Al Giornale di Sallusti che mi chiama “avvoltoio femminista”

Si ricomincia, appena tocco la PAS (Sindorme di alienazione parentale) qualcuno salta sul pero, e chissà perché. Non solo, perché questa volta la calunnia, l’offesa, la diffamazione, arriva da un giornale che si chiama “Il Giornale” e che ha come direttore Alessandro Sallusti: quello che ha pubblicato il famoso articolo di Renato Farina (alias Dreyfus alias Betulla) per cui è stato condannato a 14 mesi di reclusione per mancato controllo – pezzo in cui si augurava la pena di morte per un giudice tutelare, il medico e i genitori di una ragazzina di 13 anni la quale, secondo Farina, era stata costretta dagli adulti a interrompere una gravidanza – e che recentemente è stato sanzionato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia con la censura disciplinare per aver pubblicato in prima pagina e in primo piano la foto di una minorenne con il seno seminudo e bruciato mentre era accasciata a terra ferita dopo lo scoppio della bomba di Brindisi. Dopo tutto quello che questo Giornale ha dimostrato in materia di correttezza, e rispetto dell’informazione e dei fatti, e dopo tutto quello che i media, soprattutto la televisione, hanno detto e scritto sulla storia del bambino di Padova – su cui non mi sono neanche soffermata perché nel mio articolo ho parlato di Pas –  questo Giornale, a firma di un signore che si chiama Roberto Scafuri (che non conosco e non mi conosce), titola:

Ci mancavano le femministe,

tra gli avvoltoi del bimbo conteso di Padova

nel suo pezzo il signor Scafuri scrive chiamandomi in causa con quanto segue:

“(…) Abbiamo scritto condizionamento, e non altro, perché nello sciocchezzaio ascoltato è ricomparsa una pregiudiziale violenta, che associa mammismo e femminismo in una miscela esplosiva, e contro la quale in Italia si rischia di venire senz’altro linciati sul posto. Nulla di nuovo, rispetto al conformismo degli anni Settanta. Un’alleanza pregiudiziale che contesta l’esistenza della «Sindrome di allontanamento genitoriale» (Pas), scredita la figura dello psichiatra inventore (morto suicida) e la relega pressappoco a uno stratagemma dei maschi stupratori per non perdere le loro vittime predilette. «Una patologia inesistente ma usata nei tribunali», scrive tra l’altro Luisa Betti sul Manifesto ( e magari lo fosse). L’articolista non esita a dare del «pedofilo» all’inventore del metodo di rilevazione medico-scientifica, lo psichiatra Richard Gardner. E a sostenere assunti di gravità indecente, tipo: «in verità la Pas serve spesso per tappare la bocca ai bambini che non vengono presi in considerazione nei loro racconti», avvalorati da dichiarazioni di una sconosciuta docente padovana di Psicologia sociale e di comunità”.

Ebbene, dato che il signor Scafuri non mi conosce e probabilmente non sa molte cose, metto al corrente lui e il suo direttore che ha fatto pubblicare questo articolo:

1 – che io gli anni Settanta non li ho fatti perché ero troppo piccola;

2 – che la pregiudiziale violenta di “mammismo e femminismo” è una cosa che si è inventato lui e che si può rivendere questa trovata attribuendosi la paternità perché non mi riguarda;

3 – che lo psichiatra Gardner ha il passato che ha, e me ne dispiace ma non è colpa mia;

4 – che la Pas è inesistente ma non lo dico io (ahimé) perché non è stata né riconosciuta ufficialmente da nessuno né scientificamente provata come malattia;

5 – che la Professoressa Patrizia Romito – che ha appunto detto che la Pas viene spesso usata per tappare la bocca ai bambini -non è docente dell’Università di Padova ma di Trieste, e non è una emerita sconosciuta ma una delle più importanti esperte su questi temi in Italia apprezzata anche all’estero (e chi si occupa di questi argomenti lo sa, come per esempio la giornalista del Guardian che l’ha intervistata nel 2008);

6 – che non sono un’articolista, cioè una che scrive sui giornali, ma una giornalista professionista regolarmente iscritta all’Ordine dei giornalisti;

7 – che ho già ricevuto minacce per aver scritto su Pas e ddl 957 (per la modifica dell’affido condiviso in discussione al senato) a cui è corrisposta altrettanta solidarietà, e che spero lui non sia di quella compagnia;

9 – che non somiglio affatto a un avvoltoio e che qui gli avvoltoi ce li facciamo arrosto con le patate;

8 – e che al resto risponde Giulia (Rete nazionale delle giornaliste libere e autonome) qui di seguito:

Sallusti, chi è l’ avvoltoio?

GiULiA denuncia il Giornale che con l’epiteto “Avvoltoio femminista” ha attaccato una nostra giornalista, Luisa Betti, che con scrupolo e impegno da anni scrive di violenza alle donne e di PAS.

Avvoltoio femminista: con questo epiteto Il Giornale ha attaccato una giornalista del manifesto e di GiULiA, Luisa Betti, che con scrupolo e impegno da anni scrive di violenza alle donne e di PAS, la pseudo Sindrome di alienazione parentale, e per questo è da tempo oggetto di minacce. Non accettiamo lezioni di giornalismo da chi, anche grazie a un nostro esposto, è stato condannato per avere scritto il falso diffamando altre persone ed e’ stato censurato dall’Ordine della Lombardia per avere violato la Carta di Treviso a tutela dei minori (sull’attentato alla scuola Morvillo di Brindisi). La disinformazione non paga. La PAS, assurta alle cronache nel caso del bimbo di Padova prelevato con forza dalla polizia, è una teoria priva di basi scientifiche, messa al bando in Spagna e Germania: non ci stancheremo di dirlo e di scriverlo, con buona pace del Giornale. Alla collega attaccata e insultata la nostra solidarietà”.

9 – infine mi viene un dubbio: che qualcuno si sia voluto togliere un sassolino dalla scarpa per quello che ho scritto sul vergognoso articolo antiabortista scritto da Renato Farina riguardo l’interruzione di gravidanza della ragazza 13enne che ha portato Sallusti in tribunale?

14 pensieri su “Al Giornale di Sallusti che mi chiama “avvoltoio femminista”

  1. “..che la Pas è inesistente ma non lo dico io (ahimé) perché non è stata né riconosciuta ufficialmente da nessuno né scientificamente provata come malattia”.

    L’errore (se così si può dire) di molte persone coinvolte, è stato fin dall’inizio di ostinarsi ad usare espressioni d’importazione, altisonanti e un po’ snob, come P.A.S. (Parental Alienation Sindrome, cioè Sindrome di Alienazione Genitoriale). Forse anche quello di volere indicare quello Stato Mentale del minore, per forza come “Malattia” è stato un errore. In questo modo si è reso difficile e dibattibile, una cosa elementare ed evidente sotto gli occhi di tutti: il possibile Lavaggio Del Cervello di un adulto su un bambino/a.
    Se invece di parlare di P.A.S. si fosse parlato popolanamente di “lavaggio del cervello”, credo che pochi/e disonestissimi/e avrebbero il pudore di negare la sua esistenza in una percentuale di separazioni/divorzi. Che poi la vittima del lavaggio del cervello sia o non sia inquadrabile come “malata”, ossia persona soggetta ad uno stato patologico (dal quale evidentemente con gli anni si può venire fuori)*, nulla aggiunge e nulla toglie sia alla gravità dell’azione di chi “lava” il cervello del minore, sia alle sofferenze patite da essi e dal genitore ingiustamente squalificato come indegno di amore.
    *visto che in tanti casi come il mio, i figli hanno ripreso ad amare il genitore dopo una decina di anni di “separazione affettiva”. Dieci anni: il tempo necessario per passare da bambini ad adulti con una propria indipendenza di giudizio. Purtroppo il resto della vita non basterà a dimenticare le sofferenze patite da tutti i coinvolti.
    ALBERT EINSTEIN: «Il mio bravo bambino è stato alienato contro di me già da alcuni anni ad opera di mia moglie, che ha un carattere vendicativo………..Le lettere che ricevo dal piccolo Hans sono state ispirate, se non dettate, da lei. ·Quando gli scrivo non ottengo risposta»; «Caro amico, ho appena ricevuto una lettera dal mio Hans Albert (figlio), e ci sono rimasto molto male. ·È meglio che non intraprenda un lungo viaggio per evitare altre delusioni. ·L’anima del ragazzo viene sistematicamente avvelenata per assicurarsi che non si fidi di me».
    Evidentemente per Albert Einstein era più facile dimostrare la teoria della relatività, che non l’esistenza dell’alienazione genitoriale (Lavaggio del cervello sui figli operato dalla moglie).

  2. ohimè la dott.ssa Betti fa la giornalista dunque dovrebbe informare. Però ignora che la calunnia consiste nell’attribuire la commissione di un reato a chi si sa innocente. “Avvoltoio femminista” non mi pare proprio che configuri l’attribuzione di reato alcuno: quanto poi alla annosa questione dell’Alienazione Parentale al paragrafo v61.20 del DSM è descritto il “problema relazionale tra genitori e figli”: subito dopo l’incredibile prvvedimento della Cassazione, stessa sezione stesso presidente, per cui l’8 marzo ( festa della Donna) la PAS benchè diagnosticata dai Servizi Socialie non da psichiatri era pacifica e non minmamente revocabile in dubbio. Dodici GIORNI ( non anni o mesi, giorni)non esisteva più,( anche se lo Psichiatra De Nicola non l’aveva nominata gliela hanno attribuita ugualmente!!!!) era un invenzione del “discusso” Gardner. Discusso? Oh ma siamo in Cassazione o dalla parrucchiera? Da quando in un tribunale si prendono in considerazione voci anzichè fatti solidamente provati? Per Fortuna Brescia ha rimesso le cose a posto e speriamo che sia finito il calvario del povero Leonardo costretto a passare comunque gran parte del suo tempo con una donna priva della potestà genitoriale ……da ricordare infine i documeti dei 64 e dei 25 esperti psicoforensi i quali, con buona pace e molta più cognizione di causa delle signore Betti e Lo scalzo affermano che l’alienazione parentale ( sindrome o no ) esiste eccome…. così come tramite la sindrome di Stoccolma, mai negata da nessuno, adulti sani vengono manipolati in breve tempo e con metodi violenti da perfetti sconosciuti com si può, in buona fede negare che un bambino possa essere plagiato con molto più tempo a disposizione e con metodi molto più sofisticati perchè camiffati da amore, da un genitore ( solo biologico in questo caso)?

  3. Cara Chiara.
    la stessa mamma, che secondo me ha “programmato” a prescindere e sulla schiena di suo figlio… (perchè chi conosce il problema la prima cosa che ha pensato è stata “ma che razza di avvocato può consigliare di non portare il figlio alle visiste protette?”), ha detto che nessun genitore starebbe fermo di fronte ad una violenza al proprio figlio. Mi domando: ma perchè il papà doveva stare zitto sapendo che plagiavano palesemente la mente del figlio? è semplicistico dire non doveva prenderlo dai piedi come è semplicistico dire che quella donna doveva “darsi da fare prima” e “non fare lacrime da coccodrillo dopo”. Abbiamo una legge che non tutela i figli. Ne vogliamo prendere atto?

  4. “un bambino normale non dovrebbe rifiutare un genitore a meno che questi non abbia realmente commesso qualcosa di grave”, il punto è: noi sappiamo cosa ha fatto questo padre? Io l’ho visto in video trascinare per i piedi il figlio sull’asfalto, scortato dalla Polizia. Io l’ho sentito dichiarare che “il bambino è sereno” subito dopo l’accaduto, mentre sappiamo che non è così. Questo è mentire e non è indice di una sana genitorialità (né di senso morale, se è per questo). Senza considerare che nessuno potrebbe essere sereno dopo un’esperienza del genere, men che meno un bambino. L’Italia intera non è serena, dopo quello che ha visto. Se un uomo arriva ad affermare con tanta leggerezza “mio figlio è sereno” vuol dire che ascolta solo se stesso e gode del suo desiderio soddisfatto, cero non si preoccupa del bambino. Se questo padre spera di riconquistarsi l’affetto del figlio con atti di simile violenza, rinchiudendolo contro la suab volontà in posto in cui non è libero di vivere la sua vita, applicando l’orribile terapia della minaccia di Richard Gardner con l’intento di “riprogrammare” un essere umano, non è troppo difficile immaginare che il rifiuto del figlio sia più che giustificato. Quella che non ha giustificazione alcuna è la violenza. E non c’è bisogno di titoli accademici per arrivare a comprendere che non è segregando come Raperonzolo un figlio, lontano da quelli che considera i suoi affetti, che lo si lega a sé.

  5. Non capisco se si è offesa perché le hanno dato dell’ “avvoltoio” o della “femminista” ma deve capire che l’alienazione genitoriale (o PAS che dir si voglia) è un grave abuso sull’infanzia. Chi cerca di negare questo inevitabilmente suscita l’indignazione di chi ha a cuore il benessere dei bambini

    1. Gentile Emy, la Pas non è cmq una malattia e chi sostiene questo crea gravi danni ai minori e viola gravemente anche i loro diritti. Lo abbiamo visto e non mi sembra che ci sia dubbio alcuno. Per quanto mi riguarda, io non mi offendo, tant’è che se le calunnie sono oggettive sono anche penalmente perseguibili per legge, come dimostrato anche per il Giornale in questione. Infine l’indignazione può essere espressa con contenuti e modi non offensivi a livello personale.

  6. Mi dispiace ma quanto scritto dal Giornale è vero. La PAS esiste, come esiste lo stalking e il mobbing, nessuno si preoccupa se siano riconosciuti o meno ma tutti concordiamo che non si devono fare. Perchè la PAS no? non trovate che sia strano? forse perchè a molte donne fa piacere tenersi stretti i figli per garantirsi un assegno di mantenimento? Non ho parole per quanto ho letto. Adirittura ipotizzare che sia normale che un figlio rifiuti un genitore… no comment. se quella donna di Padova era una madre si sarebbe comportata diversamente, i figli non sono una proprietà esclusiva di nessuno. Complimenti anche all’avvocato di quella mamma, spero che la magistratura vada a fondo e faccia pagare tutti i colpevoli, Nonno, Zia, Avvocato. Condannati a dormire sotto il letto.

  7. scusate ma può succedere che un bambino rifiuti un genitore perchè vede soffrire l’altro a causa della separazione e allora lo incolpa..è una situazione che può verificarsi anche senza manipolazione, sono cose che nascono per via della situazione difficile.
    e poi se è vero che ci sono genitori separati (madri ma non solo) che ostacolano il rapporto del figlio con l’altro genitore, è vero pure che ci sono genitori assenteisti.
    mi chiedo perchè non è mai nata in Italia (altrove non so) un’associazione di padri che chieda congedi di paternità obbligatori o ancora meglio un sistema scandinavo che la coppia può gestire come crede secondo le esigenze proprie e del pupo? Un’associazione di uomini che si batta per queste cose con la stessa energia (che talvolta sfocia in una paranoia misogina mi duole dirlo) con cui le associazioni dei padri separati si battono per le loro istanze, non c’è e allora dico che finchè i padri italici si ricorderanno di avere dei figli (sempre che se ne ricordino) solo dopo un’eventuale separazione non ci si potrà lamentare se il figlio anche nell’affido condiviso viene “collocato presso la madre”, e chiediamoci perchè viene “collocato” prevalentemente presso la madre…è perchè i giudici sono tutti cattivi che vogliono escludere il papà dalla quotidianità dei figli e nel contempo obbligare le donne nei “ruoli di cura”? Non so…io dubito. E perchè nei talk show sento solo storie certamente autentiche di padri separati disperati e/o arrabbiati e non intervistano mai una madre separata che racconti quanto sia difficile mantenere un rapporto tra un figlio e un padre disinteressato? Perchè è vero che ci sono madri che ostacolano il rapporto coi padri, ma vi sono anche storie diverse che magari non fanno notizia (e ovviamente ci sono anche coppie separate e famiglie “allargate” che hanno trovato un equilibrio, ma pure di loro non si parla)

  8. Sostenete che la pas è stata inventata dai maschi per difendersi dalle accuse di violenza, orbene sono femmina, sono madre e mio figlio è vittima di questo abuso psicologico da circa tre anni. Non lo dico io, lo dice la Corte di Appello di Napoli e le relazioni dell’ASL. Comunque, tanto per tranquillizzarvi, mio figlio è ancora nelle mani del padre (avvocato) che lo ha sottratto tre anni fa. L’acronimo pas è solo un modo per definire questo disturbo psicologico, riconosciuto nel documento ufficiale “Linee guida in tema di abuso sui minori” della SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) che è il risultato di un lavoro di integrazione e raccordo di documenti esistenti sul territorio nazionale, relativi al tema degli abusi in età evolutiva, e rispondenti ai criteri di validità, attendibilità, applicabilità clinica e multi-disciplinarietà.

    Le linee guida tengono conto delle indicazioni contenute nel Piano Sanitario Nazionale, nel Progetto Obiettivo Materno Infantile e nel Progetto Obiettivo Salute Mentale. Raccolgono non solo le definizioni di abuso dell’OMS, le classificazioni e i criteri di valutazione clinica e psicosociale, ma anche una descrizione dettagliata delle strategie di prevenzione e di contrasto, oltre che delle procedure operative da attuare nel caso di abuso.

    Nella classificazione delle varie forme di abuso, la PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale) compare come abuso psicologico, descritto nella sezione 3.3:

  9. Bene vedo che come al solito gli “esperti” dimenticano nelle loro considerazioni una cosa basilare. Il Prof. Ammaniti, almeno per come riporterebbe l’articolo o come lo riporta Chiara Scalzo, non sembra dare importanza alla figura paterna, poiché si preoccupa di difendere un legame stabile e continuativo (evidentemente solo quello materno) perché quel povero bambino aveva subito la perdita del padre, strappato al suo affetto ed alle sue cure, anche li in maniera brusca e violenta. Si caro professore e cari coloro a cui piace tanto questo articolo, quando c’è una separazione il padre dall’oggi al domani fa i bagagli e se ne va, sparisce dalla vita del figlio, lo vede poco e in maniera discontinua. Se il bambino sta male il bambino non sa neanche perché il padre non lo vada a trovare e perché quei lunghi distacchi di prima diventino eterni. Di certo non gli viene spiegato che ci sono ostacoli legali e che colei che dice di amarlo sopra ogni cosa non gli permette di vederlo e magari ne ostacola persino il rapporto telefonico. Il dolore che il bambino prova per questo abbandono senza spiegazioni, si trasforma in rancore, poi odio e poi magari nasce il rifiuto….in fondo come fidarsi di qualcuno che non c’è, che non si fa trovare pronto nel momento del bisogno?Poi ci si meraviglia se nel crescere quei figli dicono di non voler + andare con loro. Ma questo stacco è legale, prima ancora che per legge o per sentenza, fa parte della mentalità di certe persone che vedono e vedranno sempre solo la donna al centro della vita dei figli ed i padri da contorno. Per troppe persone ancora il bambino lo fanno le mamme, dopo tutto tu uomo che avrai mai fatto….uno schizzetto….o un attimo di disattenzione….
    Il prof. Ammaniti, non è il padre eterno della materia e quindi lui è liberissimo di negare l’esistenza della PAS o di dire che non sia dimostrata, ma non di negare l’evidenza e cioè che un bambino normale non dovrebbe rifiutare un genitore a meno che questi non abbia realmente commesso qualcosa di grave. Quando un figlio fin da piccolo odia un genitore non si può liquidare la storia come normale e poi visto che non esiste evidenza scientifica della PAS, è invece di evidenza statistica e fortissima che il rifiuto del genitore padre cresca pazzescamente quando c’è una separazione/divorzio!Coincidenze??? Ecco perché oggi si parla di disturbo e non di sindrome. Ma quelli che non hanno inserito la PAS nel DSM,guardate gli articoli in inglese, chiariscono che non ci sono sufficienti evidenze per definirla una malattia, ma tutti anche quelli non negano l’esistenza e la pericolosità del fenomeno!Come già in un commento precedente è stato sottolineato che lo stalking non è inserito nel DSM, ma è un comportamento ritenuto pericolo e lesivo della liberta personali. Allora anche quando un genitore induce il figlio ad odiare l’altro è una forma diversa di stalking o di mobbing!Non è il bambino ad essere malato!
    Ma il genitore che lo induce….negarlo mi sembra quanto meno assurdo se non peggio.

  10. Da la Repubblica di stamattina: il Prof. Massimo Ammaniti, docente di psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma titola: una sindrome insesitente. Molto crudamente liquida i pas-ologi con queste parole: “questa sindrome, oltre al suo semplicismo concettuale, non è mai stata documentata, perché non si esprime con un quadro clinico definito.” e più avanti insiste “Da questo semplicismo e da questa povertà concettuale, scaturiscono provvedimenti altrettanto semplicistici, come si può pensare di allontanare di forza un bambino dalla madre che rappresenta la sua base sicura? Tutti gli studi sull’attacamento dimostrano l’importanza del legame stabile e continuativo che, se viene interrotto bruscamente, comporta conseguenze traumatiche che, queste si, possono suscitare situazioni di rischio e di vulnerabilità”. La Pas non esiste non perché non è nel DSM, ma semplicemente perché non esiste. Esorta il Prof. Ammaniti (che non è neanche lui l’ultimo arrivato): “occorre che tutti coloro che si occupano di bambini, chee siano giudici, poliziotti, genitori, insegnanti ma anche gli stessi psichiatri e psicologi, sappiano che cos’è il mondo psicologico e relazionale di un bambino, il suo bisogno di sicurezza e di protezione, le sue ansie e le paure.” Perché al momento, evidentemente, lo ignorano.

  11. Gentile Dott.ssa Betti,
    devo sottoporLe una questione rilevante, riguardo al caso di Cittadella, ma prima mi permetta un intervento riguardo alla P.A.S. Nessuno ha decretato l’inesistenza della P.A.S., chi si occupa della stesura del D.S.M.V ha preferito, dopo molte controversie, non inserirla come patologia mentale, ritenendolo un disturbo relazionale. Ciò non cambia la sostanza del problema, in quanto disturbo esiste, ha una causa (la deprivazione di un genitore ad opera dell’altro) e comporta sofferenza e sintomi anche seri, con ripercussioni sulla vita futura del minore. Chiaramente, viene esclusa in presenza di abuso sessuale da parte del genitore estromesso, esistono criteri per distinguere i casi.Immagino che se gli autori di stalking non venissero perseguiti perché nel DSM non vengono riconosciute come patologiche le sofferenze che provoca, noi donne avremmo ben donde di ribellarci. L’alienazione genitoriale (esercitata anche dai padri, quando ne hanno l’occasione) è una forma di gravissimo abuso, perciò dovrebbe essere sanzionata e avviato un processo di recupero dei rapporti genitore-figlio, soprattutto per il bene di quest’ultimo. Sono tantissimi gli specialisti che riconoscono il disturbo, voglio citare fra gli altri una donna, la Dott.ssa Valentina Morana Peloso di Trieste, che non è proprio una sconosciuta.
    Riguardo al caso di Cittadella, mi preme parlarne con Lei, schierata contro la violenza. Le pare giusto, in un Paese civile, che dopo aver assistito a diverse puntate di Pomeriggio 5, la trasmissione di Barbara D’Urso, sul caso di Cittadella e con gli interventi della Mussolini, diverse persone vogliano fare a pezzi il papà di Leo, minaccino una donna come l’ispettrice di polizia, lo psichiatra? Siamo disposti ad accettare una tivù che, oltre che strappalacrime, rovista nelle miserie umane ed offre disinformazione senza contraddittorio? Ci meravigliamo delle reazioni della gente, quando sappiamo chi sono i cattivi maestri ma non si fa niente per combatterli?
    La ringrazio anticipatamente, cordiali saluti e buon lavoro.

  12. opero da 20 anni in un centro antiviolenza, avverto non solo la pericolosità della PAS, quanto irritanti e svianti le modalità con cui su televisione e giornali si stanno trattando questi argomenti. Condivido i contenuti dell’articolo e solidarizzo con la giornalista Luisa betti.

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