Diritti Umani

Nobel, roba da femmine

Tawakkul Karman, Leymah Gbowee, Ellen Johnson-Sirleaf

Nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani tre donne con splendidi copricapo colorati, la presidente liberiana, Ellen Johnson Sirleaf, la connazionale creatrice di uno dei movimenti pacifisti più imponenti della storia, Leymah Gbowee, e l’attivista yemenita Tawakkol Karman,  durante la solenne cerimonia che si è svolta oggi a Oslo, hanno ricevuto il premio Nobel per la pace: “Nelle guerre moderne, la maggior parte delle vittime è costituita spesso da civili e molti di loro sono donne e bambini”, ha detto Thorbjorn Jagland, capo del Comitato Nobel norvegese, ricordando come lo stupro sia diventato “parte delle tattiche di guerra” e come le donne siano spesso escluse dai colloqui di pace”. Johnson-Sirleaf e Gbowee “la rossa” hanno contribuito in maniera determinante alla fine del conflitto che da 14 anni devastava la Liberia, mentre Karman ha rischiato la vita per contestare il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, ponendosi alla guida del movimento yemenita costituito sia da uomini che da donne. “Voi rappresentate una delle più importanti forze motrici del cambiamento nel mondo di oggi: la battaglia per i diritti umani in generale e per la parità delle donne e per la pace in particolare”, ha sottolineato ancora Thorbjorn Jagland nel suo discorso. “Vedo all’orizzonte il barlume di un nuovo mondo”, ha detto Karman sottolinenando una comunità occidentale poco attenta alle proteste in Yemen che “non hanno ottenuto la comprensione, il supporto e l’attenzione internazionale delle altre rivoluzioni nella regione”, ha concluso la leader che a giugno ha pubblicato sul New York Time un articolo intitolato “La rivoluzione incompiuta dello Yemen” dove ha attaccato frontalmente gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita per il loro sostegno al regime corrotto di Saleh. “Alzate la vostra voce. Lasciate che sia una voce per la libertà”, ha aggiunto Ellen Johnson Sirleaf che ha augurato una guida femmiile anche alla Casa Bianca.  “Questo premio è  arrivato in un momento in cui le donne, un tempo vittime silenti e oggetto del potere degli uomini, stanno abbattendo i muri delle tradizioni repressive con l’invincibile forza della non-violenza”, ha aggiunto Leymah Gbowee, che nel 2002 fondò Women of Liberia Mass Action for Peace dando vita alle “donne in bianco” rimaste nella storia per lo sciopero del sesso imposto ai mariti affinché facessero pressione per la pace, e che nel 2003 portò una delegazione silenziosa ad Accra, capitale del Gana, per influenzare i colloqui di pace che in quel momento sembravano impossibili, un gruppo di donne vestite di bianco che si mise a sostare davanti al palazzo presidenziale in silenzio fino a quando il veredetto non fu: pace.

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