Feminist Blog Camp

E’ cominciato ieri, ma voglio comunque comunicarlo a tutti e tutte, perché è un evento (ebbene sì) femminista – sia per uomini che per donne -, un evento fatto di giovani – ma anche meno giovani- ma soprattutto super tecnologico perché coinvolge tutta la rete di attivismo antisessista nel web: è il Feminist Blog Camp promosso da Femminismo a Sud (FaS) che si sta svolgendo a Livorno presso presso l’ Ex-Caserma Del Fante, dando vita a incontri, dibattiti, e quant’altro. La seconda edizione del Feminist Blog Camp durerà fino a domenica 30 settembre, ed è “un evento che nasce dall’idea di blogger femministe e blogger disertori del patriarcato che costituiscono già una rete di attivismo antisessista nel web. Dalla assemblea plenaria che ha concluso la prima edizione è emerso il desiderio di rendere il FBC un incontro periodico, con l’apertura a nuove tematiche e nuove soggettività ma mantenendo le modalità di partecipazione e gli strumenti organizzativi che ci siamo dat*”.

qui i link e il programma

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/09/06/ii-feminist-blog-camp-info-programma-aderisci-partecipa-enjoy/

http://feministblogcamp.noblogs.org/

 

Programma del Feminist Blog Camp

Sallusti e Farina sul corpo delle donne

Renato Farina e Alessandro Sallusti

I fatti

  • Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti è stato condannato a 14 mesi di reclusione in Cassazione per reato di diffamazione nei confronti del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo per un articolo uscito su Libero nel 2007 e firmato con uno pseudonimo (Dryfus), quando Sallusti dirigeva quel giornale.
  • Nel corso della puntata di Porta a Porta di ieri, Vittorio Feltri afferma pubblicamente che è Renato Farina l’autore del pezzo firmato Dreyfus per cui Sallusti è stato condannato per omissione di controllo, essendo lui il direttore del giornale che lo pubblicò.
  • Oggi Renato Farina (ora deputato del Pdl ma radiato dall’Ordine dei giornalisti anni fa per aver ammesso di aver lavorato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro), ha fatto la sua confessione alla Camera, ammettendo di aver scritto lui quell’articolo e chiedendo la grazia per il giornalista o la revisione del processo a suo carico e aggiungendo: “Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo: le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate”. Ma ha anche detto: “Non provo un senso di colpa e moralmente non mi sento responsabile della condanna di Sallusti. Se io avessi saputo per tempo e il magistrato me l’avesse chiesto avrei detto di averlo scritto io”.
  • Oggi pomeriggio il presidente Napolitano e il ministro della Giustizia Paola Severino, hanno espresso l’esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, non escludendo ricadute sul caso Sallusti.
  • Il provvidemento, per cui il direttore vuole dare le dimissioni dalla direzione del Giornale (rifiutate dall’editore del quotidiano Paolo Berlusconi), non significherà per Sallusti materialmente il carcere perché, essendo incensurato, avrà pena sospesa (il carcere ci sarà per lui solo in caso di una seconda condanna penale in cui si prevede un cumulo di pena).

L’opinione

  • La condanna in penale sul reato di opinione è spregevole e nessuno deve andare in carcere per quello che pensa, e su questo non ci sono dubbi, ma per essere certa di quello che scrivo sono andata a vedere i motivi contenuti nell’articolo di Renato Farina – e che il direttore Sallusti non ha impedito di pubblicare – che hanno fatto decidere il giudice tutelare Cocilovo di ricorrere in penale. E scopro con orrore che, come dice il giornalista tedesco Michael Braun nel suo articolo “Libertà di diffamazione” apparso oggi su Internazionale online: “in veste di direttore, Sallusti si è reso complice di un reato grave, e che prima di assurgere al ruolo di martire ha vestito i panni dell’autore di un atto illecito”. Ma cosa avrà pubblicato Libero nel 2007 di così terribile? L’articolo di Farina parla di un fatto accaduto un po’ di anni fa e riguardante una situazione molto delicata in cui il giudice tutelare Cocilovo ha autorizzato una interruzione di gravidanza di una ragazza di 13 anni accompagnata dalla madre (e non dal padre, e per questo l’intervento del giudice tutelare) sulla cui vicenda non entro in merito per ovvi motivi. Il fatto è che Farina non descrive né dà una generica opinione e neanche ci ricama sopra, ma attacca frontalmente il diritto all’interruzione di gravidanza, trattando il corpo della minore come fosse un involucro contenente un qualcosa che non la riguarda, denigrando la capacità genitoriale di questi genitori, la professionalità del ginecologo e del giudice, per cui non solo sembra che la ragazzina sia stata forzata ad abortire contro la sua volontà ma si chiamano questi adulti “assassini” e si richiede a loro carico la pena di morte: altro che 14 mesi di reclusione! “Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia”. Farina inneggia platealmente al diritto alla vita e sempre e comunque in piena sintonia con le crociate antiabortiste fin troppo note a noi donne, ma non si arresta perché poi rincara dicendo, di noi, che “si resta madri anche se il figlio è morto”! (e tra l’altro: ma lui che ne sa?). Sui genitori della ragazza Farina aggiunge testuale: “Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci. Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa. Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo”.  Io mi sento offesa, offesa profondamente, come donna, ma soprattutto come essere umano, sia da Farina che da Sallusti: il primo perché ha strumentalizzato una vicenda tragica di una ragazzina minorenne per sostenere la sua crociata antiabortista, e il secondo perché aveva il dovere di controllare questo abominio che non è classificabile neanche come “opinione”. La ragazzina, secondo Farina, cosa doveva fare? tenersi il bambino? e il giudice che doveva fare? non autorizzare l’interruzione di gravidanza? E il ginecologo? Rifiutare di effettuare l’interruzione? La correttezza dell’informazione, compresa l’opinione, è anche nel rifiuto della strumentalizzazione del corpo delle donne e nel rispetto delle donne stesse e delle loro decisioni. Chi scrive deve sapere cosa sta dicendo perché non fa una chiacchiera in un bar ma lo scrive su un organo di informazione nazionale, e sono proprio i direttori dei giornali che devono vigilare affinché ciò avvenga in maniera corretta e comunque non offensiva anche quando si esprime un pensiero o una opinione. GiULiA (la rete delle giornaliste autonome nazionale) si è fatta due domande: “Perchè Ordine e Sindacato di fronte a quell’articolo, che conteneva falsità e dunque gravemente lesivo del diritto dei lettori alla verità, pubblicato nel 2007, non erano intervenuti per sanzionarlo? E perché non radiare Sallusti, il che significa per cominciare ed automaticamente, secondo la legge, sospenderne la firma come direttore responsabile?” Ecco infatti: perché?

Smartphone: se lo usa lei fa notizia

Se lo usano gli uomini, tutto bene, ma se sono le donne a usarlo, diventa una distrazione dalla famiglia e dalle faccende domestiche. Che cos’è? è l’iPhone, ma soprattutto l’applicazione “What’s up” (con cui si può chattare liberamente e costantemente con i propri contatti) che in Arabia Saudita – a quello che sostiene il giornale “Al-Watan” – potrebbe per far saltare matrimoni e unioni. Le donne, quelle che se lo possono permettere e sempre seocndo il quotidiano saudita, passerebbero infatti ore e ore con l’iPhone in mano invece di badare alla casa, alla famiglia e al marito nel modo in cui competre loro, e senza preoccuparsi di far circolare all’esterno i fatti di casa propria. Nel dibattito che si è scatenato è stata interpellata anche la sociologa Amal Eyad al-Jihni che ha spiegato come questo coinvolga “impiegati sul posto di lavoro o le casalinghe”, con il rischio di “divulgare i segreti di famiglia a tutti i propri contatti”, senza contare “la frenesia esagerata con cui si inviano e si condividono immagini di ogni genere”, con il risultato di “banalizzare qualunque cosa”. Eppure anche qui la differenza di genere si fa sentire: “Un anno fa ho comprato un iPhone a mia moglie, nella speranza di appianare le tensioni che c’erano tra di noi. Poi lei ha cominciato a trascorrere lunghe ore a chattare con What’s up e questo ha aggravato ulteriormente la situazione”, dice Fahd Ben Turki in una intervista; d’altra parte anche Umm Maha, una moglie dipendente da iPhone, racconta che il marito “passava ore e ore con questo apparecchio, anche mentre guidava la macchina o facevamo la spesa al mercato. Allora ne ho comprato uno anch’io e ora sono dipendente come lui”.

Quindi se lo usa lui, va bene, se lo usa lei invece nasce il dibattito, le interviste, l’articolo sul giornale. Insomma, fa notizia.

Fonte: adnkronos/Aki

Chi lavora sulla violenza

LAVORO VIOLENZE GENERI GENERAZIONI – Femminilizzazione dello spazio pubblico, crisi, diritti, nuove identità, produzione-riproduzione,lavoro di cura, lavoro sessuale, lavoro delle operatrici antiviolenza, nuovo welfare e autodetrminazione

Come si lavora sulla violenza? chi sono le operatrici che intervengono sulla violenza subita da una donna, che tipo di intervento fanno e quali sono i parametri e i criteri individuati dalle dichiarazioni Eu e Onu e dalle prescrizioni delle leggi regionali sui centri antiviolenza? e soprattutto quali sono le figure professionali che occorrono in un lavoro che non  si improvvisa e su cui è necessaria una preparazione attenta e articolata? Con circa 125 centri antiviolenza operativi oggi in Italia, è ancora per lo più assente una sintesi comune sulla metodologia d’accoglienza alle vittime di violenza che possa essere resa disponibile a operatrici, operatori sociosanitari e alle forze dell’ordine, in modo tale da rendere organico ed efficace il sistema degli interventi a sostegno di queste donne, soprattutto per quello che riguarda la violenza domestica, che ormai troppo spesso si conclude con un femmicidio in Italia, e che viene considerata ancora come un reato “meno grave” rispetto alla violenza agita da “sconosciuti” ma che al contrario necessita di interventi mirati e complessi per le dinamiche che si svolgono all’interno di un nucleo familiare e all’interno di relazioni intime. Per discutere di questo (e di molto altro), oggi si è aperta a Velletri, vicino Roma, la Scuola estiva di politiche di genere promossa da BeFree – cooperativa sociale contro la tratta, violenza e discriminazioni – e che si svolgerà fino al 7 settembre presso Centro Studi Ecumene (Velletri, via del cigliolo 141) dal titolo “Le politiche in genere”, a cui si può partecipare anche solo per una giornata (previa iscrizione). Per chi fosse interessata/o ad approfondire, diamo di seguito le coordinate.

Info: befree.segreteria@gmail.com

Per iscrizioni:

http://www.provincia.roma.it/percorsitematici/formazione/progetti/4490

Agorà – Scuola del Sociale – Via Cassia, 472 –  Roma

Tel. 06 3314643 Fax 06 33660196

e-mail: scuoladelsociale@provincia.roma.it

_______________________________________

In basso il programma dell’intera settimana del corso “Le politiche in genere”

LUNEDI 3 settembre

MATTINA 9.30 – 13.30
Saluti: Francesca Brezzi e Giulio Marcon
Introduzione
Angela  Ammirati – BeFree
“L’Identità di genere tra vecchie e nuove forme di lavoro”
– Lea Meandri (scrittrice,saggista)
– Cristina Morini (saggista-giornalista)
Dibattito
POMERIGGIO  15,00 – 19,30
“Lavoro, non-lavoro, donne nella crisi”
– Biagio Quattrocchi (economista)
– Claudia Pratelli  (CGIL)
– Lavoratrici Omsa
– Paola Masi (Costituente Casa Internazionale delle donne)
– Milvia Spadi (Radio 2)
SERA
Spettacolo
Nicoletta Salvi Menestrella femminista
MARTEDI 4 settembre
MATTINA 9.30 – 13.30
“Lavoro, discriminazioni e nuove soggettività”
– Regina Satariano (Consultorio Trans/genere)
– Renato Busarello (Laboratorio Smaschieramenti)
– Federica Festagallo (Befree)
– Pilar Saravia (Immigrazione UIL – Roma)
– Roberta Pompili (antropologa – Univ Perugia)
Dibattito
POMERIGGIO 15,00 – 19,30
“Lavoro sessuale, scelte, diritti, autodeterminazione”
– Pia Covre (Comitato Diritti Civili delle Prostitute)
– Oria Gargano (Be Free)
– Rho
– Stefano Ciccone (Maschile Plurale)
SERA
Massaggi collettivi a cura di Marzia Marziana
MERCOLEDI 5 settembre
MATTINA 9.30 – 13.30
Laboratori a scelta
NUOVI STRUMENTI PER IL LAVORO SOCIALE
  • Loretta Sebastianelli
  • Laboratorio di scrittura creativa: “Amo la luna che proietta la mia ombra in avanti” Elena Fazio / Angela Sajeva
  • Laboratorio di “Narr-Azione”
POMERIGGIO 15,00 –19,30
“Tempi di vita e tempo di lavori”- (Produzione-riproduzione, Lavoro di cura)
– Alisa Del Re (politologa Università degli Studi di Padova)
-Eleonora Cirant (giornalista, scrittrice)
-Sandra Burchi (filosofa, Università di Pisa)
SERA
Presentazione libro
“Contributo alle teorie della Performance. Esercizio in ottica di genere”
Anna Maria Civico
GIOVEDI 6 settembre
MATTINA 9.30 – 13.30
“Ruolo professionale dell’operatrice antiviolenza”
-Coordina Luisa Betti (Giornalista – il Manifesto)
-Claudio Cecchini (Assessore alle Politiche Sociali – Provincia di Roma)
-Mariella Zezza (Assessore al Lavoro e alla Formazione – Regione Lazio)
-Lavinia Mennuni e Patrizia Piomboni (Pari Opportunità – Comune di Roma)
-BeFree
-Differenza Donna
-Le Erinni
-Lilith
-Casa Internazionale Donne,
-Telefono Rosa,
-Maria Grazia Passuello (Solidea)
POMERIGGIO 15,00-19,30
Laboratori a scelta
NUOVI STRUMENTI PER IL LAVORO SOCIALE
  • Elena Fazio / Angela Sajeva
  • Loretta Sebastianelli
  • Laboratorio teatrale a cura di Chiara Casarico
SERA
Spettacolo teatrale di Chiara Casarico e Tiziana Scrocca
Compagnia “Il naufragar m’è dolce”
VENERDI 7 settembre
MATTINA 9.30 – 13.30
Dibattito-tavola rotonda Welfare, diritti, autoderminazione
– Teresa di Martino (Diversamente occupate)
– Flavia Poli (Network Precario)
– Eleonora Forenza (Forum delle donne)
– Maria Pia Pizzolante (Tilt)
– Cinzia Paolillo (daSud)
POMERIGGIO 15,00-19:00
Laboratori a scelta
NUOVI STRUMENTI PER IL LAVORO SOCIALE
  • Elena Fazio / Angela Sajeva
  • Loretta Sebastianelli
CONSEGNA ATTESTATI
PARTENZA PRIMA DI CENA