Diritti Umani

Le donne sull’attentato a Brindisi

 

Sull’attentato a Brindisi davanti alla Scuola “Morvillo – Falcone”, in cui Melissa Bassi è morta a 16 anni mentre Veronica Capodieci – gravemente ferita nell’esplosione – ha ripreso coscienza da poche ore, le donne italiane prendono parola e lo fanno pubblicamente contro un attentato che ha colpito con violenza inaudita corpi doppiamente esposti: giovani donne minorenni che frequentavano una scuola prevalentemente femminile. Le donne del comitato “Se non ora quando” gridano: “Non ci piegherete, non piegherete l’Italia!”, mettendo nero su bianco un comunicato in cui si richiama alla reazione attraverso la parola, “le nostre parole che parlano di pace, di civiltà, di democrazia”, e ci si chiede “la barbarie in questo Paese si fa avanti con il volto più truce e devastante. Per portarci dove?”. La Casa Internazionale delle Donne esprime “dolore e rabbia” condividendo “l’allarme lanciato giorni fa dalle femministe francesi, che denunciavano la gravità e la pericolosità dell’affermarsi in Europa di movimenti razzisti, sessisti e neonazisti”, un’Europa che “sembra oggi priva di memoria”  e “concentrata solo su logiche economiche, in una involuzione reazionaria”, un vuoto che permette alla sfera pubblica di essere “occupata  dalle bande criminali, da gruppi della destra estrema, da chi ha interessi contrari alla democrazia, da chi vuole imporre con la violenza una soluzione politica e culturale autoritaria”, riconoscendo che “i processi autoritari iniziano sempre con l’attacco all’autonomia e alle libertà delle donne” e che “non  è  un caso che sia stata colpita una scuola prevalentemente  femminile, una scuola, in particolare, dove si mettono in atto pratiche esemplari di rispetto e di legalità e dove si creano gli anticorpi contro questa deriva autoritaria e criminale”. Femminismo a Sud parla direttamente di possibile “strategia della tensione”, utile “giusto per far precipitare l’Italia ancora più a destra, per favorire un altro po’ di repressione”, in cui vengono usati corpi di giovani donne, “adolescenti, con facce pulite ben esibite sulla stampa, a stimolare pruriti e morbosità, nei confronti delle quali lo Stato, la mafia e strutture dello stesso stampo patriarcale, sarebbero più che legittimate dall’indignazione popolare a muovere reazioni anche autoritarie di tutela paternalista”. Poi sul blog “Meno e Pausa”  leggo: “Ho una figlia, lo sapete, e da ieri in testa ho solo quest’idea assurda. E se al posto di quelle ragazze ci fosse stata lei? Tutte le figlie del mondo sono in pericolo finché c’è in giro chi decide di colmare con il sangue altrui il proprio niente. (…) Non so chi sia costui, dicono uno, fosse anche mezzo, ha preso 6 ragazze nel pieno dei loro sogni e delle loro speranze. Dicono abbia azionato il comando giusto al loro passaggio. Non mi è difficile da credere che fosse una persona sola, pazza, che ha problemi con chiunque, che fa il fascista per professione e che odia le donne per passione.  (…) Se solo qui, su questo blog, ricevo messaggi da parte di uomini pieni d’odio, con gli occhi iniettati di sangue al solo sentire parlare di donne, che si oppongono a qualunque descrizione sofferta di violenze subite. (…) Poteva esserci mia figlia a prendere le fiamme in faccia, con il petto lacerato, le membra contuse, l’odore di carne bruciata, e non oso immaginare il dolore dei parenti, delle madri, dei padri, lo strazio, le lacrime, perché solo a pensare anche lontanamente a questa possibilità mi monta su un dolore fisico e la rabbia, e resto a pugni stretti a misurare i tanti melissa, angelo mio con quella modalità alla trash-tv nazional-popolare che spettacolarizza e rende tutto così volgare, alla ricerca di morbosità e di resti di ossa frantumate da dare in pasto al pubblico. (…) Vi stiamo guardando, Brindisi. Vi guardiamo da tutta l’Italia e ogni vostro passo sappiate che riguarda tutti/e noi perché lì, in quella scuola, poteva esserci qualunque figlia”. Io, voi, noi, le nostre figlie, donne che da secoli sono campo di battaglia di cui gli uomini si vantano facendo brandelli di anime e corpi. E ieri, a Brindisi, ancora una volta, chiunque siano gli autori dell’atto, il messaggio viene scritto brutalmente sulla carne femminile con un chiaro valore simbolico. In un Paese, in un mondo, in cui siamo stufe di partorire carne da macello: noi vogliamo vivere e con dignità assoluta. Sarà ora di dire doppiamente basta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...