannno sottovalutate, e rimangono in casa a subire violenza, fino anche a morirne, perché non vogliono subire sulla loro pelle un altro tipo di violenza, che è ancora più degradante: quella istituzionale. Le donne non sono stupide.

No More! 25 novembre

Pubblico le iniziative della Convenzione No more! in vista del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Onu dal 1999. Le iniziative di No More! che si stanno svolgendo in tutta Italia, sono il risultato delle adesioni di associazioni e realtà territoriali che aderendo, hanno fatta propria la Convenzione, e per questo stanno organizzando a un ritmo incalzante, iniziative volte a far conoscere, a discutere e a informare sulla Convenzione in tutto il territorio italiano. Oltre alle adesioni e alle sottoscrizioni personali, la Convenzione ha ricevuto diverse lettere, tra cui la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quella di adesione pubblica di Susanna Camusso, segretaria nazionale Cgil.  Ieri l’on. Rosa Villecco Calipari ha anche presentato al governo una interpellanza parlamentare che riportiamo qui sotto insieme alle lettere e alle adesioni.

Calendario

Iniziative 

Convenzione NoMore!

Giornata mondiale 

contro la violenza sulle donne 

25 Novembre

http://www.nomoreviolenza.it/

adesioni@nomoreviolenza.it

15-25 novembre

Modena

Altre parole per Dirlo: diamo corpo e Parola alla forza delle donne  Comune di Modena con Associazione Casa delle donne contro la violenza, UDI modena etc. In particolare l’Udi di Modena , in occasione del 25 novembre, leggerà pubblicamente tale Convenzione, facendo partecipi quante e quanti ascolteranno, delle richieste che questa convenzione porta avanti

24 Novembre

Palermo

Teatro Biondo rappresentazione teatrale “Ferite a Morte” di e con Serena Dandini

La Spezia

ore 16,30 centro S.Allende- Questo non è amore- organizza Udi LaSpezia con Codice Donna

Genova

pomeriggio le donne della rete Donne per la Politica saranno in piazza intorno alla fontana (la cui acqua sarà rossa,) per informare e parlare anche di NoMore!

Torino

(da definire)

Lodi

(da definire)

Milano

dalle ore 15,00 alle ore 19,30, Aula consiliare di zona 2, viale zara 98/100, tavola rotonda di  informazione e dibattito con proiezione di documentario alle ore 18,30“Una su tre” di Antonio De Luca, Nerina Fiumanò e Stefano Villani, Ore 21 nella Ex-chiesetta del Parco Trotter, Via Mosso 7 spettacolo teatrale “Billie Holiday. Una donna oltre la leggenda” di e con Eleonora Dall’Ovo. . Eventi realizzati da: Comune di Milano -Consiglio di Zona 2, Associazione Comitato Vivere in Zona 2, ArciLesbica Zami, UDIhub.

Catania

ore 9,30 incontro con il Prefetto, ore 10-13 piazza Università e piazza Duomo,  Associazioni,  gruppi, singole firmatarie della Convenzione animano le piazze Saranno presenti banchetti per raccogliere le adesioni

Rovereto (TN)

15 alle 17, Piazza Erbe, iniziativa per la Giornata del 25 novembre. organizza SNOQ Trentino

25 Novembre

 Roma

Open Day Casa Internazionale delle donne, giornata porte aperte con iniziative di informazione sulla Convenzione

Bologna

25 Novembre iniziativa pubblica rete delle donne

Ferrara

Iniziativa pubblica uslle donne pakistane acidificate con Pala Castagnotto CGD e Vera Perri – Udi

Milano

dalle 17.00 alle 23.00 nella Ex-chiesetta del Parco Trotter, Via Mosso 7- maratona cinematografica per riflettere insieme:film Boys don’t cry” (USA, 1999) di Kimberly Peirce film “Racconti da Stoccolma” (Svezia 2007) di Anders Nilsson. Eventi realizzati da: Comune di Milano – Consiglio di Zona 2, Associazione Comitato Vivere in Zona 2, ArciLesbica Zami, UDIhub.

Napoli

p.zza del Plebiscito Gazebo le associazioni locali aderenti a NoMore! incontrano la cittadinanza

Carpi

ore 17 sala Perruzzi, incontro dibattito con documentario “lavorano a strada” di Alessandra Marolla Organizzato da UDI Carpi, Libera, CIF, Comune di Carpi, centro ascolto Vivere donna, sezione di Amnesty international

Imola

dalle 10 alle 12, Piazza Matteotti iniziativa- In piazza: i nostri corpi, la nostra voce, la nostra forza. Insieme, contro la violenza sulle donne-organizza Trama di Terre/Centro Interculturale delle donne, UDI Imola, Coordinamento donne Cgil e Spi Cgil Imola

Pescara

dalle 10.00 alle 14.00 p.za Sacro Cuore, ore 11,00-12,00 libreria Feltrinelli, ore 17,30 Libreria  Mondadori, iniziative varie, organizza associazione Ananke

Orte

ore 16.00 piazza del Plebiscito sala delle Bandiere –C’è violenza ogni qualvolta non c’è consensoOrganizza Ass. Erinna

26 Novembre

Bari

iniziativa del Comune e iniziativa del centro donna Giraffa

Enna

ore pomeridiane, manifestazione in ricordo di Vanessa Scialfa nel giorno del suo compleanno. Sarà presente NO MORE Convenzione – Catania

Lentini (SR)

ore 17 via Regina Margherita 28, Leggi con UDI – Iniziativa a sostegno di NO MORE Convenzione. Saranno raccolte adesioni alla Convenzione

27 Novembre

Francofonte (SR)

Scuola Media Iniziativa a sostegno di NO MORE Convenzione UDI Lentini interpreta pièce teatrale “Passi affrettati” di Dacia Maraini

28 novembre

 Genova

presentazione pubblica della convenzione antiviolenza NO MORE con la partecipazione di Rosangela Pesenti e Lidia Menapace organizzato dalla”Rete di donne per la politica” di Genova presso la sala del Consiglio Provinciale. Con il Sindaco di Genova, Marco Doria ed il governatore della Regione Claudio Burlando. L’intento delle associazioni è quello di far aderire alla petizione sia il Comune che la Regione e rimarcare ulteriormente la necessità che il problema della violenza di genere sia assunto dalle istituzioni come problema sociale a cui dare risposte concrete attraverso azioni di prevenzione e azioni di sostegno alle donne vittime di violenza con  il sostegno economico ai Centri Antiviolenza

29 Novembre

 Comune di Codigoro

Iniziativa Pubblica ore 9.00 presso il Comune organizza UDi Ferrara

Comune di Ro

Consiglio Comunale ore 16.00 organizza UDI Ferrara

Comune di Tresigallo

Consiglio Comunale ore 21 organizza UDI Ferrara

Roma

ore 9.30 Sala delle Lauree facoltà di giurisprudenza Univer. La Sapienza- convegno “Donne e cultura”- con Fondazione Pangea si presenterà la convenzione NoMore!ore 19,15, Università Jhon Cabott,via della Lungara 23 – Women against violence-cosa è la violenza di genere, quale risposte in NoMore!-organizza  Ipazia Club con Fondazione Pangea

30 Novembre

Bologna

Teatro Duse, ” Ferite a Morte” scritto e diretto da Serna Dandini a sostegno della Convenzione NoMore! contro la violenza maschile sulle donne

Jesi

ore 18,30 presso la Casa delle Donne di Jesi presentazione Convenzione NO MORE! Organizza UDI Jesi

1 Dicembre

Isernia

approfondimento sulla Convenzione NoMore, organizza  associazione Inanna Berra, ore 16.00 – Berra, Biblioteca comunale Commissione Pari Opportunità-Donne Diritti Democrazia e  Convenzione NO MORE!-organizza UDI e CGD

8 dicembre

Orvieto

Approfondimento sul femminicidio, organizza l’Albero di Antonia

9 Dicembre

 Genova

teatro della Corte, “Ferite a Morte” scritto e diretto da Serena Dandini a sostegno della Convenzione NoMore! contro la violenza maschile sulle donne

14 dicembre

Casalecchio di Reno (BO)

ore 14,30  – Sala Consiglio Comunale Casalecchio di Reno incontro con i nove sindaci e assessore/i alle pari opportunita’ del distretto territoriale. Organizza UDI Bologna

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Risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

alla lettera inviata dalla Convenzione No more!

 

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Adesione di Susanna Camusso, Segretaria Generale della Cgil alla “Convenzione contro la violenza maschile sulle donne – femminicidio”

E’ molto importante la scelta fatta da tante associazioni e realtà nazionali della società civile di promuovere e proporre a tutte le Istituzioni una Convenzione per contrastare e prevenire la violenza contro le donne e contro i diritti umani.
La Convenzione richiama le Istituzioni alla loro responsabilità,ricorda come la libertà femminile sia la premessa di civiltà del paese, afferma in modo inequivocabile che la violenza maschile sulle donne non è un tema privato, mai:nè quando la violenza avviene tra le mura domestiche,nè quando si esprime in tante forme nei luoghi di lavoro .
Al contrario il contrasto alla violenza sulle donne è un grande tema politico.
Ma non è solo una scelta importante. Il richiamo che la Convenzione lancia alla responsabilità delle Istituzioni è un atto necessario e lo è per moltissime ragioni.
Per il numero crescente di femminicidi in Italia;per il persistere di tendenze socio-culturali che minimizzano o giustificano la violenza domestica;per l’assenza di osservatori per la rilevazione sistematica dei dati;per la stessa rappresentazione del corpo delle donne nei media e nella pubblicità;per la sostanziale esclusione delle donne dalla vita pubblica e dal lavoro;per la scarsa efficacia delle misure di contrasto fin’ora messe in atto;per la stessa debolezza e non completa attuazione del Piano nazionale Antiviolenza del Dipartimento Pari opportunità. Per tutte le ragioni cioè che la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, ha elencato nel suo terribile rapporto sull’Italia.
Ma c’è violenza anche nel mondo del lavoro.La crisi che investe l’economia italiana è affrontata con politiche recessive di austerità che il Sindacato Europeo proprio oggi 14 novembre ha contestato con la mobilitazione e lo sciopero: questo approccio ci condanna alla recessione e rende il lavoro sempre più precario e i giovani e le donne sempre più soli.
Sappiamo quanto la precarietà esponga le lavoratrici native e migranti al ricatto sessuale ,quanto faccia proliferare le dimissioni in bianco,indebolisca la sicurezza nei luoghi di lavoro e alimenti il mobbing.
Anche per questo chiediamo da tempo che venga recepito in Italia l’accordo quadro europeo sulle molestie e sulla violenza sul luogo di lavoro firmato a Bruxelles ben tre anni fa,nel 2007, dal sindacato europeo e dalle associazioni delle imprese.
Sono convinta che la violenza contro le donne sia una sconfitta per tutti, come abbiano voluto scrivere nello striscione appeso sulla porta della sede nazionale della Cgil.
Per tutto questo sottoscrivo la Convenzione no more.

 

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INTERPELLANZA PARLAMENTARE

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del Lavoro e Politiche Sociali

per sapere; premesso che:

la risoluzione numero 54/134 del17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne;

le notizie di cronaca continuano a riproporre quotidianamente notizie di donne uccise sottolineando che il fenomeno della violenza maschile sulle donne  delinea un dramma umano e sociale che molto spesso si consuma all’interno delle mura domestiche, nei nuclei familiari e nella sfera degli affetti e che sollecita iniziative urgenti per la prevenzione e la protezione delle donne e  minori che molto spesso vi sono coinvolti;

Ad oggi gli unici dati degli omicidi di donne commessi da uomini sono raccolti dalla stampa nazionale e locale e dalle organizzazioni e associazioni specializzate nella lotta contro la violenza sulle donne. Dall’inizio del 2012 ci sarebbero stati almeno 105 i casi di femminicidio senza contare le vittime collaterali, di cui di seguito si fanno i nomi e i cognomi: 02-gen Chiesuol del Fosso,Ferrara Lenuta Lazar; 03-gen Milano Yuezhu Chen; 05-gen Putignano (Bari) Antonella Riotino; 05-gen Piana di Monte Verna, Caserta Angela Santabarbara; 09-gen Atripalda (Avellino) Fabiola Speranza; 12-genTrapani StefaniaMigali; 12-gen Trapani Nunzia Rindinella; 13-gen Monza (MB) Sharna Abdul Gafur; 14-gen Scicli (Palermo) Rosetta Trovato; 14-gen Civitanova Marche (Macerata) Grazyna Tarkowska; 15-gen Marano, Napoli Enza Cappuccio; 24-gen Mandas, Cagliari Maura Carta; 26-gen Porto Potenza Picena (MC) Andreea Christina Marin; 27-gen San Marco Argentano (CS) V. P. ; 04-feb Milano (MI) Leda Corbelli; 04-feb Fognano (PR) Domenica Menna; 05-feb Palermo Loweth Edward; 05-feb Parma Ave Ferraguti; 05-feb Lanciano (Chieti) Elda Tiberio; 07-feb Palermo Rosanna Siciliano; 08-feb Napoli nd; 08-feb Novara Giuseppina Sciaulino; 13-feb San Giuliano Milanese (MI)Antonia Bianco; 15-feb Firenze nd; 16-feb Latiano(Brindisi) Tommasina Ugolotti; 17-feb Modena Edyta Kozakiewcz; 24-febSiracusa ElisabettaFacchiano; 24-feb Maniago, Pordenone Fernanda Frati; 24-feb Cavriana(Brescia) Qiaoli Hu; 26-feb San Mauro Torinese (TO) Anthonia Egbuna; 26-feb Eboli, SalernoMaria Ricci; 28-feb Novara Brunella Cock; 01-mar Grottaminarda (AV)Patrizia Klear; 02-mar Pianura (NA) Gabriella Lanza; 04-mar Brescia (BS) Francesca Alleruzzo; 04-mar Brescia (BS) Chiara Matalone; 04-mar Mozzecane (VR) Gabriella Falzoni; 05-mar Piacenza (PC) Esmeralda Hilsa Romero Encalada; 06-mar Torino (TO) Anna Cappilli; 15-mar Barletta (BT) Maria Diviccaro; 15-mar Barletta (BT) Maria Strafile; 18-mar Caselle Torinese (TO) Rita Pullara; 19-mar Mesagne (BR) Concetta Milone; 23-mar Ladispoli (Roma) Annamaria Pinto; 26-mar Prata Sannita (CE) Carmela Iamundi; 26-mar Noale (VE) Hane Gjelaj; 26-mar Formigine (MO) Lin Huihui; 28-mar Torino (TO) Alfina Grande; 07-apr Cirò Marina (KR) Silvana Rustia; 12-apr Calenzano (FI) Gianna Toni; 17-apr Napoli Concetta Paracolli; 19-apr Vittorio Veneto (TV) Giacomina Zanchetta; 20-apr Fontana di Rubiera (RE)Tiziana Olivieri; 24-apr Enna (EN) Vanessa Scialfa; 30-apr Cuneo (CN) Pierina Baudino; 02-mag Cresenzago (MI) Matilde Passa; 05-mag Santeremo (BA) Carmela Russi; 05-mag Montecchio Maggiore (VI) Julissa Feliciano Reyes; 06-mag Pegli (GE) Giovanna Sfoglietta; 07-mag Villaricca (NA) Alessandra Cubeddo; 07-mag Avezzano (AQ) Mariana Marku; 12-mag Alessandria Dayana Desiree Carabali Castillo; 17-mag Paternò (CT) Enza Maria Anicito; 28-mag Fiorenzuola d’Adda (PC) Kaur Balwinde; 29-mag Brusciano (NA) Vincenza Zullo; 30-mag Biella Teresita Trompeo; 31-mag Cervia (FC) Sabrina Blotti; 31-mag Ferrara Emilia Romagna Ludmila Rogova; 01-giu TivoliClaudia BiancaBenca; 07-giu Staranzano (Go) Rosina Lavrencic;71 10-giu Milano Marika Sjakste; 15-giu Campeggine (Reggio Emilia) Alena Tyutyunikova; 17-giu Desio (Milano) Franca Lo Iacono; 19-giu Merano Erna Pirpamer; 19-giu Solofra (Avellino) Jasvir 24-giu Consandolo (FE) Raachida Lakhdimi; 27-giu Legnano (MI) Lombardia Stefania Cancelliere; 30-giu Formica (MO) Emilia-Romagna Anna Gombia; 02-lug Palma Campania (NA)Alessandra Sorrentino; 02-lug San Donato Milanese (MI) Antonina Nieli; 02-lug Massa Carrara nd; 05-lug Trapani Maria Anastasi; 11-lug Trigolo (CR) Lyzbeth Zambrano; 12-lug Marzabotto (BO) Clara Comellini; 12-lug San Mauro Torinese (TO) Mariangela Panarotto; 16-lug Casamassima (BA) Francesca Scarano; 20-lug Visco (UD) Samantha Comelli; 24-lug Milano Marittima (RA) Sandra Lunardini; 31-lug Torre del Greco (NA) Anna Iozzino; 09-ago Castello d’Annone (Asti) Lisetta Bardini; 23-ago Gela (CL) Iolandadi Natale; 24-ago Sondrio Loredana Vanoi; 26-ago Lucca Bruna Giannotti; 02-set Fano (PU) Mariola cgt. Hoxha; 02-set Torino (TO) Laila Mastari; 06-set Terranuova Bracciolini (Ar) Sebastiana Corpora; 07-set Chivasso (To) Pasquina Di Mascio; 09-set Bolzano Svetla Fileva; 09-set Tagliacozzo (Aq) Maria Teresa Campora; 15-set Milano Alessia Francesca Simonetta; 24-set Amantea(CZ) Carmela Popolato; 07-ott Padova Erica Ferrazza; 11-ott. Collegno (Torino) Vincenzina Scorzo; 20-ott. PalermoLucia Petrucci; 11-nov. San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) Antonietta Paparo;

Dai dati Eures-Ansa si riporta che gli omicidi di donne per mano di mariti ex coniugi e conviventi sono in aumento. Dai dati tratti dallo studio “Il costo di essere donna. Indagine sul femminicidio in Italia” promosso dalla Casa delle Donne di Bologna si evidenzia il crescere dell’emergenza. Nel 2006 i femminicidi furono 101, nel2007 107, nel2008 112, nel2009 119mentre nel2010 127. Va comunque considerato che, non trattandosi di dati ufficiali, c’è un rilevante «sommerso» che riguarda, ad esempio, i delitti di donne vittime della tratta o legate al mondo della prostituzione, donne senza permesso di soggiorno la cui eventuale scomparsa non viene denunciata, a meno che non venga ritrovato il corpo della vittima; i suicidi indotti provocati da episodi di violenza;

La violenza di genere è un problema non di oggi ma strutturale, ed  emergeva già molto chiaramente nel 2007 nell’unica ricerca specifica effettuata dell’ISTAT, “Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”. Nella ricerca si evidenziava molto chiaramente che nel 2006 erano 6 milioni e 743 mila le donne dai sedici ai settant’anni vittime di molestie o violenze fisiche sessuali nel corso della vita (una donna su tre tra i 16 ed i 70 anni); che circa 1 milione di donne era stata vittima di stupri o tentati stupri (il 4,8 per cento della popolazione femminile globale); il 14,3 per cento delle donne aveva subito almeno una violenza fisica o sessuale dal proprio partner; il 24,7 per cento delle donne aveva subito violenze da un altro uomo, mentre 2 milioni e 77 mila donne avevano subito comportamenti persecutori (stalking) dai partner al momento della separazione; sono diversi gli atti di indirizzo e controllo presentati da Deputati del Partito Democratico nei quali  si faceva esplicita richiesta al Governo, visti i crescenti e terribili fatti di cronaca, di dare concretamente una piena e vera attuazione, anche finanziaria, al Piano Nazionale Antiviolenza, di investire in una rete integrata di politiche rivolte alla prevenzione, alla protezione e  alla persecuzione dei reati, di dare un inquadramento giuridico chiaro e di potenziare anche con finanziamenti adeguati i centri antiviolenza. Centri che non sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, che negli anni hanno subito tagli pesantissimi e che al momento sopravvivono grazie a finanziamenti una tantum che ne possono garantire, inevitabilmente, un’operatività limitata; secondo le conclusioni e raccomandazioni (punti 91 e 92) del Rapporto sull’Italia della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Rashida Manjoo,  reso pubblico il 15 Giugno 2012:  “Sono stati fatti sforzi da parte del Governo per affrontare il problema della violenza contro le donne, inclusa l’adozione di leggi e politiche e la creazione e fusione di enti governativi responsabili per la promozione e protezione dei diritti delle donne. Ma questi risultati non hanno ancora portato una diminuzione della percentuale di femminicidi o si sono tradotti in un reale miglioramento della vita di molte donne e bambine, in particolare delle donne Rom e Sinti, delle donne migranti e delle donne diversamente abili”. Mentre nel punto 92 si afferma che: “Nonostante le sfide dell’attuale situazione politica ed economica, gli sforzi mirati e coordinati nell’affrontare la violenza contro le donne attraverso l’uso pratico e innovativo di risorse limitate, questa necessità rimane una priorità. I livelli alti di violenza domestica, che contribuiscono ai livelli in crescita di femminicidi, richiedono una attenzione seria”.

secondo gli interroganti appare assai evidente la relazione che lega l’aumento dei femminicidi e della violenza sulle donne e la crescente riduzione delle risorse messe a disposizione dai diversi livelli di governo ai servizi diretti e indiretti, di prevenzione, protezione e contrasto alla violenza;

nel 2011 il Comitato CEDAW nelle raccomandazioni rivolte all’italia (n.26/2011) si definiva “preoccupato per l’elevato numero di donne uccise da  prtner o ex partner (femminicidi) che potrebbe indicare il fallimento delle autorità dello Stato nella protezione delle donne vittime di violenza…”.

nel 2012 l’Italia è scesa dal 74° all’80° posto – dopo il Ghana e il Bangladesh – nella classifica del Gender Gap Report sulla condizione della donna nel mondo, stilata dal World Economic Forum;

il27 settembre 2012, dopo più di un anno dalla sua approvazione da parte del Consiglio d’Europa, il Governo ha firmato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Al momento il Governo, nonostante l’evidente urgenza, non ha ancora presentato un proprio disegno di legge per la ratifica della Convenzione, mentre il Partito Democratico ha depositato un disegno di legge, sia alla Camera dei Deputati a prima firma On. Mogherini, che al Senato a prima firmaSen. Finocchiaro:-

se non ritenga d’intervenire tempestivamente, anche tenendo conto delle raccomandazioni del Comitato CEDAW e della relatrice Speciale dell’ONU, con misure immediate ed urgenti al fine di contrastare e prevenire efficacemente il crescente dramma del femminicidio e della violenza contro le donne e quali misure abbia individuato al fine di fronteggiare quella che i fatti dimostrano essere  una vera e propria emergenza democratica oltreché sociale e una sistematica violazione dei diritti umani in Italia;

se il numero di femminicidi avvenuti nel 2012 denunciato dalle organizzazioni e dalla stampa corrisponda al vero, se esista una raccolta ufficiale di questi dati, se esista un coordinamento fra i diversi ministeri nella raccolta dei dati statistici sulla violenza sulle donne e sui casi di femminicidio e se non ritenga opportuno, vista la gravità dell’emergenza attivarsi affinché l’Istat coordini ed elabori un rapporto statistico periodico sulla base delle schede predisposte da ogni amministrazione periferica e dallo Stato  al fine di avere un quadro dettagliato, specifico e organico sulla violenza ai danni delle donne e sul femminicidio.

On. Villecco Calipari

On.Sesa Amici

On.Donata Lenzi

On.Michele Ventura

On. Jean Léonard Toudi

On.Raffaella Mariani

On. Guido Melis

On. Giuseppina Servodio

On. Donella Mattesini

On. Sandro Brandolini

On. Tea Albini

On. Laura Garavini

On. Marialuisa Gnecchi

On. Emanuele Fiano

On. Olga D’Antona

On. Delia Murer

On. Walter Verini

On. Sandra Zampa

On. Carmen Motta

On. Alessandra Siracusa

On. Salvatore Vassallo

On. Marco Carra

On. Salvatore Piccolo

On. Cinzia Capano

On. Eugenio Mazzarella

On. Daniela Cardinali

On. Emilia De Biasi

On. Silvia Velo

On. Livia Turco

On. Ezio Zani

On. Andrea Lulli

On. Anna Paola Concia

On. Susanna Cenni

On. Maria Coscia

On. Maria Grazia Gatti

On. Doris Lo Moro

On.  Margherita Mastromauro

On. Ludovico Vico

On. Anna Rossomando

On. Donatella Ferranti

On. Eisabetta Rampi

On. Lido Scarpetti

On. Renzo Carella

On. Caterina Pes

On. Manuela Ghizzoni

On. Maria Paola Merloni