Diritti Umani

Quando chi scrive “è a rischio”

Gentili lettori e lettrici, mi vedo costretta a chiudere lo “spazio libero” di dibattito sulla Pas (sindrome di alienazione parentale) che avevo aperto in questo blog, che quindi tornerà ad essere quello che è per sua natura: uno spazio tematico messo a disposizione dal manifesto e gestito dall’autore (cioè da me) con piena facoltà di accettare o meno i commenti. E’ una decisione che mi duole, ma mi pare inevitabile dopo aver visto che chi “postava” i suoi interventi in risposta all’intervento della dottoressa Elvira Reale (“Pas? no, mobbing genitoriale”) senza alcuna censura da parte mia, usava al tempo stesso altri siti per diffamarmi, mettere in dubbio la mia professionalità e il mio lavoro. Nonostante la disponibilità da me mostrata ad accettare su queste colonne un contraddittorio anche duro, in cui io stessa non sono intervenuta proprio per lasciare libertà di opinioni e confronto, mi sono trovata comunque investita da una campagna denigratoria costruita dalle stesse persone che venivano su questo blog a scrivere sull’argomento. E’ lo stesso meccanismo che ha purtroppo investito altre donne che tengono un blog ospitato nel sito del manifesto, in primo luogo Giuliana Sgrena, fatta oggetto di aggressioni verbali, insulti e minacce per non essersi unita al coro di voleva “santi subito” i marò italiani arrestati in India per l’uccisione di due pescatori. Pare non ci sia modo, per le donne, di discutere pubblicamente con serenità senza trovarsi oggetto di denigrazione e offesa da parte di chi non sa rinunciare all’idea della propria superiorità. E nel caso della Pas, chi ne parla “contro” è addirittura “a rischio”. Per questo ho deciso di chiudere questo confronto: un conto è il dibattito, anche forte, un conto sono le accuse di cui sono stata bersaglio. Non è una censura ma una mia ferma decisione di non far diventare questo blog un luogo di violenza, e anzi di farlo continuare a essere un luogo dove la violenza si combatte. Tra l’altro, e la cosa mi allarma, in uno degli interventi contro di me, viene pubblicata una schermata “interna al blog” il cui accesso è consentito solo a me e agli amministratori, un fatto molto preoccupante.

alcuni articoli che mi riguardano:

http://www.adiantum.it/public/3023-il-manifesto-e-il-blog-che-discrimina-i-bambini-(se-sono-di-sesso-maschile).asp

http://www.iodonna.biz/luisa-betti/

* avvertenza: i commenti saranno moderati come sopra, e non saranno accettate altre provocazioni nei miei confronti.

*POST SCRIPTUM: rettifico quanto detto poco sopra circa l’ipotesi che estranei siano entrati nella gestione del blog. La schermata di cui si parla è in effetti normalmente accessibile agli autori dei singoli commenti e non c’è quindi nulla di anomalo nella sua riproduzione. Mi scuso per aver creato allarme, in particolare ovviamente nella redazione del manifesto (che in tutto ciò non c’entra niente); purtroppo mi trovo in una situazione che rende difficile un lavoro sereno.

51 risposte »

    • Gentile Lucia, non si preoccupi, faremo presente alle Nazioni Unite la sua osservazione sul Cedaw (Committee on the Elimination of Discrimination against Women) e al governo italiano il fatto di aver ratificato nel 1985 la “Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne”, parte integrante dei Diritti Umani. E le metto anche qui di seguito una fonte magari più “autorevole” di Wp che pur essendo un buon strumento di divulgazione è aperta a interventi di tutti gli utenti, anche a chi non compete della materia. Grazie

      http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/cedaw.htm
      – The Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women (CEDAW), adopted in 1979 by the UN General Assembly, is often described as an international bill of rights for women. Consisting of a preamble and 30 articles, it defines what constitutes discrimination against women and sets up an agenda for national action to end such discrimination.
      The Convention defines discrimination against women as “…any distinction, exclusion or restriction made on the basis of sex which has the effect or purpose of impairing or nullifying the recognition, enjoyment or exercise by women, irrespective of their marital status, on a basis of equality of men and women, of human rights and fundamental freedoms in the political, economic, social, cultural, civil or any other field.”
      By accepting the Convention, States commit themselves to undertake a series of measures to end discrimination against women in all forms, including: to incorporate the principle of equality of men and women in their legal system, abolish all discriminatory laws and adopt appropriate ones prohibiting discrimination against women;
      to establish tribunals and other public institutions to ensure the effective protection of women against discrimination; and
      to ensure elimination of all acts of discrimination against women by persons, organizations or enterprises.
      The Convention provides the basis for realizing equality between women and men through ensuring women’s equal access to, and equal opportunities in, political and public life — including the right to vote and to stand for election — as well as education, health and employment. States parties agree to take all appropriate measures, including legislation and temporary special measures, so that women can enjoy all their human rights and fundamental freedoms.
      The Convention is the only human rights treaty which affirms the reproductive rights of women and targets culture and tradition as influential forces shaping gender roles and family relations. It affirms women’s rights to acquire, change or retain their nationality and the nationality of their children. States parties also agree to take appropriate measures against all forms of traffic in women and exploitation of women.
      Countries that have ratified or acceded to the Convention are legally bound to put its provisions into practice. They are also committed to submit national reports, at least every four years, on measures they have taken to comply with their treaty obligations.

  1. Salvatore Pitruzzello
    Postato sul sito

    https://www.facebook.com/femminicidio

    ******************************************

    Per Gaetano Giordano: una precisazione e un chiarimento per il concetto di ‘femminicidio’ della giornalista Luisa Betti:

    Dice il Giordano: “Nel mio commento le chiedevo se questo non fosse dunque lo specifico di un certo tipo di femminismo: pronto a lagnarsi terribilmente appena viene toccata una donna, pronta a lasciar correre ogni aggressione quando aggredito è l’uomo.”

    Il termine ‘femminicido’ come usato dalla giornalista Betti mi sembra abbia le sue basi — le ha — nel concetto di ‘femminicido’ come viene definito dalle Nazioni Unite (ONU). Il concetto dell’ONU non riflette ‘femminismi’ — o, peggio, “un certo tipo di femminismo”. Si basa invece sul concetto piu’ generale di ‘diritti umani’. Vedi:

    http://www.unric.org/it/attualita/27173-un-women-violenza-sulle-donne
    http://www.aegeecagliari.com/esplora-il-significato-del-termine-violenza-sulle-donne-lonu-allitalia-crimine-di-stato-fate-di-piu-violenza-sulle-donne-lonu-allitalia/

    La relazione dell’ONU e’ molto chiara sulla definizione del concetto di femminicidio: sia per i ‘referenti’ del concetto (cioe’, quali fenomeni rientrano, o devono essere inclusi, nel concetto); sia per le proprieta’ / caratteristiche del concetto (cioe’ cosa rende un atto di femminicidio un crimine contro l’umanita’ — e non semplicemente un atto contro donne).

    Il suo ‘lagnarsi’ (del Giordano) della Betti — pronto a lagnarsi terribilmente appena viene toccata una donna, pronta a lasciar correre ogni aggressione quando aggredito è l’uomo — fa violenza al lavoro decennale dell’ONU nella identificazione del femminicidio come violazione di diritti umani. Il ‘lagnarsi’ trivilializza pure il lavoro della Betti — come giornalista che cerca di chiarire la specificita’ del fenomeno di femminicidio in Italia.

    Per coerenza — logica e empirica — la critica del Giordano dovrebbe essere rivolta a due potenziali aspetti del problema. Primo, il Giordano dovrebbe spiegare se, e come, trova errata la definizione dell’ONU di ‘femminicidio’ come violazione di diritti umani. Secondo, il Giordano dovrebbe capire, e rivelare, se, e come, il concetto di femminicidio della giornalista Betti si discosta in modi significativi da quello dell’ONU — per esempio riflettendo piu’ le concezioni di certi femminismi invece che diritti umani.

    Tutto cio’ non nega la possibile esistenza di un secondo fenomeno — di donne che ‘aggrediscono’ uomini. Ma sarebbe semplicistico — o semplicemente stupido — suggerire meccanicamente, come il Giordano fa, una simmetria tra ‘femminicidio’ (come definito dall’ONU) con aggressioni di donne/femmine contro uomini/maschi. Uno non e’ lo specchio dell’altro.

    Invece, il Giordano dovrebbe mettersi al lavoro per rivelare se, e come, esiste il fenomeno di donne/femmine che aggrediscono uomini/maschi e se l’aggressione riflette una violazione di diritti umani. Cioe’, il Giordano dovrebbe creare un concetto alternativo che, quindi, abbia sia i suoi referenti (quali tipi di azioni rappresentano aggressioni contro i diritti umani — dell’uomo/maschio) e sia le sue caratteristiche (quali proprieta’ identificano un’aggressione di donne/femmine contro uomini/maschi).

    ps: la giornalista Betti e’ “molto intelligente e preparata” indipendentemente dalla sua ‘faccia’ — che comunque e’ molto bella.

  2. Da parte mia la piena solidarietà a Luisa Betti per le offese che ha subito. La ringrazio per aver pubblicato nelle altre pagine del suo blog tutti i miei commenti che invitavano al dialogo costruttivo. Dialogo costruttivo che però è quasi totalmente assente. Anche sotto questo articolo vedo commenti che sembrano usciti dalle curve di uno stadio.

    Ma è veramente così difficile occuparsi dell’affido dei minori?

    Per fortuna non siamo solo noi, i soliti italiani, a fare a botte su questo tema. Negli USA qualche anno fa un noto psichiatra Paul J. Fink, membro del comitato di redazione della rivista Clinical Psychiatry News,ha pubblicato un editoriale in cui sosteneva che “i gruppi che stanno chiedendo il riconoscimento della PAS nel DSM-V sono interessati a farlo perchè non vogliono interferenze nella loro attività di abuso sessuale sui bambini.” Un’affermazione assai disinvolta che gli è valsa minaccie di querela e lo ha obbligato ad una umiliante ritrattazione. La rivista ha dovuto pubblicare svariate richieste di scuse da parte di colleghi, tra cui merita menzione quella assai caustica di Amy Baker: “Le persone intelligenti sono in grado di sostenere opinioni diverse sulla alienazione genitoriale senza bisogno di accusarsi reciprocamente di abusi sessuali”.
    http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Il_caso_Fink

  3. Come al solito qualcuno vuol confondere le acque, allora chiariamo che
    1)La richiesta di impeachment riguarda Ruth-Halperin-Kaddar e non Rashida Manjoo, che è la rapporteur dell’ONU che ha scritto la relazione sull’Italia e ha raccomandato di non usare la pAs in quanto non ha alcuna validità scientifica:
    2) La richiesta di impeachment per la Kaddar proviene da un movimento ultraconservatore maschilista israeliano…
    Non c’è bisogno di aggiungere altro… Ah, sì…VERGOGNA.

    • Gentile Davide, non so chi lei sia ma le devo far notare a lei, come anche agli altri, che termini come quello che lei ha usato nella chiusa della frase e per di più in maiuscolo (come a fare la voce grossa) non saranno più accettati su questo blog e conseguentemente saranno moderati. La avverto prima così da non lamentarsi, lei o chi per lei, chiamando in causa la censura, come altri. Se alcuni commenti vengono moderati è per il bene vostro, perché non fate una bella figura, e per mantenere questo come luogo di confronto civile e non violento, cosa che è rimasta fino a quando non ho iniziato e aperto il dialogo sulla PAS e mobbing genitoriale su questo blog. Ribadisco a tutti e tutte che le proprie opinioni si possono esprimere in maniera pacata, senza dover accusare, diffamare, screditare, offendere nessuno. Grazie

  4. impedire i contatti con i papà come ricatto per ottenere più mantenimenti???
    Fare false accuse di violenza domestica???
    Negare che alienare un bambino è un abuso????

    VERGOGNAAAAAAAAAA

    Cosa aspetta l’ONU a cacciare chi dà questo tipo di raccomandazioni?

  5. Vorrei replicare al commento deprecabile di quel tale Andrea Mazzeo. Io sono un padre separato, e francamente mi sono sentito offeso dalla sua frase contro la categoria a cui, ahimè, appartengo. Lei è veramente offensivo quando dice “…del resto, se le loro donne li hanno cacciati di casa, se i loro figli non li vogliono manco sentir nominare, un qualche motivo ci sarà pure…”. Ma chi si crede di essere ? Non sa quanto dolore c’è dietro una storia di separazione, quanta sofferenza ? Come si permette di fare dei distinguo in una materia così delicata ? Lei dovrebbe pensarci un pò prima di scrivere, e spararle grosse. Si vergogni, e preghi iddio di non passare quello che sto passando io e migliaia di altri uomini, anche per colpa di gente come lei.

  6. G.le Marianna, non scherziamo, quello che ho citato è corretto e sinceramente mi sono anche un po’ stufata di questa palla che continuamente rimbalza sulla “professionalità” altrui. Forse le fonti che ho io, Lei non le ha. In fondo il giornalismo è questo: informare informandosi da fonti dirette. Per quanto poi riguarda invece il Rapporto ombra della Piattaforma Cedaw italiana, è stato compilato da persone che lavorano costantemente e da anni con le donne e a diretto contatto sul territorio con articolazioni diversificate, e dato che Cedaw significa Committee on the Elimination of Discrimination against Women, mi sembra ovvio che riguardi le donne in quanto, se le fosse sfuggito, si tratta del Comitato dell’Onu che vigila sugli Stati che hanno ratificato la Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne, tra cui l’Italia. Confondere i diritti delle donne, che fanno parte dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale, con quello che è il femminismo, e tutta la sua storia, è molto fuorviante e poco serio. Grazie

  7. ad essere vittima di alienazione genitoriale sono sia mamme che papà. L’asimmetria di genere nasce in quanto solo il femminismo tenta di negare questo abuso.

    Ed infatti, anche il documento dell’ONU da Lei citato in realtà proviene da quel comitato CEDAW, che “promuove il femminismo radicale, secondo il parere di numerosi stati ed organizzazioni non governative” (così dice wikipedia inglese).

    Ed infatti, le 23 delegate CEDAW sono solo donne, e sulla delegata israeliana pende una richiesta di impeachment accusata di
    «invitare le donne ad impedire i contatti con i papà come ricatto per ottenere più mantenimenti. […] Incoraggia le donne a fare false accuse di violenza domestica.»

    Secondo lei l’Italia dovrebbe dare peso alle raccomandazioni di gente del genere?

    Questo il testo completo della richiesta di impeachment:

  8. Non-Gentile Cafm,
    la sua missione mi sembra, a ben guardare il suo sito, esattamente come quella della Pas, totalmente priva di obiettività e fondata da un pregiudizio di genere contro le donne. Ma le assicuro di no. La Pas viene messa in discussione dalla comunità scientifica internazionale e da tantissimi uomini che femministi non sono. Tutta l’associazione neuropsichiatrica spagnola, intere associazioni scientifiche negli stati uniti e in altri paesi hanno già detto che la Pas è scienza spazzatura, junk science. Giusto in un luogo periferico e provinciale come l’Italia può venire in mente a qualcuno di pensare che si possa far passare ciò che è stato già scartato in molti paesi occidentali per comprovata inefficacia e per il danno che arreca alle vittime di abusi, donne e principalmente bambini.
    Basta leggere le tante risorse in rete. Non quelle dei tanti siti gestiti da sostenitori della Pas che descrivono sempre la stessa solfa ideologica. Ma quelli che riportano fonti critiche ed esperienze che qui, in Italia, vengono censurate.

  9. Al fine di chiarire “dubbi” e “confusioni”, e con lo scopo di fare informazione corretta, metto qui quello che è stato scritto dalla relatrice speciale dell’ONU, Rashida Manjoo, nel rapporto sulla violenza di genere in Italia presentato a Ginevra a metà giugno, riguardo l’affido condiviso in Italia. Se poi alcuni non sono d’accordo, va benissimo, ma evitiamo di dire che chi sostiene ipotesi contrarie alla PAS e all’affido condiviso in caso di violenza domestica, è una femminista, altrimenti comincerò a dire che chi pensa il contrario è semplicemente un maschilista. Grazie

    http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/8499e59407cea0b48fa2c4e4695c63bf.pdf

  10. Signora Sandra, l’alienazione genitoriale non entrerà nel DSM5 né come sindrome né come disturbo. Vorrei inoltre falre notare che il governo italiano, dopo la premessa riportata da lei, ha scritto sul commento alla relazione dell’inviata dell’ONU:”Al momento la letteratura scientifica e i professionisti legali internazionali ragguagliano contro l’esistenza della PAS, contro la sua ammissibilità nelle corti e sulla necessità di ulteriore ricerca e studi prima che nuove teorie siano usate in complesse e delicate questioni collegate alla cura dei figli nei casi di separazione; non è tollerabile, ipocritamente, che ci possa essere il tentativo di introdurre una simile teoria, stabilito che per le sue tradizioni l’Italia si colloca al centro dei suoi interessi i diritti del bambino)”. Quindi, continuare a sostenere che la PAS esista e debba essere usata in tribunale è, come minimo, illogico.

  11. In realtà il governo italiano nella replica alle femministe della CEDAW ha premesso:

    «Dovete notare che la Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS) o plagio dei bambini durante i conflitti di separazione, rappresenta l’aspetto distruttivo dei legami familiari quando la famiglia si disintegra. Una possibile soluzione a questo grave problema è l’uso interdisciplinare di misure legali e psicologiche.»

    Cioè è irrilevante che la PAS sia o meno una Sindrome (ed infatti nella prossima edizione del DSM entrerà come disturbo): nessuno dubita che l’alienazione genitoriale è un abuso da cui bambini vanno protetti con misure psicologiche o legali, esattamente come suggerito dal prof. Gardner.

    PS: sig. Mazzeo quali sarebbero le CTU truffaldine? Se lei è una persona seria sicuramente ci farà nomi e cognomi

  12. Gent. sig.ra Maria,

    a negare che l’alienazione genitoriale o PAS è un maltrattamento sull’infanzia sono quasi esclusivamente femministe.
    Pertanto difendere i bambini da tale negazionismo rientra nella mission di CAFM — Centro Ascolto Femministe Maltrattanti.

  13. Se una/un giornalista viene minacciata/o, è opportuno chiedere allo Stato di intervenire. Se un bambino maschio non vuole vedere un genitore/una genitrice, lo Stato deve trovare il modo di imporre che venga accontentato; stesso per una bambina femmina.

  14. vedo che peraltro chi ti ha lasciato il commento mette anche il link e sdoganare attraverso questo tuo blog il suo link è una cosa seria. sono certa che non lo sapevi e non hai neppure visto il sito ma ti invito per favore a darci un’occhiata e a togliere quel link che qui cerca solo visibilità.
    un abbraccio

  15. cara luisa, a parte ovviamente dedicarti tutta la mia personale solidarietà, ti informo che chi si firma Cafm riprende il titolo e la sigla di un sito che parla di un fantomatico centro per femministe maltrattanti. un sito misogino, lesbofobo che esorta al processo per crimini contro l’umanità contro tutte le femministe e lesbiche che lottano contro la violenza sulle donne.

  16. Piena solidarietà a Luisa Betti; purtroppo i metodi delle associazioni dei padri separati, Adiantum in testa, li conosciamo bene; del resto se le loro donne li hanno cacciati di casa, se i loro figli non li vogliono manco sentir nominare, un qualche motivo ci sarà pure.
    Sulla PAS credo che una parola autorevolissima sia quella del Governo Italiano, nella replica all’ONU:
    In conclusion, there is awareness that the PAS is in fact a “legal matter” though being very dangerous in cases of abuse, painful for mothers, fathers, children, who may face these theories in painful separation proceedings. At present the scientific literature and international legal practitioners advise against the existence of PAS, against its admissibility in court and the need for extensive research and studies before new theories are used in complex and sensitive issues related to child-care in separations cases, it is intolerable, hypocritically, there might be the attempt to introduce such a theory, provided that as per its own tradition Italy places at the core of its activities the rights of the child.
    (In conclusione, c’è consapevolezza sul fatto che la PAS sia una questione legale sebbene molto pericolosa in casi di abuso, dolorosa per le madri, padri e bambini che potrebbero fronteggiare queste teorie in dolorosi procedimenti di separazione. Al momento la letteratura scientifica e i professionisti legali internazionali ragguagliano contro l’esistenza della PAS, contro la sua ammissibilità nelle corti e sulla necessità di ulteriore ricerca e studi prima che nuove teorie siano usate in complesse e delicate questioni collegate alla cura dei figli nei casi di separazione; non è tollerabile, ipocritamente, che ci possa essere il tentativo di introdurre una simile teoria, stabilito che per le sue tradizioni l’Italia si colloca al centro dei suoi interessi i diritti del bambino).
    LINK: http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session20/A-HRC-20-16-Add6_en.pdf (leggere il paragrafo 145 a pag. 26).
    E speriamo davvero che sia la parola FINE e soprattutto che la si finisca con le CTU truffaldine.

  17. Cara Luisa,(mi permetto di darti del tu perchè mi hanno insegnato che tra compagn* si fa così)leggo con preoccupazione ma senza alcuna sorpresa,purtroppo,il tuo articolo.Suppongo che la solidarietà sia il meno che chiunque sia dotato di un minimo senso di civiltà,debba portarti.Detto questo vorrei rassicurarti sulla normalità della “vigliaccheria del violento”.In genere chi toglie parola è libertà alle persone,tende a farlo in ogni luogo cui abbia consuetudine,non mi sorprende affatto,perciò,che una parte di sostenitori della PAS,(ricordo,malattia non malattia che ha trovato applicazione anche nella difesa di casi di pedofilia)mal sopportino ed abbiano sopportato il tuo impegno in senso contrario.Mi pare altresì ovvio che la tendenza sia stata quella di screditarti per screditare il tuo punto di vista,io avrei fatto lo stesso dovendo,spesso per interesse,difendere l’indifendibile:se realmente si facesse riferimento alla diffamazione del genitore non affidatario da parte di quello titolare d’affido,ci si appellerebbe al reato di calunnia,invece la pas parte dal concetto di “madre malevola” che è tutto dire.Se non attaccassero te,dovrebbero ammettere di difendere una regola giuridica (e,ripeto,non una malattia),che,per assurdo,permetterebbe l’affido al genitore violento anche dove il minore avesse assistito alla violenza domestica:insomma,o tacere ed accettare la violenza a giorni alterni,oppure denunciare e rischiare che sia il minore a subire quotidianamente la violenza da cui lo si vorrebbe difendere.Questo è ciò che dovrebbero giustificare e difendere quelli che ti attaccano,ma mi rendo conto che sarebbe una linea improponibile da accreditare,per cui non resta che attaccare chi la propone,per cui,cara compagna (spero di poter usare questo appellativo) fatti vanto di questi stupidi e sterili attacchi,non sono che medaglie e riconoscimenti alla tua intelligenza ed alla forza dei tuoi argomenti.Sta su.Fabio.

  18. Non so quanto giovi, nel dibattito in corso e con una legge in fase di definitiva approvazione, demonizzare questa presunta sindrome (e tale lo è, non essendo ancora ufficialmente riconosciuta) che viene identificata con varie sigle (pas, pad, sap ecc.). Se è innegabile che essa possa rappresentare un rischio per alcune situazioni di forte criticità legate al conflitto familiare, è del resto evidente che non è ragionevolmente più sostenibile il comportamento di alcuni soggetti che con il divorzio tendono (anché al di là dei propri veri desideri) a fare dei figli una sorta di bottino di guerra rispondendo infatti questa logica ad una esaltazione folle di quegli stessi conflitti che potrebbero essere civilmente risolti se chi se ne occupa, anziché usare benzina per spegnere il fuoco, gettasse acqua.

    Non so se la PAS è la via giusta, certo è che negarla senza proporre niente di alternativo al fine di ricolvere le situazioni in cui il conflitto separativo è maldestramente fomentato, non giova. Perché il problema delle separazioni che devastano la vita delle famiglie che si separano c’è. E qualcosa bisogna pur fare per dare risposta a questo problema che inizia a riguardare un po’ troppe persone.

    Se la PAS non va bene, cosa altro si potrebbe fare per riportare le separazioni conflittuali entro i limiti di un civile e rispettoso contraddittorio?

    Insomma… non potreste essere anche propositivi?

  19. Con grande tristezza leggo il comunicato e Le esprimo tutta la mia solidarietà, ma sono molto preoccupata per quello che sta accadendo,se fossimo in un paese democratico tutto ciò non dovrebbe succedere. Ancora più grave è il fatto che siano le donne a pagare come sempre, questo mi fa una rabbia terribile. Le notizie da Lei sempre riportate con dovizia e con serio approfondimento ci aiutavano a capire meglio la situazione attuale della PAS, dato che nessun giornale (Manifesto a parte) ne tratta con rigore, anzi non ne parla affatto, quindi risulta evidente una volontà non tanto nascosta di tenere lontano i cittadini dal conoscere questi temi reali su cui si gioca sulla vita dei figli e delle donne in particolare. Se non stiamo attente qui si torna al medioevo. Un abbraccio a Lei e al Manifesto. Elisabetta

  20. Gentile Emilio, non volevo più intervenire ma visto che (credo) mi abbia chiamato in causa specifico ancora una volta che il mio intervento era solo un invito alla coerenza. Invito alla coerenza che la giornalista Betti, con mio grande piacere, ha raaccolto ed accolto, e di questo gliene do merito.

  21. Se le accuse non erano rivolte alla signora Betti, vorrei capire perché sono state esternate in questo spazio… Mah!

  22. Il Sinpia, oltre a parlare di “può essere” e quindi di ipotesi in caso di alienazione genitoriale e non di certezza, ha commesso un evidente errore macroscopico nel menzionare successivamente nel documento l’alienazione come sindrome perché essa non è assolutamente presente nel DSM IV e non sarà inclusa neppure nel DSM V, inoltre è stata già clamorosamente bocciata in tutto il mondo tant’è che il tentativo subdolo da parte di associazioni che non rappresentano che un piccolo mucchio di ex mariti colmi di rancore è quello di farla approvare come legge e non certo come malattia, con tutte le contraddizioni che ne derivano.
    Per cui i sostenitori di una falsa malattia, per quanto verosimilmente ben sovvenzionati, farebbero meglio a tacere.
    Io non mi sento rappresentato da questi soggetti in alcun modo e non ho voglia che i miei figli o i figli di altre persone siano definiti “pazzi” per legge e medicalizzati da un magistrato.

  23. Ribadisco: accuse che non riguardano LEI in prima persona, come ho già specificato. Ma che riguardano altre persone e che saranno trattate nelle sedi opportune. Grazie ancora per avermi pubblicata, e lo ribadisco. Buona giornata.

  24. Le organizzazioni ed istituti ed istituzioni sopracitati hanno rigettato tutti la PAS. Gli studi e le ricerche in proposito si possono trovare facilmente nel web, in versione tradotta, e in lingua originale nei siti ufficiale delle suddette. Il riconoscimento di una associazione non può determinare la validità scientifica di una teoria.

  25. Gentile Luisa Betti, come avrà potuto leggere ho scritto “certe femministe” il che non era ovviamente riferito a lei (altrimenti avrei citato la sua persona, cosa che non ho fatto evidentemente in quanto perlappunto non corrispondente a verità) percui non accetto processi alle intenzioni. Ribadisco altresì che farsi paladine della lotta contro la violenza e poi utilizzare i metodi che si criticano aspramente (e giustamente) per imporre le proprie idee non è proprio il massimo della coerenza. I miei termini e le mie espressioni restano tranquillamente nel “diritto di critica e di opinione”. Diritto che, in certi ambiti, viene rivendicato ma non concesso con altrettanta disponibilità.

  26. Che tristezza, tutta questa storia è chiaramente un raggiro manipolatorio, per confondere e depistare chi cerca informazioni sulla pas e sui ddl e per influenzare l’opinione pubblica con false notizie e biechi tentativi di far attecchire letture diverse dei dati e degli studi sulla questione. Se passano queste proposte di legge assisteremo a un aumento esponenziale di casi di violenza perchè dietro ci sono orde di frustrat* sul piede di guerra pronti a vendicarsi. Solidarietà alla giornalista e al giornale, in un paese democratico questo non dovrebbe succedere.

  27. Il modo di procedere di certe persone è veramente discutibile. L’impressione, del tutto personale ed opinabile, è che nei siti di facciata si opera secondo i principi di pacatezza, altrove invece parte una vera e propria campagna denigratoria.
    Dott.ssa Betti ha tutta la mia solidarietà. Si cita la Società italiana di neuropsichiatria, ma noto con piacere che non si cita. L’Associazione Americana di Neuropsichiatria, l’Associazione spagnola di neuropsichiatria, il Dipartimento di Giustizia Canadese, l’Istituto di Ricerca dei Procuratori Americani, il Parlamento Spagnolo, la Corte d’Appello di Galles e tutti gli eminenti studiosi internazionali che da anni cercano di arginare il potere mediatico di una sindrome inventata a tavolino, che non è stata sottoposta a peer review, che non ha superato lo standard Frye e che è stata giudicata da scienziati di calibro internazionale come e come .Una malattia non riconosciuta dall’OMS e non inserita in nessuna delle versioni del DSM. La PAS non è inserita nella codificazione internazionale delle malattie, a differenza delle altre malattie psichiatriche e mediche riconosciute dalla comunità scientifica.

  28. Totale solidarietà a Luisa Betti, vittima dei meschini attacchi di soggetti che arrivano persino a commentare questo articolo, con immensa faccia tosta, dopo averla diffamata, dileggiata, denigrata, insultata, presentandosi con la sigla del loro fasullo centro per femministe maltrattanti.
    Gentina che davanti scrive “oh, come la stimo” e dietro diffama spudoratamente.
    Questa è la gente che vuole far passare la PAS e le leggi che tolgono diritti a donne e bambini.
    Chi è violento ed imbroglione su internet, può esserlo anche nella vita.
    Siamo sicuri di voler dare a questa gente la facoltà di decidere per gli altri?

  29. E’ molto triste notare (lo ribadisco) che, come è costume di certi siti e/o blog, siano stati pubblicati, finora, tutti i commenti che solidarizzano con l’autrice, mentre l’unico fuori dal coro (il mio – peraltro caratterizzato da un linguaggio critico ma EDUCATO, e lo sottolineo, a scanso di equivoci) sia ancora in “attesa di moderazione” dalle ore 12:31! C.V.D. mi verrebbe da dire; del resto, niente di nuovo sotto il sole! Ancora cordiali saluti alla giornalista da parte di una donna (giuro: non sono un uomo travestito, ho una F nella mia carta d’identità).

    • Non solo è triste notare che c’è chi conta i secondi, ma anche che non posso fare il mio lavoro con serenità. Gentile lettrice, non solo ho pubblicato il suo commento (con accuse e quindi non troppo educato, come invece lei sostiene) ma le ho anche risposto. Come già detto, quindi la prego nuovamente di moderarsi da sola almeno su questo blog. Grazie

  30. E’ molto triste che una giornalista del calibro di Luisa Betti sia stata costretta ad interrompere un dibattito perché a qualcuno hanno dato fastidio alcune critiche. La mia solidarietà va totalmente a Luisa Betti e al Manifesto che hanno dato la possibiltà di confrontarsi a persone con punti di vista contrapposti e che hanno dato spazio a tutti, democraticamente, senza fare alcuna preferenza nei confronti delle donne, come qualcuno erroneamente li ha accusati.

  31. Luisa non ti arrendere, siamo con te! E con tutte le giornaliste coraggiose.
    Contro le persone prepotenti e violente in ogni cosa che fanno.
    Sarebbe vergognoso che la PAS passasse in Senato e permettesse di farla franca a questi violenti.

  32. Già, invece essere minacciate/i (anche fisicamente) da certe femministe all’uscita di convegni e/o dibattititi, ricevere attacchi di ogni genere (anche paleemente diffamatori), non essere pubblicate (sebbene donne) nei blog e in certi siti quando si ha un’opinione diversa, quello invece SI che va bene !!! Complimenti per la lezione di democraticità e di pluralità di pensiero che lei e tante sue colleghe non mancate mai di dare. Buona giornata a lei e al Manifesto.

    • Gentile lettrice, per quanto mi riguarda non ho mai minacciato fisicamente nessuno/a (eventualmente ho subito il contrario), quindi la prego di moderare i termini su questo blog. Grazie

  33. Gentile dott.ssa Betti, la informo che chiunque può prendere uno screenshot dei commenti che vengono da Lei censurati! Quindi si tranquillizzi: non esiste nessun complotto informatico ai Suoi danni.

    Così come assolutamente civili e pacate sono le critiche che Lei ha ricevuto da ADIANTUM (Associazione a Tutela dei Minori) per aver tentato di sostenere l’ideologia femminista secondo cui l’alienazione genitoriale/PAS non sarebbe un abuso sull’infanzia.

    In realtà la PAS è riconosciuta come abuso psicologico dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia (SINPIA).

    A nostro avviso cercare di negare questo abuso è grave quanto il cercare di negare che la pedofilia è un abuso sull’infanzia. Entrambi sono gravissimi abusi da cui tutti i bambini devono venire protetti.

    • Sono contenta di apprendere che non esiste nessun complotto e che nessuno è entrato nella gestione dei commenti, vi invito però a rivedere il vostro metro di giudizio su di me, su cosa è un blog, su cosa è la censura, su come un autore può decidere in piena libertà e senza intimidazioni cosa moderare o meno cosa, la differenza tra critiche e attacchi diretti e denigratori in prima persona, così come la differenza tra pedofilia e Pas, un fraintendimento che è – e non solo secondo me – molto grave. Grazie

  34. Non si allarmi, Luisa. Quello spazio di cui parla è visibile a Lei, agli admin e all’autore dei singoli commenti. Nessun complotto (almeno questa volta) Saluti

  35. Mi dispiace molto, capisco la reazione inevitabile, ma non smettere di fare opinione. Non ho mai scritto, ma letto spesso e trovo che sia importante continuare a parlare e a discutere nonostante tutto e forse proprio per questo. Non mollare.

  36. Le esprimo tutta la mia solidarietà.
    Questo modo di condurre le battaglie pro-pas e contro le donne tutte, contraddistingue il manipolo di uomini, e poche donne, che attaccano sistematicamente tutte quelle persone che cercano un confronto sereno, che danno una interpretazione equa delle proposte di legge e, soprattutto, scrivono chiaramente che la Pas è spazzatura.
    Perchè la Pas non è pensata con la finalità di proteggere i bambini, ma con quella di proteggere i genitori abusanti, costruendo, nel contempo, blocchi di ‘competenza’ che, essendo gli unici referenti di questa pseudo-sindrome, garantiscono l’arricchimento di determinate figure ‘professionali’. Tutto a scapito di chi la violenza la vive sulla propria pelle e, in certi casi, fino alla morte.
    La sua difesa è quindi comprensibile, data la pratica di stalking e costante denigrazione operata dai soggetti interessati a vario titolo all’approvazione della Pas, le loro azioni sono note in tutto il web e anche al di fuori non passano inosservate.
    Saluti.

  37. Esprimo la mia solidarietà alla stimata giornalista per la sua coraggiosa battaglia contro la PAS e per i diritti delle donne e delle bambine. Anche io sono stata oggetto di attacchi maschilisti per aver preso posizione contro la PAS

    avv. Vajassa Faldocci

    • Gentili lettrici e lettori, segnalo in maniera allarmante questo messaggio di solidarietà dall’Avv. Vajassa (che – leggo su Wikipedia – è un vocabolo della lingua napoletana che originariamente ha il significato di “serva” o “domestica”, più recentemente anche usato come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, “sbraitante e rissaiola”), lasciato sul mio blog e che, da una semplice ricerca, risulta essere un personaggio inventato da chi ci chiama “nazifemministe” e di cui riporto di seguito il link: http://www.feminazileaks.info/about/
      Grazie

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